Sento, dunque sono
SENTO,
> Un’altra porta > La figura del silenzio > La pelle del Mammuth > Neppure un soffio d’eco > Infatti non ci dissero nulla > Testimoni > Il teorema del Disordine> Vibrazioni
DUNQUE
> Rabbia mattutina > Diallèli > Le parafrasi delle crisalidi > L’Angelus > Fattori esogeni > Cozzerò ancora > Il sasso > Macedonia
SONO
> Il mondo > Lo zero dei desideri > Equazioni d’assoluto > Risvegli
<<< >>>
SENTO,
Attanagliata
dai significati
- sillabe incollate a caso -
soccombo alle prime cinque porte
dei sensi
Oltre la barriera
ricordi senza memoria
bit socchiusi sul binario
un’altra porta.
La figura del silenzio
diventa latte materno
nell’onda nuova
d’un ritrovato verso
d’Assoluto acceso.
Che le nostre menti si tocchino.
Dal greco
o dal latino
Mammuth non si disse
Dalla sfrenata biofilia
partoriti
ecco
filamenti
di prana
s’allontanano
da questa moltitudine,
leggendo dal greco
autokeiria.
Gioiosi canti
di là dal cosmo vostro noto
miserrimi pianeti senza orecchie
voi non udite
voi non partecipate
Dei gioiosi canti
io vi narro
di quanta melodiosa armonia
vi è negata
Chiusi gli animi
serrati gl’occhi
né per volizione
né per costrizione
- del vostro anelar io conosco -
E’ che la terra vostra
diviene un’isola invisibile
sospesa nel temibile isolamento
come fortino
che aspetti l’assalto
E dei gioiosi canti
neppure un soffio d’eco.
Infatti non ci dissero nulla e rimanemmo
inchiostrati
nella stessa saliva frettolosa
ed opaca che nell’essere sintesi di me
non conosce la struttura del mio sangue.
Me ne sto accullata ad ascoltarvi
non so dire quali voci
arrivino dal quarzo
ma qualcosa mi nasconde da me stessa
nell’ozono / gioventù senza rimorsi.
Mi chiamo
nella caverna
paleolitica
dell’uomo
nell’ora
della tragedia
televisiva
dove lo spazio
ci è negato.
Confinando
il Maggior Disordine
laddove regna il Disordine
noi creiamo
ciò che definiamo
l’Effimero Smarrimento
Non solo in base
all’apparente mancanza d’Ordine
ma per l’immanente svolta
di fine millennio
Senza capire che
l’incontrollabile
non si può confinare
nowhere
Qualcuno definisce ciò
l’inqualificabile
Destino dei Destini
Off limits.
l’Om della campana
nelle mezzore
mi consola il cuore
A mezzanotte
mi disintegra
le carni.
DUNQUE
Non ti dico
mai
E’ rabbia mattutina
si è dissolto un altro sogno..
Come la gabbia al Luna Park
da sola
senza scampo.
Distante quanto non riesca
più a credere
di continuare a credere
scivolando dalle bramosie
all’armonia
Dio d’Amore
da continuare a credere.
Le parafrasi delle crisalidi
particolarmente incalzanti
ma nessuno
distrasse i poeti.
Le loro medesime inculcanti convinzioni
non sollevano la polvere
altrettanto impetuosamente
di quanto ci riesca
questa nausea.
Riposi la mente
all’ombra delle gentilezze.
Che dire?
Giacché il pensiero
non supera il significato
dimmi
cosa resta da comunicare?
Forse il mio nome?
Io sono.
Che dire ai filosofi di mille millenni?
Rovistate ancora
nei Sé, negl’incauti io di porcellana
Impastate le mani
nel groviglio di Psiche
e ne uscirete morti
come morti siete.
Che dire ai poeti illustri?
E’ forse l’Arte
mezzo di Verità
per scellerati che ne fanno stile?
Mangiate i vostri fogli
d’inchiostro amaro
e ne uscirete vivi
come di Vita ebbri siete.
Alfine che dire ai profeti?
Quando di luce che brilla e non abbaglia
si sono intrisi
Stupefatti, sventolate gl’ispirati tomi
e ne uscirete esausti
come di esausta Volontà
voi siete nati.
Lasci vanamente i silenzi delle tue immaginazioni
nel rincorrere nuovi -oh Cristo- rinnovati
indecifrabili patemi
Rieccomi
Tu non conosci la sotterranea impetuosa
nostra di poesia
Nel vederla corrotta dalle mie stesse ambiguità
nel guardarmi lucida
nel toccarmi
scivolo col suono del suo mantra
non c’è riverbero a questi tramonti
mentre filosofare dà sicurezze illuminanti
La nostra giovane età
non ci rende giustizia
m’incastro nelle sinapsi
Quand’altro non c’è
quand’altro non s’avvererà
nella povertà che mi aspetto dal mio secolo
non c’è luce
Cozzerò ancora
contro l’insolenza l’indolenza
l’inverecondia
di questi ciechi
informi parolai
sguazzanti nel possesso
dello scoglio
Liberatevi
Sasso nel cielo
oltrepassa la frontiera
Si scorgono le nuvole
delle incertezze
i Messia dell’Illusione
i rituali ripescati
Quand’anche un sasso
saprebbe dire il suo futuro
la tua fede non ti reggerà
se temerai ti ricada sulla testa.
Prugne secche
i nostri cuori
o come quelle bacche
dilaniate dentro la loro stessa grappa d’esistere
Arachidi sottovuoto spinto
i grumi del nostro cervello
o come la buccia d’arancia
quando la strizzi negli occhi di qualcuno
Grappoli d’uva sul piatto e i moscerini
le nostre mani
o come pungiglioni d’ananas
perfettamente affettati dentro un barattolo di latta
Nocciolo di ciliegia
il nostro ombelico
o come il desiderio di slegarlo
e conficcare il dito nella marmellata
Intanto mi scotto
con le castagne di parole
centellinando sidro
evaporando me
Non ho mai assaggiato il mango
SONO
Rimossi le catene
del pozzo
e percorrendo come
acrobata
dentro una scatola cinese
entrai per quel ventaglio
Varcai la soglia
dove ogni cosa diviene piuma..
E’ una conchiglia!
Come lo zero
dei desideri
ripartirò dal paterno cerchio magico
della pupilla
mentre gli spigoli del boulevard
puntellano lo scheletro
di Sintonia e d’Amore arduo
mi nutro
con la potenza dei sensi
la nudità dei corpi
Mi piove di luce.
D’algebre di cui memoria
seppellisce
incognite
riemergono stanotte
punti vuoti
fluidi, galleggianti
Si sommano ad un attimo
procreano una retta
infinite rette
Attorcigliata senza tempo
sto per naufragare
in enne dimensioni
Quando l’affinità attanaglia
qualsiasi aliena mi si volatizza addosso
ai concreti istanti
riunisco i pori in una sola ala
Rinascere
silenziosi
risalire quel guado di perpetua vibrazione avvolto
immaginando lo stesso stupore
d’identità
che a stagioni ci visita
incommensurabile-latente-stuccante