PASSAGGIO AD AVALON
10-11 MARZO 2001
Il sogno dischiuse le ali e il viaggio ad Avalon attraversò la mia vita, entrai nelle nebbie umide ed un focolare m’accolse.
Quando arrivammo ad Avalon, Maria Roberto Gilberto Jon ed io, entrai nella grande cucina dove molte donne impastavano il pane. M’apparvero come il set d’un film d’altri tempi con i colori e le fogge degli abiti umili ma duemileggianti, che mi riportarono a sentire i sorrisi e sintonizzare gli sguardi. Il cambiamento di ritmo che avvertii nella cucina, in una moviola rallentata di immagini, sembrò rilassare la tensione del viaggio.
Viaggiare con una bimba di quattro anni ti porta a parlare in continuazione su ciò che succede, su infiniti perché, ti ritrovi a descrivere il mondo ad alta voce e quelle donne descrissi a Maria come bellissime.
Ci indicarono la via per unirci al raduno, alla festa, ad il cerchio, che m’apparve, sotto il grande telone, come dentro una bolla sospesa nel Vuoto.
Cercai volti, intanto tutta la meraviglia di Maria mi appartenne e germogliò sulle labbra di Anna, alla quale ero ormai accanto e la sua pura gioia di vedermi stava sfociando in ripetuti baci intermittenti, vibranti nel cuore. Mi trovavo ai margini d’un largo cerchio nel quale passava di mano in mano un bastone ricurco a tre braccia, stupendo.
Una spirale sembrò assorbirmi e le voci di ognuno e i bimbi ed il fango, l’abbraccio di Mario, il riso integrale, gl’incontri, la nostalgia di chi non trovavo nel cerchio di Avalon, durante la festa della Luna di Marzo, Duemila1.
Avalon, terra di frontiera come nella Tradizione, Avalon, porta della coscienza di Gea, della Grande Madre, Avalon ed Edda.
La purezza e l’ispirazione di una bambina che vive ad Avalon ha rapito il cuore e la mente, sono imbevuta della sua saggezza e del suo Amore per Madre Natura; gli interventi di Edda nel cerchio sono attimi di Eternità.
Finalmente sbarcata dagli Elfi, nel cerchio la focalizzazione è sul mondo, il pianeta intero è dentro quel bastone. Dimentica di me stessa, della mia valigetta di dispense intrise di sogni, non raccontai una storia legata al mio cuore elfico, seppur balenatami più volte. E la racconto ora, ricordando Avalon.
Otto anni fa, disoccupata-alienata-schizzata-nauseata-inchiostrata, decisi di lasciare tutto e andare dagli Elfi ma un fatale incontro mi fermò; iniziò la Rivoluzione con Robi Hood, iniziò quella strada che oggi con Robi Hood mi porta dagli Elfi, ad imparare e a portare.
Amplificando i nostri aneliti di pace e di armonia.
In questa settimana di digestione-Avalon, ne parlo con amici, parenti e conoscenti, parlo di paese di frontiera che mi ha trasmutata come si parla di un viaggio in terre lontane.
Racconto del cerchio di Sole sui villaggi, sugli eco-villaggi, il bioregionalismo, i villaggi di Luce, nato la domenica mattina, anniversario della mia nascita e giorno della citazione ad Eileen Caddy sull’appello del Villaggio di Luce.
Anna mi fa aprire il cerchio ed io comicio a dare tutto per scontato. Credetti che ognuno sapesse chi fossi e come nacque e perché l’idea di Villaggio di Luce. Fui lapidaria sul tempo dell’Urgenza, sulla necessità di diventare operativi ed efficienti per la maturazione del progetto, portai quel Cappello Magico spedito in rete per invitare alcune persone ad Avalon a fare cerchio.
La lotta solitaria negli anni può trasformare il poeta in guerriero e la sua spada di luce può diventare affilata logica o ardore nel Fare.
Il bastone continuò il suo viaggio circolare, carico come lo scroscio d’acqua che dal telone si riversava a terra la sera prima, pregno d’ogni energia e colore, ognuno visualizzava villaggi di pace, o portava il villaggio vivente sulla propria pelle. Tutti gioivano di poterne parlare, con la serenità di guardare al futuro, di intervenire nella realtà, di incarnare i propri ideali ispirati all’Amore Universale, senza luoghi comuni o dottrine, ma con la sostanza dell’essere Uno.
Quando riabbracciai il bastone ero barcollante, ebbra d’energie e capii che davvero non mi ero presentata, entrai nell’espansione di me, aprendo ogni varco al mio io più profondo, al centro di me, focalizzata in quel cerchio. L’idea di Villaggio, il mio anelare a fondare una comunità divennero causa ed effetto di una volontà che non era più solo divina, ispirata e cruciale ma anche bisogno intimo dell’Ego di vivere una vita scelta.
E mossi in un pianto accorato e silenzioso, appoggiai la mia fronte al bastone, mi sembrò che tutto il dolore vi si scaricasse fino al centro della Terra, purificandosi come Fenice.
Mi riecheggiano ancora le mie parole: <mi manca il tempo per scrivere> <io cerco persone ispiranti e le cercherò e le scoverò, ad Avalon ne ho incontrate>
Il bastone e le lacrime arrivarono in altre mani e il villaggio lo sentii più vicino.
Il sole intanto scottava, con Maria al fiume abbiamo incontrato un cavallo, il cerchio vibrava e invadeva la valle, dagli OM di chiusura sentii salire una vibrazione e la vidi espandersi sul pianeta come cerchi nell’acqua, diceva: “Pace in Terra, Pace in Terra, Pace in Terra”.
Quando parlo del mio viaggio ad Avalon parlo dell’umiltà, della semplicità, di genuinità, parlo di Edda, ricordo le Silfidi che abbiamo salutato di notte nell’uliveto, rivivo la condivisione, i sorrisi, le danze, la leggerezza del cuore, ripenso anche al pianto di Shari nella notte, all’ululato d’un lupo alla Luna, vivo la pienezza d’un sogno che si rafforza, odo i poemi di Edda alla Terra, vedo Maria giocare coi rami d’ulivo, e vedo me, quanto di me è rimasto ad Avalon.
paola
19.3.2001
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