ARRIVA STEFANO SALVI
Gorizia, Università degli Studi di Trieste 20/2/02
Si Salvi chi può

Elettroshock culturale oggi, all’Università di Trieste, sede di Gorizia.
Giovani inchiodati alle sedie, con le antenne tese, continuamente esortati da Stefano Salvi a rispondere sì-o-no, alla domanda “questo lo sapevate?”
Un urlo alla libertà di stampa e alla verità è diventato uno squarcio sulla realtà delle cose, per decine di studenti, ignari perlopiù delle nefandezze dei potenti nell’ultimo trentennio di storia.
L’indignazione di Salvi per l’iniquità globale è contagiosa, traspare in ogni gesto, in ogni esclamazione, nel tono e nel significato stesso del suo fare informazione e fare luce.
L’esordio è per i giornalisti, quelli che si telefonano per concordare i titoli, che non si muovono dalla scrivania e scrivono sulle immagini delle uniche due agenzie mondiali. Li definisce una categoria di venduti.
“Sono diventato famoso per le domande che faccio”, alias “domande alla Salvi” e s’incazza per i TG rotocalco; è sconcertato dal fatto che nessun giornalista prima di lui abbia tentato di intervistare Enrico Cuccia o di investigare sulle “porcherie di casa nostra”, come titolava il suo primo spettacolo. In questo di oggi, si ha subito l’impressione che le porcherie saranno globali.
Prima fra tutte la manipolazione delle informazioni, dei fatti, della storia. La più becera arroganza occidentale che tiene alla fame quattro miliardi di persone, governa anche tutti gli organi di informazione di massa e Stefano è categorico quando ci avvisa: “ Voi non saprete mai cosa accade nel mondo”.
Salvi sembra investito d’un sacro ardore quando s’inalbera, e s’inalbera continuamente. Si dà dell’ultimo coglione, dice “io non sono bravo, sono gli altri giornalisti ad essere stronzi!”

E’ sbigottito dall’omertà e dall’ignoranza imperanti, non sa farsene ragione, e intanto ci presenta uno dopo l’altro gli scandali top-secret, le statistiche invisibili, gli intrallazzi globali, sempre con documenti alla mano, date, nomi e luoghi.
Quando chiede urlante “Lo sapevate questo? Lo avete mai letto o sentito da qualche parte?”, si alza un coro di NO e la visione del mondo nell’immaginario si trasforma col ritmo incalzante dell’adrenalina di Salvi.
Il giornalismo da palcoscenico diventa teatro con immagini e sensazioni, quando ci racconta l’Iraq, attraverso i ricordi di un viaggio indelebile, nel bunker di Saddam, nel villaggio di fango, negli ospedali, nel deserto radioattivo. E’ come se aver toccato la realtà irachena avesse svegliato in lui questo bisogno di condividerla, di farne tam-tam, di risalire alle cause di un embargo criminale, sottoscritto da paesi cosiddetti civili.
Con Salvi non si sa mai se ridere o piangere, quando impreca, si batte le mani, cammina su e giù, entri nel suo urlo e diventi fiero del tuo astensionismo elettorale, del tuo essere contro, del boycott, come se le sue parole drammatiche dessero conferma all’indignazione verso i potenti del mondo.
Alcuni esempi?
* Il 4% della ricchezza delle 225 PERSONE più ricche del mondo sarebbe sufficiente per il necessario per tutta l’umanità! 
* Uno studio Unesco sulla libertà di stampa pone l’Italia al 40° posto, dopo il 39° Ghana.
* La legge non scritta dell’informazione stabilisce lo spazio da destinare alle notizie: la morte di un minatore inglese equivale a cento cinesi, due francesi a ottanta filippini..

Stefano ripete più volte disgustato che tre quarti di mondo è considerato Merda.
Non c’è scampo, l'urlo che parte dal suo petto sembra annientare la speranza.
Eppure l'incitazione ad indignarsi scuote le giovani coscienze come una sferzata di speranza, come uno schiaffo alla rassegnazione, all'abulia di queste generazioni livellate.
Grazie Salvi.


paola  oea
22.2.02



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