DISINTOSSICARSI DAL CATECHISMO CATTOLICO
ANALISI CRITICA E SPIRITUALE AL CATECHISMO
DELLA CHIESA ROMANA APOSTOLICA,
FONDATRICE DEL CATTOLICESIMO
Premessa
E' stato un impulso, una pulsione dal profondo a muovermi su questo tema.
Commentare il Catechismo che per quarant'anni ha influenzato il mio pensiero, la concezione di vita e di morte ed un mondo inconscio infantile coi suoi sacramenti impostimi, significa “buttar fuori”, come se la catarsi fosse finita e le elaborazioni interiori volessero espellere le tossine di autoritarismo paternalistico, nei secoli dei secoli..
Dal titolo sembra voglia impostare la cosa come un manuale, in realtà non ho ancora iniziato a cimentarmi e non c'è stata lettura preventiva, ogni articolo del catechismo cattolico susciterà in me una reazione di getto inedita.
Prenderò in analisi sia il Catechismo completo del 1992, sia il Compendio tascabile del 2005.
Non voglio spendere troppe parole nella premessa-rigurgito, ma solo accantonare per un attimo l'infinita comprensione dei processi storici dell'umanità, la compassione per ogni creatura vivente ed ogni altra visione universalistica, atemporale, multidimensionale..
Entrare passo passo nel Catechismo scritto e analizzare razionalmente ogni virgola significa per me ribadire la libertà di coscienza e prevenire la caccia alle streghe nel Quinto Mondo, dove il cattolicesimo recluta nuovi adepti.
E' venuto il momento che le menti semplici come può essere la mia, riconoscano i condizionamenti nefasti della propria religione di Stato. Qui in Italia siamo il gregge in prima linea, l'ingerenza cattolica impera e per noi italiani è davvero più arduo uscire da certi paradigmi del vecchio mondo.
Tenterò col mio linguaggio comune non dotto, e con il confronto diretto col Catechismo di raccontare come sia riuscita a disintossicarmi dall'oppio dei popoli e a riconoscere “apostoli” al di fuori di qualsiasi chiesa.
Naturalmente risalterà la mia personale concezione religiosa, in effetti sto scrivendo più per me stessa.. se non risuona con voi lasciatela andare e seguite solo la vostra Fonte.
paolaics
Monfalcone, 7 Giugno 2004
Fonte: http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_P1.htm
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
PREFAZIONE
“Padre... questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (⇒ Gv 17,3). “Dio, nostro Salvatore, ... vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” ⇒ 1Tm 2,3-4). “Non vi è... altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (⇒ At 4,12) che il Nome di Gesù.
Una prefazione fatta di citazioni evangeliche, la prima delle quali nientemeno che giovannea.. un'estrapolazione che muove il suo intento a far anelare a vita eterna e a riconoscere il vero in Cristo. Dal Vangelo ci sarebbero migliaia di citazioni da prendere a incipit, il farlo con la parola “Padre” ci mette subito davanti l'aspetto maschile della manifestazione fisica e metafisica. Una visione monca.
Un approccio che induce il “fedele” ad immaginare la figura paterna la quale, per lunghi millenni, è stata intimidatoria e inquisitrice, simbolo di tutta l'aggressività del Maschile.
“L'unico vero Dio” s'impone e manda emissari come se si trattasse di un'Entità a se stante da noi ma della quale dobbiamo avere conoscenza, secondo il catechismo cattolico <c.c.> , senza capire in che modo venirne a conoscenza. La metologia di studio è riservata al dogma “Io credo”, il mantra iniziale che ci mette già al muro.
La premessa prosegue con i primi catechisti, Gesù è già morto, sepolto e resuscitato che i primi preti dettano le loro personali rivelazioni.
“Dio” diventa “Salvatore” e quindi ciò sottointende che dobbiamo essere salvati da qualcosa o qualcuno e ci mettiamo subito in una posizione di all'erta, di disagio, più disponibili alla protezione influente che possa salvaguardarci.
Ma da che cosa? Da noi stessi che ci allontaniamo dal nostro sentire per abbracciare apparenti sicurezze? Da qualche male oscuro? Ce lo dicano per favore! Dobbiamo essere salvati dalla punizione o dal nostro karma?
Questo “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati” e, a parte il fatto che si continua ad ignorare da che cosa, si noti che le signore donne ne sono bell'e che escluse.
La salvezza di Eva non è così scontata, forse dovrà pagare ancora qualche millennio la sua leggerezza? Ma questa è un'altra storia da scriverci un manuale per l'assoluzione di Eva..
Seconto I Timoteo anche la conoscenza della Verità è riservata ai maschietti.
Conoscenza-Verità, le colonne portanti di ogni filosofia vengono liquidate come volontà superiore e non come ricerca interiore.
Si presume peraltro che tutto ciò che questo Dio onnipotente vuole, così sia, pertanto siamo tutti già salvi e a conoscenza della Verità.
E' interessante constatare che nella prefazione al c.c. non si esprima una universale concezione del Divino quanto si divinizzi puramente la figura di Gesù, Avatar fra gli Avatar, e unico mezzo di salvezza per i comuni mortali.
In Atti 4, 12 si ribadisce che sotto il cielo c'è un “Nome” che salva gli “uomini”, nome scritto maiuscolo che all'unico vero Dio non viene riservato (“che conoscano te”) risaltando così la centralità di Gesù e quindi della Chiesa che i suoi apostoli avrebbero fondato, ovvero la Chiesa Cattolica.
Che il Maestro, detto il Cristo, ci abbia fornito ampia ispirazione per salvarci dal nostro ego è certamente vero e verificabile, ma purtroppo l'impostazione del c.c. presuppone un totale abbandono fideistico a scapito di un lavoro individuale di evoluzione e dalla premessa appare chiaro che nessuno potrebbe nemmeno anelare ad eguagliare Gesù, ereticamente detto Unigenito di Dio.
I. La vita dell'uomo - conoscere e amare Dio
1. Dio , infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l'uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Per questo, in ogni tempo e in ogni luogo, egli è vicino all'uomo. Lo chiama e lo aiuta a cercarlo, a conoscerlo, e ad amarlo con tutte le forze. Convoca tutti gli uomini, che il peccato ha disperso, nell'unità della sua famiglia, la Chiesa. Lo fa per mezzo del Figlio suo, che nella pienezza dei tempi ha mandato come Redentore e Salvatore. In lui e mediante lui, Dio chiama gli uomini a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e perciò eredi della sua vita beata
E' sconvolgente trovarsi di fronte ai grandi dogmi della Chiesa Cattolica e, in linea di massima anche delle altre chiese cristiane, ridotti a tali banalità, a postulati senza radici, a una fede data per scontata senza analisi e filosofia.
Dire che Dio è “infinitamente perfetto” è quanto di più fuorviante possa venire impresso nella mente dei bambini e delle menti semplici, agli animi tiepidi o, qualcuno direbbe, ai “corpi docili”.
Il concetto morto di “perfezione” preclude il cammino stesso di Evoluzione, significa affermare la fine di un processo.
Risulta anche essere la prima contraddizione sostanziale, foriera di dubbi e confusione, se ci rifacciamo al versetto biblico “fatti a mia immagine e somiglianza” e quindi “infinitamente perfetti e beati”. Visto che tali non veniamo ritenuti si allude che questa somiglianza sia da attribuire a un aspetto di noi inconoscibile e alieno, allusione questa, che diventa fonte di grande frustrazione interiore.
E' fondamentale che io chiarisca il concetto di perfezione per non essere messa al rogo come blasfema e lo faccio con le parole del Tantra, citando Osho che scrisse:
“E' perché noi pensiamo alla perfezione come qualcosa di definitivo, qualcosa che ha raggiunto il suo completo sviluppo e non può crescere oltre. Ma una tale perfezione è una perfezione morta, se non può crescere oltre, è una perfezione morta. Dio non è perfetto a quel modo: Dio continua a crescere. E' perfetto, nel senso che non gli manca nulla; ma va di perfezione in perfezione, continua a crescere. E' evoluzione: non dall'imperfezione alla perfezione, ma dalla perfezione a una perfezione sempre più perfetta.”
Da questo ribaltamento di paradigma si giunge alla concezione di co-creazione, ovvero alla nostra attiva partecipazione all'evoluzione del manifesto. S'intende qui includere il concetto di immanenza intrinseco nell'esistenza e certamente oscurato nel c.c..
La Chiesa afferma che da Dio veniamo e a Dio torniamo, quello che accade nel frattempo poco conta per i catechisti cattolici, la vita si riduce a una stazione dove soffermarsi ignari dell'itinerario e del senso stesso del viaggio.
A prescindere dal fatto che l'Universo permea ogni dimensione vibratoria e che, se vogliamo chiamare Dio questa totalità, non c'è davvero scampo, vogliamo almeno dargli un senso?
L'ideologia creazionista e fideistica ha portato solo danno, soprattutto se impostata in maniera così degradante per l'essere umano che, con la scusa dell'umiltà, si è visto togliere tutto il potere creativo, afflitto, ribelle o crogiolato in questo destino preconfezionato dai preti.
Liberarsi da questa pochezza senza voler diventare onnipotenti, è uno dei primi ardui passi da intraprendere per liberarsi dai condizionamenti atavici cattolici.
Sentirsi co-creatori della realtà temporale ci sbarazza sia degli alibi ipocriti sia della profonda frustrazione, ma soprattutto ci rende responsabili e coscienti delle nostre azioni, in una centratura di mente e cuore, col discernimento della luminosa intelligenza.
Tutto ciò si riassume nella fatalistica attitudine cattolica a stravolgere la verità interiore a pro di un calcolato intento di ridurre l'umanità all'impotenza.
Il primo comma recita quindi che Dio, “infinitamente perfetto e beato in se stesso” ci ha creati “liberamente” per un disegno di pura bontà” per renderci partecipi della Sua vita beata.
Fa qui sorridere quel “liberamente”, come se Dio/Dea avesse bisogno di dispense particolari per manifestarsi, e comunque “ci ha creati” con lo scopo benevolo di renderci partecipi.
Qui finalmente si accenna a una partecipazione umana, si intravede come lo spirito religioso porti all'elaborazione del proprio sentire interiore. Purtroppo però la continuazione del periodo induce pesantemente a credere che senza il supporto esterno del Dio trascendente-Dio creatura, saremmo alla stregua di amebe rintronate.
Resta infatti sempre sottointesa la trascendenza e negata l'immanenza. Da qui la naturale conseguenza della cieca e totale fiducia nella Chiesa Cattolica che gli esseri umani dovrebbero riconoscere come interprete del Divino assoluto in terra.
Affermare che solo per mezzo del Redentore Gesù l'umanità possa conoscere e sperimentare l'Unità, significa negare a miliardi di persone di altre culture questo privilegio.
Significa innescare una competizione religiosa basata sulla supremazia di un credo anziché un altro, seppur monoteista ma che riconosce la grandezza di altri Maestri spirituali vissuti in tutte le epoche e a tutte le latitudini.
Questa la base del c.c. che per concludere in bellezza il suo incipit ci bolla come “figli adottivi”, dei trovatelli riconoscenti per un'eredità di una beatitudine che non troveranno mai, schiacciati dalla castrazione di essere orfani comunque sia.-
2. Affinché appello risuonasse per tutta la terra, Cristo ha inviato gli Apostoli che aveva scelto, dando loro il mandato di annunziare il Vangelo: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (⇒ Mt 28,19-20). Forti di questa missione, gli Apostoli “partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano” (⇒ Mc 16,20).
Questo secondo punto tende a sottolineare l'investitura della Chiesa in un processo di cristianizzazione mondiale, inneggiando il pensiero-unico, negando che la Verità usa miliardi di vie per svelarsi. Se è vero che Gesù disse io sono la Via, la Vita, la Verità e se è anche vero, come scrisse Dostoevskji che se provassero che Dio è fuori da Gesù preferirei stare con Gesù piuttosto che con Dio, è anche vero che nessuno è uguale a nessuno. Quindi Gesù indusse nell'annientamento dell'io, dell'affermazione di sé in quanto esseri divini al suo pari.
Interpretando questa sua superiorità gerarchica, che peraltro si può ben che accettare vista la sua statura, si nega però l'incommensurabile varietà di identità manifeste, ognuna delle quali tesa a una perenne ricerca di beatitudine, benessere, benevolenza. Proiettare questo anelito nella devozione totale e nell'imitazione di un grande Maestro è segno di immaturità spirituale, di ignoranza o di ripiego alle proprie castrazioni sociali e oppressioni economiche.
Non so se Gesù disse “andate e ammaestrate”, si pone sempre la spinosa questione delle traduzioni, comunque sia qualcuno cominciò a divulgare i suoi insegnamenti, le sue parabole e i suoi prodigi con la materia, facendo risuonare il suo nome in ogni angolo del pianeta. Molte chiese parlano per suo nome, ognuna lo vuole in esclusiva ma non dimentichiamo che molte altre chiese parlano per nome di altri maestri, portatori dello stesso Dio d'Amore e con un linguaggio consono alla forma mentis di altri popoli. Ma vedremo più avanti il concetto di Coscienza Cristica, comune a tutti gli Avatar e destinata a incarnarsi in un'intera umanità di Avatar.
Se vogliamo discostarci dall'analisi delle virgole per un attimo e guardare la storia con sufficiente distacco critico, potremmo notare come l'evangelizzazione abbia raggiunto davvero molte terre, molti popoli. In questo processo possiamo leggerci due risposte:
La figura del Cristo doveva diffondersi con qualsiasi mezzo nel mondo e, attraverso la conoscenza dei Vangeli ogni cultura avrebbe messo a fuoco quella che è la Coscienza Cristica.
Evangelizzare ha significato di estendere l'influenza e il potere temporale dell'istituzione Chiesa a tutto il pianeta.
Certamente la Chiesa Cattolica e tutte le sue missioni hanno risposto alla prima ipotesi, più coi catechismi che coi Vangeli. Hanno di fatto trascurato di mostrarci cosa significhi “Figlio” dichiarandoci orfani e “Spirito Santo”, con la solita superficiale attitudine di imporci dogmi preconfezionati.
Se la storia ci ha portati a vedere crocifissi horror in ogni paese del mondo, significa che la diffusione della Chiesa Cattolica ha privilegiato la seconda ipotesi, alimentando la cultura del dolore e del senso di colpa, ottimo substrato emotivo per i sudditi.
In quanto agli apostoli mi risulta che , seppur le presunta ossa di Pietro siano sepolte sotto il Vaticano, un tale Paolo di Tarso abbia dato inizio all'impero Vaticano e lo abbia fatto con i metodi di un prete e non di un apostolo.
Certo non sta a me giudicare tale San Paolo, ma sono stanca di veder oltraggiato il nome di Gesù da migliaia di frange cristiane e confessioni “talebane”, che come comari ne strappano le vesti per accapparrarselo.
3. Coloro che, con l'aiuto di Dio, hanno accolto l'invito di Cristo e vi hanno liberamente risposto, a loro volta sono stati spinti dall'amore di Cristo ad annunziare ovunque nel mondo la Buona Novella. Questo tesoro ricevuto dagli Apostoli è stato fedelmente custodito dai loro successori. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a trasmetterlo di generazione in generazione, annunziando la fede, vivendola nell'unione fraterna e celebrandola nella Liturgia e nella preghiera [Cf ⇒ At 2,42 ].
Ci sono tre elementi portanti in questo 3° paragrafo dell'introduzione al c.c..
Il primo è la constatazione dell'esorbitante numero di individui che hanno cercato e cercano salvezza in Cristo, chi per comunione nel Dio d'Amore, chi per paura dell'inferno.
Il secondo elemento da analizzare è la trasmissione della Conoscenza intesa come dottrina segreta (in effetti ci sono voluti gli Anabattisti e Lutero per tradurre le Scritture dal latino).
Quel “annunziando la fede” diventa uno sfoggio canonico, un continuo raccontare cosa predicò il Cristo, citando pure suoi aforismi ma senza necessariamente incarnarli.
Come i Testimoni di Geova che fanno a gara per chi impara a memoria capitoli e versetti..
Ma se io parlo anche per 24 ore di cosa significhi essere illuminati e di come si può raggiungere l'illuminazione, questo non significa che io sia illuminata e quindi farei forse meglio a tacere..
Il terzo elemento è la Liturgia, questo retaggio primitivo di ritualità simbolica, di soggezione al magico ed esoterico gioco del pane e del vino e di altre amene usanze instaurate da vescovi e papi e non certo da Gesù.
Una delle prime paure di cui ho dovuto liberarmi è stata quella dell'angusto ricordo dello sgabuzzino confessionale. Nella mente di un bambino l'intermediazione con Dio da parte di un sacerdote, non fa che allontanarlo dal suo intimo sentire la vicinanza col divino, la sua stessa divinità.
Ma siccome la scuola di Stato non si è ancora liberata dai ricatti confessionali, ancora oggi milioni di bambini sono costretti a frequentare catechismo e quindi a doversi rinchiudere nello sgabuzzino a recitare il Mea Culpa.
Quante generazioni ancora vedremo soggiogate dai sacramenti?
II. Trasmettere la fede - la catechesi
4. Molto presto si diede il nome di catechesi all'insieme degli sforzi intrapresi nella Chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Gesù è il Figlio di Dio, affinché, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo Nome, per educarli ed istruirli in questa vita e così costruire il Corpo di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 1; 2].
Trasmettere la fede è di per sé un'attività inutile e quantomeno presuntuosa.
Si può trasmettere una dottrina ma non una fede, che è quanto di più individuale e volontaristico. La fede non si può insegnare né imporre come se fosse materia di studio. Se il papa intendeva affermare che “aiutare gli uomini a credere” è uno degli sforzi maggiori dei catechisti, egli presuppone che il farlo sia uno sforzo e quindi un'opera di convincimento.
Senza nulla togliere alla buona volontà di chi trasmette le parabole con l'esempio di vita, con le opere, ritengo che “fare discepoli” non sia mai stata una preoccupazione di Gesù, il quale ha accolto fra le sue fila chi ha deciso di mollare tutto e seguirlo per sua libera scelta.
E' interessante notare come comunque questi sforzi siano rivolti ad inculcare il dogma che “Gesù è Figlio di Dio”. Come si può fraintendere che il Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili si sia limitato a creare un solo figlio? Entra qui un'altra contraddizione suprema: siamo o non siamo tutti figli di Dio? La C.C. ha liquidato questo dilemma definendoci “figli adottivi” ma è lampante che questa manovra non convinca. Uomini e donne dotati di discernimento, le menti più acute saranno destinate all'ateismo o all'agnosticismo con un Dio così.
5. “La catechesi è un'educazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana” [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 1; 2].
Educare significa affinare le attitudini, le capacità, significa sviluppare le virtù, ma la fede non è una virtù, è un atto di volontà.
Considerando che per fede si intende un'adesione incondizionata ad un credo, senza bisogno di prove di fatto o di dimostrazioni logiche, se ne deduce che può nascere solo dal nostro intimo.
Ci si pone ora il quesito se nasciamo con una fede latente nel Divino o se l'abbracciamo per scelta.
E' difficile rispondersi poiché siamo immersi in una cultura millenaria dove la fede è per dogma una virtù innata, e non la mèta di un percorso interiore nei perché universali.
L'ideologia cattolica si autoerge a strumento di “iniziazione” di “pienezza della vita cristiana”
Per praticare la chiesa cattolica è dunque necessaria un'iniziazione, come in una qualsiasi setta esoterica; diventa necessario frequentare le catechesi per fare nostri i precetti fin qui presentati, e che andremo ad analizzare fino all'ultimo capitolo.
Tutto ciò viene definita “dottrina cristiana” ma sarebbe più corretto definirla quale essa è, ovvero dottrina cattolica.
6. Senza confondersi formalmente con essi, la catechesi si articola in un certo numero di elementi della missione pastorale della Chiesa, che hanno un aspetto catechetico, che preparano la catechesi o che ne derivano: primo annuncio del Vangelo, o predicazione missionaria allo scopo di suscitare la fede; ricerca delle ragioni per credere; esperienza di vita cristiana; celebrazione dei sacramenti; integrazione nella comunità ecclesiale; testimonianza apostolica e missionaria [Cf ibid].
Certamente nasciamo con un seme di fede, nello sfumato ricordo di feto cosmico, lo si può verificare nei bambini che, anche senza condizionamenti di sorta, anelano all'invisibile comprensione suprema. E probabilmente la maturiamo nel ciclo di Samsara, il ciclo di vite e morti percorso da identità a identità, dimentichi della nostra provenienza solo col cervello.
Si arriva ad una fede o forse anche no, ma solo con le proprie gambe.
Voler suscitare la fede in altre persone è, non solo presuntuoso, ma anche invadente. Significa sbandierare la propria come se fosse un traguardo di cui pavoneggiarsi.
Gli atei dicono: “beato chi crede che sa perdonarsi”. Ma lo dicono di chi vedono sereni, col sorriso nello sguardo e non di coloro che vogliono “convertirli”, dai quali peraltro rifuggono energicamente.
Certamente il loro maestro Gesù quando si riferiva alle pecorelle smarrite non stava pianificando le Crociate..
7. “La catechesi è intimamente legata a tutta la vita della Chiesa. Non soltanto l'estensione geografica e l'aumento numerico, ma anche, e più ancora, la crescita interiore della Chiesa, la sua corrispondenza al disegno divino, dipendono essenzialmente da essa” [Cf ibid].
E' qui illuminante constatare a chiare lettere come il C. superi i Vangeli nella dottrina cattolica. Non ho altro da aggiungere, se non che “il disegno divino” è un'invenzione dei preti a loro uso e consumo.
8. I periodi di rinnovamento della Chiesa sono anche tempi forti della catechesi. Infatti vediamo che nella grande epoca dei Padri della Chiesa santi vescovi dedicano alla catechesi una parte importante del loro ministero. È l'epoca di san Cirillo di Gerusalemme e di san Giovanni Crisostomo, di sant'Ambrogio e di sant'Agostino, e di parecchi altri Padri, le cui opere catechetiche rimangono esemplari.
9. Il ministero della catechesi attinge energie sempre nuove dai Concili. A tal riguardo, il Concilio di Trento rappresenta un esempio da sottolineare: nelle sue costituzioni e nei suoi decreti ha dato priorità alla catechesi; è all'origine del Catechismo Romano che porta anche il suo nome e che costituisce un'opera di prim'ordine come compendio della dottrina cristiana; ha suscitato nella Chiesa un'eccellente organizzazione della catechesi; grazie a santi vescovi e teologi, quali san Pietro Canisio, san Carlo Borromeo, san Turibio di Mogrovejo, san Roberto Bellarmino, ha portato alla pubblicazione di numerosi catechismi.
Non viene qui indicato quale tipo di rinnovamento la Chiesa abbia nel tempo affrontato, ma se questo corrisponde alla ristesura del C. nei secoli, possiamo dedurne che il rinnovamento è solo e sempre nei dogmi, adattati e rivisitati per meglio aderire al comune sentire dell'epoca e per meglio insinuarne il ricatto della fede cattolica.
10. Non c'è, quindi, da meravigliarsi del fatto che nel dinamismo generato dal Concilio Vaticano II (che il Papa Paolo VI considerava come il grande catechismo dei tempi moderni), la catechesi della Chiesa abbia di nuovo attirato l'attenzione. Lo testimoniano il Direttorio catechistico generale del 1971, le sessioni del Sinodo dei Vescovi dedicate all'evangelizzazione (1974) e alla catechesi (1977), le corrispondenti esortazioni apostoliche, Evangelii nuntiandi (1975) e Catechesi tradendae (1979). La sessione straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1985 chiese “che fosse redatto un catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale” [Sinodo dei Vescovi 1985, Relazione finale II B a 4]. Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha fatto suo questo desiderio espresso dal Sinodo dei Vescovi, riconoscendo che esso “risponde appieno ad una vera esigenza della Chiesa universale e delle Chiese particolari”, [Giovanni Paolo II, Discorso al Sinodo dei Vescovi del 7 dicembre 1985] e si è alacremente adoperato perché il desiderio dei Padri del Sinodo si realizzasse.
Nel Concilio Vaticano II (1962-65) venne appianata la distinzione fra clero (“kleros” = popolo erede delle promesse di Dio) e il volgo laico (“laòs” = popolo radunato), che proprio attraverso le catechesi assume un'investitura quasi da chierico per diffondere la dottrina nel mondo.
Ma non si può ignorare che per il Concilio il significato di laicità si estende comunque solo al popolo dei battezzati, definito popolo di Dio, di fatto ghettizzando ancora tutti coloro che non sono entrati nell'alveo sacramentale cattolico.
Il loro Dio ha bisogno di un contratto, il rito diventa il linguaggio col quale comunicare con Lui, restando così avulso dall'intimo sentire individuale.
Gli scatenati anni Sessanta che tanto fecero tribolare Paolo VI fecero anche fare appello alla fedeltà del cattolici per mantenere la rotta, tanto che egli, in un'omelìa, ordina implorante alla platea “voi dovete amare il Papa”.
Nell'85, a vent'anni dalla rivoluzione sessuale, in pieno capitalismo d'assalto, il Sinodo dei Vescovi dichiara apertamente la sua ingerenza nella morale pubblica, con tutte le conseguenze di cui siamo stati e siamo testimoni.
Nel 2005 il novello papa Ratzinger proclama “L'etat c'est moi”, lo Stato sono io.. Dio (che è cattolico..) deve entrare nello Stato e probabilmente il nostro Joseph vagheggia ambizoni di Re-Sacerdote..
III. Lo scopo e i destinatari di questo catechismo
11. Questo catechismo ha lo scopo di presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dottrina cattolica sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Concilio Vaticano II e dell'insieme della Tradizione della Chiesa. Le sue fonti principali sono la Sacra Scrittura, i Santi Padri, la Liturgia e il Magistero della Chiesa. Esso è destinato a servire come “un punto di riferimento per i catechismi o compendi che vengono preparati nei diversi paesi” [Sinodo dei Vescovi 1985, Relazione finale II B a 4].
Qui possiamo vedere la gerarchia delle fonti, ovvero in primis la Bibbia, a seguire i Papi “infallibili”, poi il corpus di riti e ritarelli e infine l'intellighentia ecclesiale che interpreta, legifera e scrive Catechismi.
12. Questo catechismo è destinato principalmente ai responsabili della catechesi: in primo luogo ai vescovi, quali maestri della fede e pastori della Chiesa. Viene loro offerto come strumento nell'adempimento del loro compito di insegnare al Popolo di Dio. Attraverso i vescovi, si rivolge ai redattori dei catechismi, ai presbiteri e ai catechisti. Sarà di utile lettura anche per tutti gli altri fedeli cristiani.
E' per questo che ho deciso di commentare il catechismo, perché è come l'abbecedario del cattolicesimo.
IV. La struttura di questo catechismo
13. Il piano di questo catechismo si ispira alla grande tradizione dei catechismi che articolano la catechesi attorno a quattro “pilastri”: la professione della fede battesimale (il Simbolo), i sacramenti della fede, la vita di fede (i comandamenti), la preghiera del credente (il “Padre nostro”).
Sintesi di questa dottrina risulta quindi essere solo una sequela di ritualità.
Il battesimo, gli altri sacramenti, i 10 comandamenti, la preghierina preconfezionata: quattro paletti da imparare a memoria, quattro comodi argini nei quali lavarsi la coscienza e rifuggire se stessi, con la propria sofferenza di esistere per capire il perché dell'esistenza e magari infine, elevare un canto, una propria intima preghiera inedita e speciale..
Parte prima: La professione della fede
14. Coloro che per la fede e il Battesimo appartengono a Cristo devono confessare la loro fede battesimale davanti agli uomini [Cf ⇒ Mt 10,32; ⇒ Rm 10,9 ]. Perciò, il catechismo espone anzitutto in che cosa consiste la Rivelazione, per mezzo della quale Dio si rivolge e si dona all'uomo, e la fede, per mezzo della quale l'uomo risponde a Dio (sezione prima). Il Simbolo della fede riassume i doni che Dio fa all'uomo come Autore di ogni bene, come Redentore, come Santificatore, e li articola attorno ai “tre capitoli” del nostro Battesimo, e cioè la fede in un solo Dio: il Padre Onnipotente, il Creatore; e Gesù Cristo, suo Figlio, nostro Signore e Salvatore; e lo Spirito Santo, nella santa Chiesa (sezione seconda).
Intanto vorremmo capire cosa significhi “appartenere a Cristo”, perché se vogliamo intendere che siamo consapevoli d'una percezione di risonanza con l'Uno, con la coscienza cosmica, il manifesto (l'unigenito), e intendiamo quindi che appartenervi è incarnarla scientemente, allora permettetemi di trovare questa locuzione criptica e fuorviante.
In realtà nel C. si intende tutt'altro perché questa “appartenenza” è fondata sulla fede e sul battesimo.
La fede resta sempre, per il C., un atto volontario d'umiltà che quindi esula dalla sperimentazione e dalla ricerca che porta alle consapevolezze, mentre il battesimo si aggancia alla memoria tribale dove la ritualità è mezzo d'espressione con l'inconoscibile. Il battesimo è l'iniziazione ad un mondo di credenze che proprio nell'inconoscibile proietta tutta una serie di egregore potentissime, visto il largo numero di credenti in esso o comunque “appartenenti” alla setta cattolica.
Proseguendo col p. 14 scopriamo che la Rivelazione di Dio è il battesimo stesso, un gesto rituale di acqua sul capo dovrebbe illuminarci come lampadine, dovremmo pertanto sentirci rassicurati dal fatto che, seppur nati bestie, c'è stato un prete a divinizzarci.. In cambio di tale dono noi dobbiamo dimostrare fede. Siamo alle solite indulgenze, ai soliti specchietti per le allodole. Della serie: “tu abbi fede che alla tua anima ci pensiamo noi”.
La fede va indirizzata a tre caposaldi: 1. Dio unico 2. Gesù Cristo 3. La Santa Chiesa
E' interessante la non-chalance con cui si associa lo Spirito Santo alla Chiesa.
Lo Spirito Santo, l'elemento sicuramente più vitale, come il Soffio che dà vita, viene identificato nella Chiesa, ovvero la manifestazione in terra della Volontà di Dio, con tutti i vicari del Cristo al seguito. Molto scenico il tutto, tutto un “niente po po' di meno...” E per chi non ha fede nei tre capisaldi così come esposti sarà di certo un'anima persa.
“Il simbolo della fede” riassume i doni di un Dio “autore di ogni bene, Redentore e Santificatore” che purtroppo però ha bisogno dell'acqua santificata da un sacerdote per donare il suo Bene.
Siamo al demenziale.
Parte seconda: I sacramenti della fede
15. La parte seconda del catechismo espone come la salvezza di Dio, realizzata una volta per tutte da Gesù Cristo e dallo Spirito Santo, è resa presente nelle azioni sacre della Liturgia della Chiesa (sezione prima), particolarmente nei sette sacramenti (sezione seconda).
Cos'è la salvezza di Dio? Si desume sia l'andare in Paradiso dopo la morte perché tutti i santi hanno avuto vita grama e la maggior parte sono finiti martiri per mano di qualche regime secolare. Gesù stesso ha trovato salvezza solo nella Resurrezione.
Pertanto l'agognata “salvezza” che Gesù avrebbe portato non si rivolge a questo mondo, né al mondo interiore ma solo ad un'ipotetica beatitudine post-mortem. Non si capisce perciò come la liturgia e i sette sacramenti ci possano preparare a questo trapasso indolore.. ma speriamo di capirlo nella “sezione II”.
Nel frattempo intuiamo che a questo mondo la salvezza sta solo dentro le mura di una chiesa con tutti i suoi orpelli.
Parte terza: La vita della fede
16. La parte terza del catechismo presenta il fine ultimo dell'uomo, creato ad immagine di Dio: la beatitudine e le vie per giungervi: un agire retto e libero, con l'aiuto della legge e della grazia di Dio (sezione prima); un agire che realizza il duplice comandamento della carità, esplicitato nei dieci comandamenti di Dio (sezione seconda).
Concordo nell'individuare come fine ultimo il raggiungimento della beatitudine interiore, uno stato, appunto, di grazia in cui l'essere umano ascende e trascende, si tuffa nell'oceano sconfinato della Conoscenza e sorride al mondo.
Per la chiesa cattolica la via per giungere a tale stato è il retto agire, un po' come scrisse il Buddha, che però si sforzò anche di mostrare la Buddità di ognuno, e senza fondare chiese.
Ma dai tempi biblici della legge scolpita laser sulla storia di tutti, fino ad oggi, si passa attraverso la metabolizzazione del famoso frutto del famigerato albero. Considerato che partiamo dal Cristo e non da Adamo, io avrei semplicemente citato: “Ama te stesso come il tuo prossimo” It's enought.
Questo Gesù era un grande!
Parte quarta: La preghiera nella vita della fede
17. L'ultima parte del catechismo tratta del senso e dell'importanza della preghiera nella vita dei credenti (sezione prima). Si conclude con un breve commento alle sette domande della preghiera del Signore (sezione seconda). In esse troviamo infatti l'insieme dei beni che dobbiamo sperare e che il nostro Padre celeste ci vuole concedere.
Sarà interessante capire come viene inquadrata la preghiera in questa serie di indicazioni, anche se già si intuisce (v. concedere) che si tratterà ancora di chiedere l'elemosina a un dio maschio.
V. Indicazioni pratiche per l'uso di questo catechismo
18. Questo catechismo è concepito come una esposizione organica di tutta la fede cattolica. È, dunque, necessario leggerlo come un'unità. Numerosi rimandi all'interno del testo e l'indice analitico alla fine del volume consentono di vedere ogni tema nel suo legame con l'insieme della fede.
19. Spesso, i testi della Sacra Scrittura non sono citati letteralmente: viene solo indicato il riferimento (con cf). Per una comprensione approfondita di tali passaggi si deve ricorrere ai testi stessi. Questi riferimenti biblici costituiscono uno strumento di lavoro per la catechesi.
20. L'uso dei caratteri piccoli in certi passaggi sta ad indicare che si tratta di annotazioni di tipo storico, apologetico o di esposizioni dottrinali complementari.
21. Le citazioni di fonti patristiche, liturgiche, magisteriali o agiografiche sono stampate in caratteri piccoli e rientranti. Esse sono destinate ad arricchire l'esposizione dottrinale. Spesso tali testi sono stati scelti in vista di un uso direttamente catechistico.
22. Alla fine di ogni unità tematica, una serie di testi brevi riassumono in formule concise l'essenziale dell'insegnamento. Questi “in sintesi” hanno lo scopo di offrire suggerimenti alla catechesi locale per formule sintetiche e memorizzabili.
Nessun commento.
VI. Gli adattamenti necessari
23. L'accento di questo catechismo è posto sull'esposizione dottrinale. Infatti, esso vuole aiutare ad approfondire la conoscenza della fede. Proprio per questo è orientato alla maturazione di questa fede, al suo radicamento nella vita ed alla sua irradiazione attraverso la testimonianza [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 20-22; 25].
Il catechismo è di per sé una dottrina. Il complesso dei principi fondamentali di una scienza o di una disciplina rappresenta una dottrina. In realtà è solo un ammasso di dogmi, un'ipnotica cantilena sui valori della fede cieca, fuorvianti, semi di paure.
La testimonianza d'incarnare questa verità dottrinale l'abbiamo vista nei decenni devastanti di “Democrazia Cristiana” e la viviamo on the road vedendo le ipocrisie cattoliche tuttora
“L'esposizione dottrinale” di che? Del Verbo incarnato? Ho conosciuto davvero il Cristo su altri testi e attraverso altre testimonianze. Questo catechismo non gli appartiene.
24. Per la sua intrinseca finalità, questo catechismo non si propone di attuare gli adattamenti dell'esposizione e dei metodi catechetici che sono richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di situazione sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta. Questi indispensabili adattamenti sono lasciati a catechismi appropriati e, ancor più, a coloro che istruiscono i fedeli:
Colui che insegna deve “farsi tutto a tutti” (⇒ 1Cor 9,22) per guadagnare tutti a Gesù Cristo ... In primo luogo non pensi che le anime a lui affidate abbiano tutte lo stesso livello. Non si può perciò con un metodo unico ed invariabile istruire e formare i fedeli alla vera devozione. Taluni sono come bambini appena nati, altri cominciano appena a crescere in Cristo, altri infine appaiono effettivamente già adulti.. Coloro che sono chiamati al ministero della predicazione devono, nel trasmettere l'insegnamento dei misteri della fede e delle norme dei costumi, adattare opportunamente la propria personale cultura all'intelligenza e alle facoltà degli ascoltatori [Catechismo Romano, Prefazione 11].
Al di sopra di tutto la carità
Per cui ora sappiamo che il presente catechismo è la versione per il volgo.
Sono qui interessanti certe locuzioni:
a) “farsi tutto a tutti”, manca di se stesso, dell'amore per se stessi, il fondamento su cui poggiare; il “farsi” nega l'esserci. Come la differenza zen fra “azione” e “fare”, laddove l'azione è presenza e meditazione e il fare è frenetico incosciente agire per abitudini.
Fa ricordare tanti volonterosi operatori di catechesi, intenti a convertire e giudicare.
b) “guadagnare tutti a Gesù Cristo”, quale infelice verbo.. Diventa contorta la comprensione dello scopo dei predicatori; chi guadagna? Gesù dovrebbe ricavare tutt'al più. O ci guadagnano i fedeli nel loro investimento di fede? O indica il profitto del tanto predicare? Guadagneranno anime i catechisti o guadagneranno terreno le anime votate all'obbedienza?
Non s'è capito..
c) “le anime a lui affidate”. Certamente esistono i maestri spirituali, in una gerarchia vibrazionale che possiamo solo intuire, ma il Maestro sa imparare dal discepolo e non riterrà mai che un'anima gli si avvicini perché affidategli, ma resterà aperto, nella fluida sincronia degli eventi, ad un profondo libero scambio interiore. E soprattutto non catalogherà il suo “discepolo” come un poppante, giacché il discepolo incontra il maestro solo quando è pronto.
In assenza poi di Maestri.. io vi leggo presunzione, ma forse sto giudicando anch'io perché vedo in tutti un Maestro fuorché nei catechisti.. ;))
d) “l'insegnamento dei misteri della fede e delle norme dei costumi”. Finalmente m'imbatto nel fatidico mistero-della-fede! E niente po po' di meno che nel suo insegnamento. Ma come si fa a insegnare un mistero? Vogliamo analizzare e capire cos'è la fede?
La prima cosa che sappiamo è il carattere strettamente individuale; la fede nel divino è la più intima parte di noi ed è così intima che nessuno sa insegnarla né impararla. Non è un mistero affatto, essa è il seme dell'”Io sono” che può rimanere seme o germogliare nella pienezza della propria fonte. Alcuni smettono di innaffiare il seme, frastornati da terrorismi spirituali della setta cui appartengono loro malgrado, altri trovano la fede solo nelle disgrazie, nello smarrimento, qualcuno la rigetta poiché non-è-scientificamente-dimostrabile, qualcuno la coltiva trovando fede in se stesso, altri ancora se ne avvicinano per consolarsi, altri la danno così per scontata che non si pongono l'ansia di insegnarla, perché comunque in fondo, la fede nel trascendente nasce dall'anelito a crescere in termini di sfera di coscienza e perché sanno che è una condizione interiore comune a tutti. Ognuno col suo percorso.
25. Per concludere questa presentazione, è opportuno ricordare il seguente principio pastorale enunciato dal Catechismo Romano:
Tutta la sostanza della dottrina e dell'insegnamento deve essere orientata alla carità che non avrà mai fine. Infatti sia che si espongano le verità della fede o i motivi della speranza o i doveri della attività morale, sempre e in tutto va dato rilievo all'amore di nostro Signore, così da far comprendere che ogni esercizio di perfetta virtù cristiana non può scaturire se non dall'amore, come nell'amore ha d'altronde il suo ultimo fine [Catechismo Romano, Prefazione 11].
PARTE PRIMA
LA PROFESSIONE DELLA FEDE
SEZIONE PRIMA
“IO CREDO” - “NOI CREDIAMO”
26. Quando professiamo la nostra fede, cominciamo dicendo: “Io credo” oppure “Noi crediamo”. Perciò, prima di esporre la fede della Chiesa, così come è confessata nel Credo, celebrata nella Liturgia, vissuta nella pratica dei comandamenti e nella preghiera, ci domandiamo che cosa significa “credere”. La fede è la risposta dell'uomo a Dio che gli si rivela e gli si dona, apportando nello stesso tempo una luce sovrabbondante all'uomo in cerca del senso ultimo della vita. Prendiamo anzitutto in considerazione questa ricerca dell'uomo (capitolo primo), poi la Rivelazione divina attraverso la quale Dio si manifesta all'uomo (capitolo secondo), infine la risposta della fede (capitolo terzo).
Stavolta quasi quasi mi trovo d'accordo.. o meglio si può concordare che la fede sia una “risposta dell'uomo”, ovvero della manifestazione umana, “a Dio che gli si rivela e gli si dona” e, aggiungerei, si percepisce tale in forma umana.
Bella anche la definizione di “luce sovrabbondante” (Dio=luminoso) nell'uomo “in cerca del senso ultimo della vita”. Credere porrà infatti quella condizione di realizzazione che spesso gli atei invidiano ai credenti.
CAPITOLO PRIMO
L'UOMO È “CAPACE” DI DIO
I. Il desiderio di Dio
27. Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa:
La ragione più alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].
Anche qui si può essere teoricamente d'accordo su questo appagamento di beatitudine interiore dato dalla comunione col divino, ma così come esposto veniamo ancora una volta indotti a credere in una trascendente entità che ci attira a sé per autocompiacersi del suo creato.
E' vero che l'uomo è “capace” di Dio ma non è vero che questo porti a un “desiderio” in quanto ogni desiderio allontana dalla visione olistica di sé ed anzi non fa che alimentare la parte egoistica della nostra personalità.
In quanto all'affidarsi a Dio non dovrebbe essere confuso col ritenersi in balìa di un creatore benevolo ma di fronte al quale siamo impotenti, bensì capire quanto il divino operi in noi se noi ne siamo pienamente consapevoli.
28. Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, gli uomini in molteplici modi hanno espresso la loro ricerca di Dio attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc). Malgrado le ambiguità che possono presentare, tali forme d'espressione sono così universali che l'uomo può essere definito un essere religioso:
Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (⇒ At 17,26-28).
L'interpretazione della ricerca di “Dio” vista solo attraverso le "credenze"<io-credo anziché io-sono> e le varie liturgie dimostra un'altra volta la concezione del catechismo cattolico di una ricerca rivolta solo all'esterno e non anche all'interno.
E' vero che lo spirito religioso si manifestò e si manifesta attraverso la capacità di entrare in connessione con gli spiriti di Natura <al di là del Panteismo che identifica Dio col mondo e con la natura da un punto di vista filosofico.. mi riferisco piuttosto alla forma mentis dell'uomo delle caverne che di filosofico aveva solo l'alba e il tramonto e che ci portiamo dentro tutti>, è anche vero che tanto più una comunità è in ascolto dell'espressione delle energie vitali al di FUORI di sè, tanto più questa integrazione è universale, espansa al cosmo intero e a tutte le sue voci silenziose che ci parlano DENTRO.
La preghiera diventa un canto, i culti e le meditazioni un tuffo nella fonte di sé, le (auto)flagellazioni scompaiono nell'amore per se stessi e quindi per gli altri.
E' un assurdo dichiarare l'”essere religioso” e poi affermare che un signore con la S maiuscola dispone nel suo grafico spazio-temporale delle nostre misere volontà, facendoci avanzare “a tentoni”.
E ancor più confusione crea affermare infine che però nel Grande Spirito esistiamo.
Se esisto in, chiamiamolo, Dio, senza esserne consapevole percorrerò quel labirinto per cercarlo e forse anche no, ma dal momento che ne sono consapevole Dio esiste in me e non ho più bisogno di cercare nulla e da nessuna parte perché sono e conosco Tutto.
L'alta teologia cattolica espressa in questioni universali è assai avvilente, soprattutto considerando la sfera d'influenza che ha forgiato secoli di dogmi basati su tali inaccettabili contraddizioni, fonte solo di inconsapevolezza.
..In quanto alla creazione.. il resto è astrofisica..
29 Ma questo “intimo e vitale legame con Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19] può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall'uomo. Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse: [Cf ibid., 19-21] la ribellione contro la presenza del male nel mondo, l'ignoranza o l'indifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze, [Cf ⇒ Mt 13,22 ] il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio [Cf ⇒ Gen 3,8-10 ] e a fuggire davanti alla sua chiamata [Cf ⇒ Gn 1,3 ].
Tutto molto e solo moralista.
Cosa vuol dire: “intimo e vitale legame con Dio?” Se solo la smettessimo di usare questo nome, liberarsi una volta per sempre dalle intimidazioni degli dei e camminare con le proprie gambe!
La banalizzazione del “male” qui trionfa. Non esiste più un percorso evolutivo individuale e viene cancellata anche la possibilità di interpretare quel percorso (qualsiasi esso sia) come fondamentale per la nostra crescita.
Qualcuno dirà: “sì, ma la sofferenza?” Mi pare lampante che la sofferenza quasi sempre ce la procuriamo da soli/e e ci lascia comunque una maggior consapevolezza del tutto e di noi. Lasciamo poi perdere coloro-che-muoiono-di-fame perché entriamo nel collettivo, in un equilibrio divenuto squilibrio..
Ma entriamo invece parola per parola nel 29° versetto:
Fra “dimenticato”, “misconosciuto” e “rifiutato” ci sono altre mille parole.. penso all'ateismo adolescenziale, al sano spirito ribelle “nè Dio, né Stato”, quando l'autorità diventa dispotismo ai nostri occhi e quella divina è ancor più facile da combattere. A quell'età si può rinnegare il concetto di Dio liberamente, senza patemi, perché abbiamo ancora la purezza dell'infanzia che si rifiuta di accettare il concetto del Dio-creatura, così come ci viene propinato.
E' troppo facile fare queste analisi moralistiche senza tener conto che da 2000 anni ci stanno inculcando un Dio che ogni essere umano, in cuor suo, riesce a rinnegare.
Secondo il c.c. Invece, le motivazioni dell'allontanamento da Dio partono da:
“la ribellione contro la presenza del male nel mondo”
della serie: Dio-è-cattivo-se-permette-ciò-ed-io-per-punirlo-non-credo-in-lui.. ok, può succedere.. ci sono tante zucche vuote a credere che un destino avverso gravi su di noi, ma questo rafforza l'irresponsabilità e ci fa dire: tanto-io-non-c'entro-col-male-del-mondo..
“l'ignoranza o l'indifferenza religiosa”
in quanto a questo è indicativo sempre di superficialità spirituale, poiché si presuppone che la religiosità sia una materia di studio a cui applicarsi, piuttosto che un moto dell'animo di ricerca delle origini delle cose.
“le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze”
ci troviamo di nuovo di fronte ad un'induzione, ovvero farci credere che spiritualità e mondo siano due cose distinte e opposte. Mentre, secondo me, preoccuparsi del mondo, delle ricchezze e (aggiungo) delle povertà, è il massimo della religiosità incarnata. (Pre)occuparsi delle cose del mondo, pur senza identificarsi in esse, mantenendo il doveroso distacco impersonale, ci riporta proprio a quella religiosità che sa portare compassione nell'azione, comprensione per le dinamiche collettive e partecipazione attiva per l'evoluzione della comunità.
“il cattivo esempio dei credenti”
questo in effetti è un gran deterrente, concordo.
“le correnti di pensiero ostili alla religione”
è certo che esista un'umanità immune a ogni tipo di fede cieca, un popolo di “illuministi” che rifiutano di credere a qualcosa che non ha un riscontro scientifico e razionale. Ma sono dell'idea che queste persone rappresentino un'anima critica fondamentale, uno specchio interiore, la voce critica legittima della mente, una spinta alla ricerca molto più efficace di qualsiasi altarino.
“la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio”
ci vuole una bella faccia tosta ad affermare ciò. Chi ha insinuato la paura di Dio così profondamente se non la Chiesa Cattolica? Ci hanno detto che Dio va temuto perché è un Dio vendicativo, perché ci giudicherà nella misura in cui abbiamo seguito i “suoi comandamenti”. E quindi come meravigliarsi se poi uomini e donne rifuggono da questo Dio? E' un atto legittimo, segno di intelligenza, chi non rifugge il ricatto dimostra solo la sua pochezza spirituale. Definirlo poi spudoratamente “peccatore” la dice lunga sul terrorismo del c.c..
30 “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore” (⇒ Sal 105,3). Se l'uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall'uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, “un cuore retto” ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio.
Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile. E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te [Sant'Agostino, Confessiones, 1, 1, 1].
Aldilà delle citazioni pittoresche, qui il concetto resta quello di un Dio che ti cerca a-patto-che..
Allora che razza di richiamo è se abbisogna di tutti i nostri sforzi? Sarebbe più indicato aggiungere che questo richiamo ci viene da ogni singola, anche apparentemente insignificante, sfumatura della vita, incontri, visioni, avvenimenti, ogni manifestazione è lì davanti a noi, here-and-now, per dirci qualcosa di noi, portarci ad una centratura di comprensioni supreme e prese di coscienza. Quel richiamo diventa un continuum e non un campanello che suona quando Dio decide di farti visita..
La percettività più espansa della propria sfera di coscienza, diluita da personalità e condizionamenti sociali, ci riporta a questo silenzio interiore così ricco di attenzione, discernimento e fiducia nell'istinto selvaggio.
Laddove scaturiscono le idee, quelle autentiche e non le elucubrazioni logaritmiche alle quali siamo “educati” e distorti fin dal battesimo.
II. Le vie che portano alla conoscenza di Dio
31 Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l'uomo che cerca Dio scopre alcune “vie” per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate “prove dell'esistenza di Dio”, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di “argomenti convergenti e convincenti” che permettono di raggiungere vere certezze.
Queste “vie” per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana.
Niente di più nebuloso poteva essere concepito dalle menti di questi “credenti”..
Si negano le scienze naturali eppure “gli argomenti convergenti e convincenti” ci vengono dal “mondo materiale e dalla persona umana.”
E' contradditorio o sono io che non capisco? Mah! Andiamo avanti.
32 Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell'universo.
San Paolo riguardo ai pagani afferma “Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (⇒ Rm 1,19-20) [Cf ⇒ At 14,15; ⇒ At 14,17; 32 ⇒ At 17,27-28; ⇒ Sap 13,1-9 ].
E sant'Agostino: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell'aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo... interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode ["confessio"]. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello ["Pulcher"] in modo immutabile?” [Sant'Agostino, Sermones, 241, 2: PL 38, 1134].
Non ci posso credere! Ma dunque si riduce a un atto contemplativo questa fede?
Quale tesi infantile è mai questa? Di quant'è-bello-'o-mare/quanto-mi-fa sospirar-il-tramonto..
La verità è che grandi mistici del passato hanno lasciato testimonianza della loro risonanza con l'armonioso equilibrio della Natura e questi parrucconi non ne sanno replicare l'estasi, si limitano a decretare che se il mondo è bello, Dio dev'essere per forza bello.
Non c'è la tensione emotiva della bellezza che parla, io vi leggo solo una scappatoia creazionista per dare supporto ad una tesi fideistica indotta.
Anche qui non c'è ricerca ma solo un “di fuori” da venerare come perfetto.
33 L' uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. “Germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia”, [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 18; cf 14] la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo.
Wow.. non mi sembra vero! Le prime tre righe sono precise, così vere nella loro semplicità.
L'uomo e la donna si interrogano sull'esistenza di Dio. Vero. Ma poi?
Ecco arrivare le tiritere “eternità-materia-anima”. Parole vuote, altisonanti quanto vuoi, ma senza corpo. Si tenta con sillogismi puerili di rendere ovvi l'eternità e Dio e non c'è un glossario per capire cosa intendono per anima.
Non vorrei sembrare pedante ed arida ma ritengo che esista la Scienza dello Spirito, e come ogni scienza essa si appella alle verità profonde e non agli slogan.
Bello comunque: “il germe dell'eternità che porta in sé”.
34 Il mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano all'Essere in sé, che non ha né origine né fine. Così, attraverso queste diverse “vie”, l'uomo può giungere alla conoscenza dell'esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto “e che tutti chiamano Dio” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 2, 3].
Eccoci di fronte ad una frase estrapolata dal santo.
Ricapitoliamo, siamo alle “vie che portano alla conoscenza di Dio”;
ci dicono di partire dal mondo e dall'uomo (la donna no, è cattiva..)
ci dimostrano che il mondo è bello;
ci ricordano che tutti, prima o poi, ci interroghiamo sull'esistenza di Dio.
E poi?
“Così, attraverso queste diverse 'vie', l'uomo può giungere alla conoscenza ecc. ecc.”
Ma quali diverse vie? Tommaso d'Aquino estrapolato parla di senza-origine e senza-fine, di causa-prima e fine-ultimo, ma resta ancora una nebulosa come ci sia arrivato.
35 L'uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l'esistenza di un Dio personale. Ma perché l'uomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa Rivelazione nella fede. Tuttavia, le “prove” dell'esistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.
'A rieccoci.. Abbi fede che è tutto a posto, al resto ci pensiamo noi..
Analizziamo:
Si ammette la conoscenza di un Dio esclusivamente “personale”, una specie di trasfigurazione soggettiva
Si afferma che questo Dio rivelato ha una “sua intimità”
Si dichiara che per esserne ammessi c'è solo la grazia della fede.
Allora io dico, se non riceviamo la grazia siamo destinati a non conoscere Dio? A non sperimentarlo se non con un atto di fede incondizionata?
Ammetto che esistono persone beate nella loro fede innata, indiscutibile ed inoppugnabile, ma questo viene loro da un percorso evolutivo oltre la vita e la morte umane. Io non discuto la fede, ma il fideismo.
La grazia sboccia in sé in quegli esseri magnetici e rincuoranti, quelle rare persone che incarnano il loro “divino”, la grazia stessa.
Qui invece si induce sempre il lettore a credere in concessioni divine sulla base dell'impegno a credere nella fede, senza invece ispirare questa fede a sbocciare da sé.
E non potrà crescere una fede preconfezionata, anzi, potrà solo atrofizzare la ricerca o partorire mostri di fanatismo.
In quanto alla ragione umana, ringraziamo che non è tutta soggiogata da tanta folkloristica religiosità.
III. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa
36 “La santa Chiesa, nostra madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3004; cf 3026; Conc. Ecum. Vat. II, Dei ]. Senza questa capacità, l'uomo non potrebbe accogliere la Rivelazione di Dio. L'uomo ha questa capacità perché è creato “a immagine di Dio” [Cf ⇒ Gen 1,27 ].
Veniamo al dunque. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa cattolica, che, chissà per quale arcana ragione, dovrebbe essere nostra madre..
Ebbene si parte dai lumi della ragione, è curioso poiché tutti i mistici di ogni latitudine ci dimostrano che una data conoscenza non è traducibile a parole e quindi dimostrano che la sola ragione non è sufficiente a comprendere l'immensità infinita, incommensurabile, che rappresenta la sola parola “Dio”.. a meno che non si accetti il presupposto che semplicemente Dio è il creatore e noi le creature.. punto e basta.
Scopriamolo al punto 37.
37 Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, l'uomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione.
Infatti, sebbene la ragione umana, per dirla semplicemente, con le sole sue forze e la sua luce naturale possa realmente pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua Provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime, tuttavia la stessa ragione incontra non poche difficoltà ad usare efficacemente e con frutto questa sua capacità naturale. Infatti le verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio, trascendono assolutamente l'ordine delle cose sensibili, e, quando devono tradursi in azioni e informare la vita, esigono devoto assenso e la rinuncia a se stessi. Lo spirito umano, infatti, nella ricerca intorno a tali verità, viene a trovarsi in difficoltà sotto l'influsso dei sensi e della immaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale. Da ciò consegue che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].
Le difficoltà della ragione a spiegarsi il divino esulano dalle “condizioni storiche” in quanto, letteralmente, la ragione è legata all'intelletto, alla mente, al pensiero e non ai tempi. L'impotenza della ragione era la stessa in tempi antichi quanto in quelli moderni. Comunque, al di là di questi materialismi, vediamo anche qui come l'intento del catechista è di annichilire la coscienza di sé traducendo il tutto in “devoto assenso e rinuncia a se stessi”.
L'atroce schizofrenia cattolica che suddivide lo spirito dai sensi, non solo ci fa sentire tapini ma continua ad ingannarci con la schiacciante accusa di peccato originale. Eppure nessun teologo cattolico sa dare una risposta degna di essere definita tale, al significato di “peccato originale” (cfr. Molinari).
E' allucinante scoprire che “la conoscenza di Dio secondo la Chiesa” dipende dal grado di “tendenze malsane”.
L'ultimo capoverso getta un colpo di spugna alla capacità introspettiva e spirituale degli esseri umani, senza peraltro tener conto che il livello di “persuasione” è stato soprattutto e innanzitutto manipolato dalla dottrina cattolica.
38 Per questo l'uomo ha bisogno di essere illuminato dalla Rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle “verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].
Dunque il bisogno di illuminazione dovrebbe avvenire attraverso questo caotico insieme di dogmi?
E come mai non avviene da duemila anni di catechismi vari?
A posto siamo..
IV. Come parlare di Dio?
39 Nel sostenere la capacità che la ragione umana ha di conoscere Dio, la Chiesa esprime la sua fiducia nella possibilità di parlare di Dio a tutti gli uomini e con tutti gli uomini. Questa convinzione sta alla base del suo dialogo con le altre Religioni, con la filosofia e le scienze, come pure con i non credenti e gli atei.
Qui occorrerebbe rispolverare i libri di storia per documentare, dalle Crociate in poi, la capacità di “dialogo” della Chiesa cattolica con le altre religioni e ricomporre le ceneri di Giordano Bruno per farci raccontare il “dialogo” con la scienza e la filosofia.
Possiamo guardare al presente e accorgerci dell'ipocrisia di questo “dialogo” quando il nuovo Papa si erge comunque al di sopra di tutti e decreta l'universalità della Chiesa cattolica.
Verrebbe da pensare che in fondo vescovi e cardinali gioiscano della strage di infedeli (atei) perpetrata dagli islamici..
40 Essendo la nostra conoscenza di Dio limitata, lo è anche il nostro linguaggio su Dio. Non possiamo parlare di Dio che a partire dalle creature e secondo il nostro modo umano, limitato, di conoscere e di pensare.
Vi si legge un atto di umiltà ma mosso più dall'incapacità che dalla limitatezza.
Limitatezza che comunque viene presentata come un handicap umano di “conoscere e di pensare”, ovvero sempre infondendo un complesso di inferiorità anziché sottolineare che il mare non sta in un bicchiere, nonostante l'infinita ed inesplorata capacità di pensiero e anelito di conoscenza, insiti nell'essere umano.
41 Le creature hanno tutte una certa somiglianza con Dio, in modo particolarissimo l'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Le molteplici perfezioni delle creature (la loro verità, bontà, bellezza) riflettono dunque la perfezione infinita di Dio. Di conseguenza, noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature, “difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'Autore” (⇒ Sap 13,5).
Ci incappiamo qui in un'altra contraddizione snocciolata con la solita superficialità.
Innanzitutto non si chiarisce il significato di “a immagine e somiglianza”, ma, ammettendo che si tratti di una somiglianza nelle perfezioni (“verità, bontà, bellezza”), non si spiega a chi somigliamo nelle imperfezioni (falsità, egioismo, bruttura) visto che siamo creati a sua immagine..
Sarà anche un infantile osservazione, ma spesso i bambini vanno al cuore delle questioni..
Quindi se, “noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature” è anche vero che parleremo delle sue imperfezioni e forse le attribuiremo all'anti-Dio? Un co-creatore diabolico? Shiva, il distruttore, per gli indù..
Il mistero di fa sempre più fitto.. ma abbiate pazienza.. è il mistero della fede...
Da parte mia, sono uscita dalla dualità.
42 Dio trascende ogni creatura. Occorre dunque purificare continuamente il nostro linguaggio da ciò che ha di limitato, di immaginoso, di imperfetto per non confondere il Dio “ineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile” [Liturgia di san Giovanni Crisostomo, Anafora] con le nostre rappresentazioni umane. Le parole umane restano sempre al di qua del Mistero di Dio.
Trascendere significa “superare, passare oltre”. Pertanto è come dire che il vasaio va oltre il suo vaso, seppur lo abbia modellato. Ecco la solita visione del dio antropomorfo, del dio a immagine e somiglianza dell'uomo..
E' vero che le parole sono limitanti del concetto ma in fondo non è così arduo percepire Dio come creta, vasaio, fuoco e vaso stesso, Uno e Molteplice.
Altro che mistero.. Il segreto che i sacerdoti vorrebbero farci credere di custodire in merito alla conoscenza di Dio è appunto quello che non ne sanno nulla, infatti lo definiscono “ineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile”.
.. e cos'è un miraggio?
43 Parlando così di Dio, il nostro linguaggio certo si esprime alla maniera umana, ma raggiunge realmente Dio stesso, senza tuttavia poterlo esprimere nella sua infinita semplicità. Ci si deve infatti ricordare che “non si può rilevare una qualche somiglianza tra Creatore e creatura senza che si debba notare tra di loro una dissomiglianza ancora maggiore”, [Concilio Lateranense IV: Denz. -Schönm., 806] e che “noi non possiamo cogliere di Dio ciò che Egli è, ma solamente ciò che Egli non è, e come gli altri esseri si pongano in rapporto a lui” [San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, 1, 30].
Della serie: siamo fatti a sua immagine e somiglianza ma non gli somigliamo affatto!
Sembra il linguaggio di sedicenti filosofi che si lustrano dell'essere incomprensibili, un mascheramento della reale lontananza di questi signori da Dio. Compreso il noto Tommaso d'Aquino che ingarbuglia l'essenza dell'Io Sono, impantanato nell'”Egli è”, creando la più grossa frattura spirituale mai concepita, l'alienazione di Dio da sé, altro che conoscenza..
E se vogliamo essere puntigliosi, come si può comprendere ciò che “non è”, se tutto è?
E perchè dovremmo guardare a come “gli altri esseri si pongono in rapporto a Lui” e non dovremmo guardare a noi? Forse perché quel “altri esseri” sono principalmente i sacerdoti e papocchi vari?
Così si seleziona il gregge, da una parte i mea-culpa-deo-gratias e dall'altra gli eretici ripugnanti e disobbedienti come quella p... di Eva!
IN SINTESI
44 L'uomo è per natura e per vocazione un essere religioso. Poiché viene da Dio e va a Dio, l'uomo non vive una vita pienamente umana, se non vive liberamente il suo rapporto con Dio.
Concordo, ma su quel “liberamente” avrei di che discutere visti i terrorismi dell'ora di religione, i Corani imparati a memoria e altre sottili violenze perpetrate dalle religioni agli spiriti puri e e le menti innocenti dei bambini.
Come si può affermare che un uomo non può dirsi uomo “se non vive liberamente il suo rapporto con Dio” quando gli si impongono le stesse preghiere?
45 L'uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità: “Quando mi sarò unito a Te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena. Sarà vera vita la mia, tutta piena di Te” [Sant'Agostino, Confessiones, 10, 28, 39].
Sono sostanzialmente d'accordo con Sant'Agostino ma nel contesto, l'art. 45 di sintesi, ci porta a credere in una sorta di vocazione mistica ed inusuale, propria solo dei santi e ci ripiomba nell'impotenza spirituale che da secoli ci è stata trasmessa.
Liberarsene è diventato imperativo.
46 Quando ascolta il messaggio delle creature e la voce della propria coscienza, l'uomo può raggiungere la certezza dell'esistenza di Dio, causa e fine di tutto.
Ancora pressapochismo teologico.. chi sono “le creature”? Cos'è “la coscienza”? E quale “messaggio” ci portano? La colomba ci parla di pace e il parroco di Eucarestia?
La certezza dell'Alfa e l'Omega ci arriva da una coscienza forgiata dai catechismi o dall'auto-coscienza?
47 La Chiesa insegna che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, può essere conosciuto con certezza attraverso le sue opere, grazie alla luce naturale della ragione umana [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3026].
Interessante vedere come la chiesa cattolica si arroghi il compito di insegnare Dio, come se Dio fosse una materia d'esame, come se Dio si potesse insegnare al pari di una formula matematica.
Appare contradditoria poi l'affermazione per cui Dio può essere conosciuto attraverso le sue opere e non quindi attraverso il catechismo..
In merito alla “luce naturale della ragione umana” mi chiedo se gli illuministi sarebbero d'accordo, visto che i lumi della ragione hanno portato una liberazione vera e propria da questo Dio antropomorfo e dall'oscurantismo di inferni, mea-culpa e sacramenti vari.
48 Partendo dalle molteplici perfezioni delle creature, similitudini del Dio infinitamente perfetto, possiamo realmente parlare di Dio, anche se il nostro linguaggio limitato non ne esaurisce il Mistero.
Ecco l'assurdo delle religioni tutte: “possiamo realmente PARLARE di Dio”.
Certo se ne può parlare all'infinito, intellettualmente risulta essere uno degli argomenti più intriganti per la ragione umana, la sfida all'ignoto che diventa noto. Ma chi vede il divino non ha bisogno di parlarne perché lo incarna e ne diventa una vera espressione, testimoniando che la fede è relativa di fronte alla forza e la bellezza che sprigiona il suo essere, sintonizzato con l'universo..
Ma per arrivarci ha seguito la sua voce interiore, il suo cuore, nessun sermone...
49 “La creatura senza il Creatore svanisce” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]. Ecco perché i credenti sanno di essere spinti dall'amore di Cristo a portare la luce del Dio vivente a coloro che lo ignorano o lo rifiutano.
Altra perla di ottusità..
Se la creatura non ha creatore che creatura è? Capirei se si parlasse di Entità, di identità, allora potremmo anche pensare che si autogenera, che è creatore e creatura stessa, una coscienza intelligente che si specchia per prendere coscienza di sé, col Fiat dell'Idea.
Uno e Molteplice.
Questa manìa dei credenti-creduloni di fare proselitismo persecutorio “spinti dall'amore di Cristo” ci riporta alla metodica “parlare-di-dio”, quando invece, a partire da bambini, si apprende dall'esempio e dalla testimonianza dell'esperienza.
Coloro che “ignorano Dio” o “lo rifiutano” sono spesso coloro che ignorano i catechismi e rifiutano il dio degli Eserciti che questi sedicenti paladini del Cristo portano in giro, seminando paure.
(Cit. le cospirazioni di khutumi)
Ma proprio questi incontrano Dio e lo ribattezzano per non confonderlo col Dio Padre Padrone..
Chi rifiuta in cuor suo l'idea del divino, come il figliol prodigo, è colui che lo incontra veramente prima o poi. Chi sono i credenti per giudicarlo?
Se fossero spinti davvero da un amore cristico incondizionato, capirebbero che ognuno porta in sé un seme di verità e accetterebbero il sentiero di ognuno, maestro di se stesso nell'intimo del cuore.
CAPITOLO SECONDO
DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO
50 Per mezzo della ragione naturale, l'uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l'uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3015]. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l'eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.
Al di là delle arbitrarie e dogmatiche affermazioni anche qui si ribadisce occultamente che le religioni cristiane detengano la verità assoluta. Chiaramente il monopolio del Cristo va ai cattolici ai quali sembra che Dio si riveli in esclusiva..
la centralità di Gesù Cristo, come tabernacolo di benevolenza dell'Onnipotente, continua ad essere la scappatoia teologica per allontanare il Brahman dall'uomo.
Fa sorridere la “decisione del tutto libera” di Dio, l'unico che non necessita di dispensa papale..:)
Articolo 1
LA RIVELAZIONE DI DIO
I. Dio rivela il suo “disegno di benevolenza”
51 “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2].
Dunque si desume che prima della venuta del Cristo l'umanità brancolasse in uno stato semi-animale e non conoscesse l'aspetto divino della vita (e per divino intendo la straordinaria intelligenza cosmica che si evolve nel non-tempo, nel non-spazio).
Mettere Gesù come fulcro della Rivelazione divina significa ignorare volutamente tutte le forme religiose di altre culture, dove il Divino viene percepito come Divino-Tutto.
E' infine implicito considerare che la divinità, secondo il c.c., si incarna solo nel Cristo e non in tutte le creature, le quali possono solo brillare di luce riflessa, adorando e confidando nel pastore del gregge.
52 Dio che “abita una luce inaccessibile” (⇒ 1Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farne figli adottivi nel suo unico Figlio [Cf ⇒ Ef 1,4-5 ]. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.
Che frasi fatte! Quanta coreografia questo catechismo cattolico! Le citazioni evangeliche (“abita una luce inaccessibile”) sono sempre mirate a farci sentire tagliati fuori e infatti tirorniamo al concetto di “figli adottivi” o figli di un dio minore..
Secondo il c.c. Senza gesù saremmo incapaci di rispondere-conoscere-amare Dio ma ciò non risulta essere vero alla luce della conoscenza di altre filosofie quali l'indù o il taoismo e altre.
53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo “con eventi e parole” che sono “intimamente connessi tra loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2] e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una “pedagogia divina” particolare: Dio si comunica gradualmente all'uomo, lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.
Sant'Ireneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l'immagine della reciproca familiarità tra Dio e l'uomo: “Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la volontà del Padre” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 20, 2; cf p. esempio 3, 17, 1; 4, 12, 4; 4, 21, 3].
Per i figli adottivi c'è una pedagogia differenziale..
“Eventi e parole intimamente connessi tra loro”? Cos è un indovinello?
Insomma il dio Padre-Padrone si rivela parco di sé; ma in quante vite? Una sola? Diciamolo, perchè se si rivela subito o aspetta che ci avviciniamo alla morte, le cose cambiano..
E ci fa chiedere se a qualcuno non si rivela mai.. che sfiga! Pinco Pallino è nato inutilmente e questo dio non l'ha degnato neanche di uno sguardo!
Forse perché non andava in chiesa, quella chiesa.. Tanto una vale l'altra..
Sistemi di credenze che muovono una macchina di Potere.
Però caspita.. qui l'uomo si fa dimora. Una specie di contenitore psichico pilotabile come tira il vento.. Al pari delle possessioni, Sant'Ireneo (ma chi è mai costui?) immagina che Dio abiti l'uomo come un vestito.. fatto di atomi vivi in un Tutto indifferenziato.
Ma che coscienza hanno questi atomi di esistere? Fa differenza? Esistono.
Allora prima si dice che Dio si conosce in tutto ciò che non è, ora si dimostra che Dio abita in ciò che è.
Voi mi direte: il-libero-arbitrio-dove-lo-metti?
“Dio ti abiterà quando crederai in Lui” - ti rispondono
Secondo me Dio non si è mai spostato da lì, è sempre lì, non ci affitta, né trasloca..
L'effimera identità di ognuno non è che uno scherzo della mente digitale, dove dio diventa un'altra teoria su cui speculare e niente più.
L'abissale antitesi fra l'”Egli è” dei credenti e l'”Io Sono” dei risvegliati, in fondo rappresenta la stessa medaglia. Ma se voi, preti, volete espandere il “Verbo incarnato” smettetela di predicare dogmi e lo vedrete sbocciare intorno a voi.
II. Le tappe della Rivelazione
Fin dal principio, Dio si fa conoscere
54 “Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3]. Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.
Necessario qui tradurre cosa si intende esattamente per “Verbo”, ho cercato e ricercato ma nel sito web del Vaticano non esiste un glossario, un dizionario teologico, nulla. Avrei dovuto leggermi tutte le encicliche con titolo in rigoroso latino non tradotto, una sequela di rorarum.. Continuerò la mia ricerca nei siti cattolici, se qualcuno avesse notizia, prego di scrivermi all'indirizzo: nowage@email.it
In ogni caso si deduce che in tutte le cose create Dio dà testimonianza di sé, fuorché negli uomini che, prima, dovranno attraversare la via della salvezza.
E' curioso notare che si menziona una “intima comunione” con Dio da parte di Adamo ed Eva (i progenitori) senza però spiegare come essa si manifesta.
Ma, si sa, restare nel vago e sfoderare saccenza mantiene saldo il “Mistero di Dio”.
55 Questa Rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realtà, “dopo la loro caduta, con la promessa della Redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].
“Quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la tua amicizia, tu non l'hai abbandonato in potere della morte... Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].
Naturalmente qui si danno per scontate la credenza della favola di Adamo ed Eva, il dogma di peccato e quello di redenzione.
L'interpretazione di Genesi, testo altamente semiotico, è puramente letterale e “il frutto della conoscenza del bene e del male” viene visto come “una caduta”.
Caduta di stile di vita, in definitiva, in quanto dall'Eden si passa ad una landa desolata dove Eva sarà punita a partorire con dolore. Molte sono state le interpretazioni a questo primo libro biblico, più o meno fantasiose, più o meno simboliche. La più superficiale è senz'altro quella cattolica che per frutto identifica una mela (intervista Rai a Ratzinger nel 19..)
In realtà Bene-Male sono il simbolo per eccellenza della dualità, del codice binario che usa la mente per spiegare il mondo fisico, fondato su concetti di attrazione e repulsione, di vuoto e di pieno. Oltre la visione meccanicistica, oggi si aprono i confini della quantistica, dimostrando che onda e particella sono imprenscindibili, sperimentando le enne dimensioni in cui l'illusione della materia si manifesta ai nostri sensi.
La “caduta” di Genesi ci mostra la perdita dell'unità, dell'integrità e quindi della risonanza con la creazione, nell'ipnotico lavorìo del cervello rettiliano.. Ma ciò non deve essere considerato peccato (il peccato non esiste) ma anzi, condizione essenziale per il cammino dell'autocoscienza umana, per cui il processo di ascesi e la liberazione diventano conquiste, solo così l'espressione divina si compie, nella consapevolezza.
L'art. 55 del c.c. Ci invita invece a perseverare “nella pratica del bene”, dando forza al contrario ovvero perseverare nella pratica del male, che diventa una condizione inconscia di chi non pratica i sacramenti e i comandamenti della chiesa chioccia.
Questo sottolineare la dualità rende le religioni obsolete e involutive per un'umanità che sta superando il senso di colpa di “Adamo ed Eva”.
L'Alleanza con Noè
56 Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L'Alleanza con Noè dopo il diluvio [Cf ⇒ Gen 9,9 ] esprime il principio dell'Economia divina verso le “nazioni”, ossia gli uomini riuniti in gruppi, “ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni” (Gen 10,5) [Cf ⇒ Gen 10,20-31 ].
Si passa da un'analisi individuale (peccato originale visto come disobbedienza interiore a Dio) ad un concetto di unità collettiva. Si mette in ballo Noè, il genere umano, le nazioni, questo dio tutto intento a salvare l'umanità appare un Babbo Natale più che l'Eterno..
Particolarmente interessante scoprire che il Dio cattolico esercita anche l'”Economia divina”, col pallottoliere cosmico suddivide le razze e gestisce l'8 per mille..
Ridicolo.
57 Quest'ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni, [Cf ⇒ At 17,26-27 ] ha lo scopo di limitare l'orgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità, [Cf ⇒ Sap 10,5 ] vorrebbe fare da se stessa la propria unità alla maniera di Babele [Cf ⇒ Gen 11,4-6 ]. Ma, a causa del peccato, [Cf ⇒ Rm 1,18-25 ] sia il politeismo sia l'idolatria della nazione e del suo capo, costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa Economia provvisoria.
Qui siamo oltre il ridicolo, siamo al demenziale.
Si menziona l'umanità fuori dal tempo e la si definisce “decaduta”, “malvagia”, intrisa di perversioni. Ma ben inteso, è un “Economia provvisoria” del demiurgo e tutti saranno prima o poi messi a bilancio.
Secondo il cattolicesimo le nazioni sono nate per “limitare l'orgoglio”, io vorrei sapere quale storico e quale antropologo cattolici si sentono di sottoscrivere questa affermazione.
Il processo di crescita religiosa viene fatto partire da un non precisato politeismo, cancellando arbitrariamente tutti i secoli di animismo e senza approfondire il cammino evolutivo in relazione al sistema sociale ed economico. (cfr dio laico)
In merito all'”idolatria della nazione e del suo capo” mi chiedo con quale coraggio i catechisti si indignino quando, Vaticano e Papa, sono considerati da essi stessi mèta della più grande adorazione.
58 L'Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, [Cf ⇒ Lc 21,24 ] fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle “nazioni”, come “Abele il giusto”, il re-sacerdote Melchisedech, [Cf ⇒ Gen 14,18 ] figura di Cristo, [Cf ⇒ Eb 7,3 ] i giusti “Noè, Daniele e Giobbe” (⇒ Ez 14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l'Alleanza di Noè nell'attesa che Cristo riunisca “insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi” (⇒ Gv 11,52).
Si esigerebbe un po' di chiarezza in questa cronostoria sommaria dei tempi biblici, invece bisogna accontentarsi di sapere che fino all'arrivo di Gesù, le “nazioni” hanno goduto di soli cinque uomini, uno dei quali “re-sacerdote” e quindi una specie di Papa.
Non voglio qui entrare nel dettaglio storico di quei tempi, non è mia competenza né interesse fare una ricerca sui cinque personaggi, ma l'intento è sempre quello di sottolineare la superficialità e la faziosità del c.c..
(note biografiche dei 5)
Dio elegge Abramo
59 Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie Abraham chiamandolo fuori dal suo paese, dalla sua parentela, dalla casa di suo padre, [Cf ⇒ Gen 12,1 ] per fare di lui Abraham, vale a dire “il padre di una moltitudine di popoli” (⇒ Gen 17,5): “In te saranno benedette tutte le nazioni della terra” (Gn 12,3 LXX) [Cf ⇒ Gal 3,8 ].
Si deduce dunque una lettura simbolica del Vecchio Testamento, laddove il popolo di Abramo è “tutta l'umanità dispersa”, vi si intuisce un Abramo patriarca non genealogico ma spirituale. Inoltre gli Ebrei vi leggono solo diaspora..
60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della promessa fatta ai patriarchi, il popolo della elezione, [Cf ⇒ Rm 11,28 ] chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nell'unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio; [Cf ⇒ Gv 11,52; 60 ⇒ Gv 10,16 ] questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventati credenti [Cf ⇒ Rm 11,17-18; 60 ⇒ Rm 11,24 ].
Ecco da dove nasce il razzismo! Il popolo eletto ha un padre, quel padre viene da una terra (..una a caso..) e andrà nella fantomatica Terra promessa (..una a caso..) E come per le linee di nobiltà, gli araldi e le leggende si sprecano.
Quindi l'adunata abbia inizio! Quante brave persone convinte di essere iscritte nelle fila del “popolo eletto”, conosco.. Ti guardano con fare compassionevole, ti giudicano pagano e cercano disinteressatamente di portarti in confessionale con tutte le loro forze e fino a un certo punto; poi demordono, per loro sei perduto, non sei in realtà un vero eletto, né un vero essere umano..
La botanica non è il mio forte ma parlare di radici e di innesti significa distinguere il fiume dagli affluenti. O meglio, ritenere che i credenti, preferibilmente cattolici, siano i veri figli di Dio, gli altri quelli adottivi.
Le radici del “popolo della elezione” tornano però ad Abramo e la contesa riparte, ogni volta più sottile.
L'art. 60 sulle “tappe della Rivelazione” è sconcertante.
61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dell'Antico Testamento sono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa.
InsommaSant'Abramo è sempre meglio tenerselo buono..
Dio forma Israele come suo popolo
62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell'Egitto. Conclude con lui l'Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua legge, perché lo riconosca e lo serva come l'unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].
L'epopea continua e anziché scoprire il significato nascosto di tutte queste alleanze divine, ritroviamo improvvisamente Mosè e prende forma il popolo eletto, o d'Israele, arriva la legge scritta e l'attesa del Salvatore si fa sempre più promettente.
L'ottica di delegare a qualcuno la propria salvezza prende forma.
63 Israele è il Popolo sacerdotale di Dio, [Cf ⇒ Es 19,6 ] colui che “porta il Nome del Signore” (⇒ Dt 28,10). È il Popolo di coloro “a cui Dio ha parlato quale primogenito”, [Messale Romano, Venerdì Santo: Preghiera universale VI] il Popolo dei “fratelli maggiori” nella fede di Abramo.
Si ribadisce quindi la supremazia del popolo ebraico, sempre nell'interpretazione territoriale e la Bibbia assume quell'universalità che ancora la contraddistingue.
Nel nome di esclusivo ruolo di “fratelli maggiori” sono state perpetrate le violenze più efferate, più protatte nel tempo e la Terra Santa è il territorio più militarizzato del mondo. Ironia della sorte o ulteriore prova che le religioni sono nefaste?
Utili alla crescita solo se integrate una con l'altra, come un tetraedro.. così come ogni forma mentis coglie un aspetto diverso della realtà, complementare agli altri.
La concezione orientale, ad esempio, così come la fisica quantistica, è “intrinsecamente dinamica”, dove “il cosmo è visto come una unica realtà indivisibile, in eterno movimento, animata, organica: materiale e spirituale nello stesso tempo” (1), onda e particella, vuoto e pieno.
Anche le Sacre Scritture o tradizioni orali di ogni tempo e luogo riportano ad un'unica realt&agrav