IL CORAGGIO

DI ESSERE SOVRANI

I

Trieste, 26 settembre 2001
Tribunale Penale
Stanza 272

IMPUTAZIONI:
Ingiurie a cariche istituzionali
Danneggiamento a beni pubblici
Resistenza a pubblico ufficiale

IMPUTATO:
Pietro MOLINARI, fondatore del Movimento “Alleanza Dio e Popolo”.
Dopo aver denunciato alla Magistratura, ai Media e agli Organi costituzionali interessati, la flagranza di reato per violazione alla Costituzione, e dopo aver stazionato per anni nelle piazze con un furgone tappezzato di storia e di conoscenza, dopo aver volantinato e megafonato davanti a Palazzi e Chiese, il Molinari decide di occupare il Consiglio Comunale di Trieste insieme ad altri giovani pacifici e di lanciare uova marce al Sindaco.
Accadde il 25 gennaio 1999.

IL PROCESSO
L’aula del Tribunale è fremente, non eccessivamente affollata ma partecipe (dei giovani indossano uno stendardo a difesa della Costituzione), sono presenti anche alcuni dei ragazzi che occuparono il Consiglio col Molinari  -tutti già pienamente e precedentemente assolti -; l’imputato indossa sopra la giacca una t-shirt con stampate le facce di tutte le più alte cariche costituzionali e il mandato di cattura a loro carico per la flagranza di violazione della Costituzione italiana.

A Trieste tutti conoscono Molinari anche se non è chiaro quanti si siano davvero chiesti cosa sta facendo Molinari da anni..

In aula ha comunque modo di esprimersi e l’atmosfera cordiale e rilassata dell’udienza lo vede ribadire le sue ragioni di cittadino sovrano con grande lucidità e serenità.
Egli esprime la necessità di difendere l’ordinamento giuridico calpestato dagli organi costituzionali e rivolge espressi inviti alla Corte ad iniziare questa azione giuridica. L’arringa dell’imputato esordisce così: “Ho messo in atto i reati per cui sono imputato in quest’Aula allo scopo di comparire davanti a questa Corte a deporre le mie dichiarazioni di denuncia e chiederLe di arrestare il presente Pubblico Ministero, in flagranza di reato.”
Secondo Molinari i P.M. sono rei di non aver mai avviato delle indagini per i  reati denunciati platealmente dal Molinari stesso negli ultimi anni, ai Tribunali di mezza Italia, Trieste compresa.

L’omertà dei Media su questo tema giuridico squisitamente italiano (la Costituzione italiana -dice M.- è l’unica al mondo difesa dal Codice Penale, considerando che l’impeachment è una pratica puramente politica), l’omertà non può giustificare il silenzio e l’indifferenza dell’organo costituzionale atto a difendere questo libercolo per cui sono morti milioni di umili eroi ed eroine.
Durante il procedimento viene spesso chiesto ai testi una frase che Molinari conferma di aver pronunciato:
“Criminali! Vi mando tutti in galera, per avere la Costituzione sono morti in tanti, qualcuno di più non fa differenza, io per primo sono pronto.”

Molinari sottolinea il valore giuridico dello Jus italico caduto così in miseria e si appella alla Giustizia, a quella giudice donna così solare, mentre i giovani applaudono come si applaude un Tribuno. La Corte tollera e non nasconde la sua simpatia per l’imputato, infine però ammonisce il clamore dell’Aula pur riconoscendo tutto il nostro appoggio alla causa comune.

I testi che sfilano sono i Vigili più o meno petulanti, in servizio la sera del lancio delle uova, e finalmente riconosco coloro che ci strapparono di dosso i fogli appesi ai giubbotti nel gennaio 99, al Consiglio comunale, violando l’articolo 21 di libertà di espressione (su quei fogli c’erano scritti gli articoli del Codice Penale 55 e 283 e il mitico 383 del Codice di Procedura Penale).
Riconosco che non hanno capito il gesto dell’imputato ma ognuno di loro esprime sottile rispetto per questo anziano signore, ardito e bizzarro, che da solo si mette a difendere la legalità costituzionale e dichiarano unanimemente che l’imputato non aveva posto alcuna resistenza.

Il testimone presidente del Consiglio comunale di Trieste all’epoca dei fatti, parla di Molinari come di un degno soggetto politico e minimizza sui danni alla tenda e all’amplificatore provocati dalle uova lanciate.

Io scatto una foto quando l’avvocato di Molinari consegna al Giudice un plico di denunce ed assoluzioni delle precedenti crociate giuridiche, vengo ammonita ma tollerata.

Nell’arringa finale il Pubblico Ministero decanta le qualità oratorie del Molinari, lo assolve  per i danni e per la resistenza ma chiede venti giorni di carcere per quel “Criminali!” urlato nella sala consigliare.
Infine la Corte si ritira per deliberare, assolverà Pietro Molinari da ogni accusa.
Il Giudice donna sottolinea che per la Corte non si ravvisano reati.

Il processo è chiuso.
Uno dei giovani che indossa lo stendardo si mette a ridere, la Corte esce composta davanti a noi e Ciccio ripete: “è una barzelletta..  è una barzelletta!..”
Ognuno di noi realizza che tirare uova marce alle cariche costituzionali non è considerato reato..
…forse dipende dal movente..

Allora immagino che questi Giudici dal mantelo nero guardino ai loro colleghi della Corte Costituzionale come se da lì arrivasse un segnale, un monito: “non si procede.”
I costituzionalisti italiani, nella miglior tradizione dell’arte della menzogna politica, si aggrappano alle “consuetudini costituzionali”, come se cinquanta anni di storia avessero cambiato i costumi e l’etica per realizzare democrazia e rispettare i diritti umani.
Nella Costituzione non si parla di diritto alla casa ma si va dritti alla dignità dell’essere umano, nei massimi sistemi di fratellanza ed equità si danno per scontati certi dettagli..



Ma quelle stesse consuetudini costituzionali sono quelle che fanno cadere i governi ogni nove mesi, fanno lievitare gli affitti delle case, fanno ingrassare gli stipendi e i privilegi di migliaia di parolai.
In quest’Italia c’è qualcuno però che vede in queste consuetudini delle Violazioni che il Popolo Sovrano può (art.383 c.p.p.) e deve denunciare ed arrestare, con o senza la Magistratura.


paola gandin



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