Sento, dunque sono

<1990-94>

 SENTO,

> Un’altra porta  > La figura del silenzio > La pelle del Mammuth > Neppure un soffio d’eco > Infatti non ci dissero nulla > Testimoni > Il teorema del Disordine> Vibrazioni

DUNQUE

> Rabbia mattutina > Diallèli > Le parafrasi delle crisalidi > L’Angelus > Fattori esogeni > Cozzerò ancora > Il sasso > Macedonia

SONO

> Il mondo > Lo zero dei desideri > Equazioni d’assoluto > Risvegli

 

<<< >>>

 

SENTO,

 

UN’ALTRA PORTA

 

Attanagliata

dai significati

- sillabe incollate a caso -

soccombo alle prime cinque porte

dei sensi

Oltre la barriera

ricordi senza memoria

bit socchiusi sul binario

 

un’altra porta.

 

 

 

LA FIGURA DEL SILENZIO

 

La figura del silenzio

diventa latte materno

nell’onda nuova

d’un ritrovato verso

d’Assoluto acceso.

 

Che le nostre menti si tocchino.

 

 

 

A PELLE DEL MAMMUTH

 

Dal greco

o dal latino

Mammuth non si disse

Dalla sfrenata biofilia

partoriti

ecco

filamenti

di prana

s’allontanano

da questa moltitudine,

leggendo dal greco

autokeiria.

 

 

 

NEPPURE UN SOFFIO D’ECO

 

Gioiosi canti

di là dal cosmo vostro noto

miserrimi pianeti senza orecchie

voi non udite

voi non partecipate

 

Dei gioiosi canti

      io vi narro

di quanta melodiosa armonia

vi è negata

 

Chiusi gli animi

serrati gl’occhi

né per volizione

né per costrizione

- del vostro anelar io conosco -

E’ che la terra vostra

diviene un’isola invisibile

sospesa nel temibile isolamento

come fortino

che aspetti l’assalto

E dei gioiosi canti

neppure un soffio d’eco.

 

 

 

INFATTI NON CI DISSERO NULLA

 

Infatti non ci dissero nulla e rimanemmo    

                                                       inchiostrati 

nella stessa saliva frettolosa

ed opaca che nell’essere sintesi di me

non conosce la struttura del mio sangue.

 

Me ne sto accullata ad ascoltarvi

non so dire quali voci

arrivino dal quarzo

ma qualcosa mi nasconde da me stessa

 

nell’ozono / gioventù senza rimorsi.                   

 

 

 

TESTIMONI

 

Mi chiamo

nella caverna

paleolitica

dell’uomo

nell’ora

della tragedia

televisiva

dove lo spazio

ci è negato.

 

 

 

IL TEOREMA DEL DISORDINE

 

Confinando

il Maggior Disordine

laddove regna il Disordine

noi creiamo

ciò che definiamo

l’Effimero Smarrimento

 

Non solo in base

all’apparente mancanza d’Ordine

ma per l’immanente svolta

di fine millennio

 

Senza capire che

l’incontrollabile

non si può confinare

nowhere



Qualcuno definisce ciò

l’inqualificabile

Destino dei Destini

Off limits.

 

 

 

VIBRAZIONI

 

l’Om della campana

nelle mezzore

mi consola il cuore

 

A mezzanotte

mi disintegra

le carni.

 

 

DUNQUE

 

RABBIA MATTUTINA

 

Non ti dico

mai

E’ rabbia mattutina

si è dissolto un altro sogno..

 

Come  la gabbia al Luna Park

da sola

senza scampo.

 

 

 

DIALLèLI

 

Distante quanto non riesca

        più a credere

di continuare a credere

scivolando dalle bramosie

                 all’armonia

Dio d’Amore

da continuare a credere.

 

 

 

LE PARAFRASI DELLE CRISALIDI

 

Le parafrasi delle crisalidi

particolarmente incalzanti

ma nessuno

distrasse i poeti.

 

Le loro medesime inculcanti convinzioni

non sollevano la polvere

altrettanto impetuosamente

di quanto ci riesca

questa nausea.

 

Riposi la mente

all’ombra delle gentilezze.

 

 

 

L’ANGELUS

 

Che dire?

Giacché il pensiero

non supera il significato

dimmi

cosa resta da comunicare?

Forse il mio nome?

Io sono.

Che dire ai filosofi di mille millenni?

Rovistate ancora

nei Sé, negl’incauti io di porcellana

Impastate le mani

nel groviglio di Psiche

e ne uscirete morti

come morti siete.

Che dire ai poeti illustri?

E’ forse l’Arte

mezzo di Verità

per scellerati che ne fanno stile?

Mangiate i vostri fogli

d’inchiostro amaro

e ne uscirete vivi

come di Vita ebbri siete.

Alfine che dire ai profeti?

Quando di luce che brilla e non abbaglia

si sono intrisi

Stupefatti, sventolate gl’ispirati tomi

e ne uscirete esausti

come di esausta Volontà

voi siete nati.

 

 

 

FATTORI ESOGENI

 

Lasci vanamente i silenzi delle tue immaginazioni

nel rincorrere nuovi -oh Cristo- rinnovati

indecifrabili patemi

Rieccomi

Tu non conosci la sotterranea impetuosa

nostra di poesia

Nel vederla corrotta dalle mie stesse ambiguità

nel guardarmi lucida

nel toccarmi

scivolo col suono del suo mantra

 

non c’è riverbero a questi tramonti

mentre filosofare dà sicurezze illuminanti

 

La nostra giovane età

non ci rende giustizia

m’incastro nelle sinapsi

Quand’altro non c’è

quand’altro non s’avvererà

nella povertà che mi aspetto dal mio secolo

non c’è luce

 

 

 

COZZERO’ ANCORA

 

Cozzerò ancora

contro l’insolenza l’indolenza

l’inverecondia

di questi ciechi

informi parolai

sguazzanti nel possesso

dello scoglio

 

Liberatevi

 

 

 

IL SASSO

 

Sasso nel cielo

oltrepassa la frontiera

Si scorgono le nuvole

delle incertezze

i Messia dell’Illusione

i rituali ripescati

Quand’anche un sasso

saprebbe dire il suo futuro

la tua fede non ti reggerà

se temerai ti ricada sulla testa.

 

 

 

MACEDONIA

 

Prugne secche

i nostri cuori

o come quelle bacche

dilaniate dentro la loro stessa grappa d’esistere

 

Arachidi sottovuoto spinto

i grumi del nostro cervello

o come la buccia d’arancia

quando la strizzi negli occhi di qualcuno

 

Grappoli d’uva sul piatto e i moscerini

le nostre mani

o come pungiglioni d’ananas

perfettamente affettati dentro un barattolo di latta

 

Nocciolo di ciliegia

il nostro ombelico

o come il desiderio di slegarlo

e conficcare il dito nella marmellata

 

Intanto mi scotto

con le castagne di parole

centellinando sidro

evaporando me

 

Non ho mai assaggiato il mango

 

 

SONO

 

IL MONDO

 

Rimossi le catene

del pozzo

e percorrendo come

acrobata

dentro una scatola cinese

entrai per quel ventaglio

Varcai la soglia

dove ogni cosa diviene piuma..

 

E’ una conchiglia!

 

 

 

COME LO ZERO

 

      Come lo zero

      dei desideri

ripartirò dal paterno cerchio magico

             della pupilla

mentre gli spigoli del boulevard

puntellano lo scheletro

di Sintonia e d’Amore arduo

mi nutro

con la potenza dei sensi

la nudità dei corpi

      Mi piove di luce.

 

 

 

EQUAZIONI D’ASSOLUTO

 

D’algebre di cui memoria

seppellisce

incognite

riemergono stanotte

punti vuoti

fluidi, galleggianti

Si sommano ad un attimo

procreano una retta

infinite rette

Attorcigliata senza tempo

sto per naufragare

in enne dimensioni

 

 

 

RISVEGLI

 

Quando l’affinità attanaglia

qualsiasi aliena mi si volatizza addosso

ai concreti istanti

riunisco i pori in una sola ala

 

Rinascere

silenziosi

risalire quel guado di perpetua vibrazione avvolto

immaginando lo stesso stupore

d’identità

che a stagioni ci visita

incommensurabile-latente-stuccante

 

 

 

Torna a POESIA

HOME PAGE