DISINTOSSICARSI DAL CATECHISMO CATTOLICO
ANALISI CRITICA E SPIRITUALE AL CATECHISMO
DELLA CHIESA ROMANA APOSTOLICA,
FONDATRICE DEL CATTOLICESIMO
Premessa
E' stato un impulso, una pulsione dal profondo a muovermi su questo tema.
Commentare il Catechismo che per quarant'anni ha influenzato il mio pensiero, la concezione di vita e di morte ed un mondo inconscio infantile coi suoi sacramenti impostimi, significa “buttar fuori”, come se la catarsi fosse finita e le elaborazioni interiori volessero espellere le tossine di autoritarismo paternalistico, nei secoli dei secoli..
Dal titolo sembra voglia impostare la cosa come un manuale, in realtà non ho ancora iniziato a cimentarmi e non c'è stata lettura preventiva, ogni articolo del catechismo cattolico susciterà in me una reazione di getto inedita.
Prenderò in analisi sia il Catechismo completo del 1992, sia il Compendio tascabile del 2005.
Non voglio spendere troppe parole nella premessa-rigurgito, ma solo accantonare per un attimo l'infinita comprensione dei processi storici dell'umanità, la compassione per ogni creatura vivente ed ogni altra visione universalistica, atemporale, multidimensionale..
Entrare passo passo nel Catechismo scritto e analizzare razionalmente ogni virgola significa per me ribadire la libertà di coscienza e prevenire la caccia alle streghe nel Quinto Mondo, dove il cattolicesimo recluta nuovi adepti.
E' venuto il momento che le menti semplici come può essere la mia, riconoscano i condizionamenti nefasti della propria religione di Stato. Qui in Italia siamo il gregge in prima linea, l'ingerenza cattolica impera e per noi italiani è davvero più arduo uscire da certi paradigmi del vecchio mondo.
Tenterò col mio linguaggio comune non dotto, e con il confronto diretto col Catechismo di raccontare come sia riuscita a disintossicarmi dall'oppio dei popoli e a riconoscere “apostoli” al di fuori di qualsiasi chiesa.
Naturalmente risalterà la mia personale concezione religiosa, in effetti sto scrivendo più per me stessa.. se non risuona con voi lasciatela andare e seguite solo la vostra Fonte.
paolaics
Monfalcone, 7 Giugno 2004
Fonte: http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_P1.htm
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
PREFAZIONE
“Padre... questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (⇒ Gv 17,3). “Dio, nostro Salvatore, ... vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” ⇒ 1Tm 2,3-4). “Non vi è... altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (⇒ At 4,12) che il Nome di Gesù.
Una prefazione fatta di citazioni evangeliche, la prima delle quali nientemeno che giovannea.. un'estrapolazione che muove il suo intento a far anelare a vita eterna e a riconoscere il vero in Cristo. Dal Vangelo ci sarebbero migliaia di citazioni da prendere a incipit, il farlo con la parola “Padre” ci mette subito davanti l'aspetto maschile della manifestazione fisica e metafisica. Una visione monca.
Un approccio che induce il “fedele” ad immaginare la figura paterna la quale, per lunghi millenni, è stata intimidatoria e inquisitrice, simbolo di tutta l'aggressività del Maschile.
“L'unico vero Dio” s'impone e manda emissari come se si trattasse di un'Entità a se stante da noi ma della quale dobbiamo avere conoscenza, secondo il catechismo cattolico <c.c.> , senza capire in che modo venirne a conoscenza. La metologia di studio è riservata al dogma “Io credo”, il mantra iniziale che ci mette già al muro.
La premessa prosegue con i primi catechisti, Gesù è già morto, sepolto e resuscitato che i primi preti dettano le loro personali rivelazioni.
“Dio” diventa “Salvatore” e quindi ciò sottointende che dobbiamo essere salvati da qualcosa o qualcuno e ci mettiamo subito in una posizione di all'erta, di disagio, più disponibili alla protezione influente che possa salvaguardarci.
Ma da che cosa? Da noi stessi che ci allontaniamo dal nostro sentire per abbracciare apparenti sicurezze? Da qualche male oscuro? Ce lo dicano per favore! Dobbiamo essere salvati dalla punizione o dal nostro karma?
Questo “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati” e, a parte il fatto che si continua ad ignorare da che cosa, si noti che le signore donne ne sono bell'e che escluse.
La salvezza di Eva non è così scontata, forse dovrà pagare ancora qualche millennio la sua leggerezza? Ma questa è un'altra storia da scriverci un manuale per l'assoluzione di Eva..
Seconto I Timoteo anche la conoscenza della Verità è riservata ai maschietti.
Conoscenza-Verità, le colonne portanti di ogni filosofia vengono liquidate come volontà superiore e non come ricerca interiore.
Si presume peraltro che tutto ciò che questo Dio onnipotente vuole, così sia, pertanto siamo tutti già salvi e a conoscenza della Verità.
E' interessante constatare che nella prefazione al c.c. non si esprima una universale concezione del Divino quanto si divinizzi puramente la figura di Gesù, Avatar fra gli Avatar, e unico mezzo di salvezza per i comuni mortali.
In Atti 4, 12 si ribadisce che sotto il cielo c'è un “Nome” che salva gli “uomini”, nome scritto maiuscolo che all'unico vero Dio non viene riservato (“che conoscano te”) risaltando così la centralità di Gesù e quindi della Chiesa che i suoi apostoli avrebbero fondato, ovvero la Chiesa Cattolica.
Che il Maestro, detto il Cristo, ci abbia fornito ampia ispirazione per salvarci dal nostro ego è certamente vero e verificabile, ma purtroppo l'impostazione del c.c. presuppone un totale abbandono fideistico a scapito di un lavoro individuale di evoluzione e dalla premessa appare chiaro che nessuno potrebbe nemmeno anelare ad eguagliare Gesù, ereticamente detto Unigenito di Dio.
I. La vita dell'uomo - conoscere e amare Dio
1. Dio , infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l'uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Per questo, in ogni tempo e in ogni luogo, egli è vicino all'uomo. Lo chiama e lo aiuta a cercarlo, a conoscerlo, e ad amarlo con tutte le forze. Convoca tutti gli uomini, che il peccato ha disperso, nell'unità della sua famiglia, la Chiesa. Lo fa per mezzo del Figlio suo, che nella pienezza dei tempi ha mandato come Redentore e Salvatore. In lui e mediante lui, Dio chiama gli uomini a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e perciò eredi della sua vita beata
E' sconvolgente trovarsi di fronte ai grandi dogmi della Chiesa Cattolica e, in linea di massima anche delle altre chiese cristiane, ridotti a tali banalità, a postulati senza radici, a una fede data per scontata senza analisi e filosofia.
Dire che Dio è “infinitamente perfetto” è quanto di più fuorviante possa venire impresso nella mente dei bambini e delle menti semplici, agli animi tiepidi o, qualcuno direbbe, ai “corpi docili”.
Il concetto morto di “perfezione” preclude il cammino stesso di Evoluzione, significa affermare la fine di un processo.
Risulta anche essere la prima contraddizione sostanziale, foriera di dubbi e confusione, se ci rifacciamo al versetto biblico “fatti a mia immagine e somiglianza” e quindi “infinitamente perfetti e beati”. Visto che tali non veniamo ritenuti si allude che questa somiglianza sia da attribuire a un aspetto di noi inconoscibile e alieno, allusione questa, che diventa fonte di grande frustrazione interiore.
E' fondamentale che io chiarisca il concetto di perfezione per non essere messa al rogo come blasfema e lo faccio con le parole del Tantra, citando Osho che scrisse:
“E' perché noi pensiamo alla perfezione come qualcosa di definitivo, qualcosa che ha raggiunto il suo completo sviluppo e non può crescere oltre. Ma una tale perfezione è una perfezione morta, se non può crescere oltre, è una perfezione morta. Dio non è perfetto a quel modo: Dio continua a crescere. E' perfetto, nel senso che non gli manca nulla; ma va di perfezione in perfezione, continua a crescere. E' evoluzione: non dall'imperfezione alla perfezione, ma dalla perfezione a una perfezione sempre più perfetta.”
Da questo ribaltamento di paradigma si giunge alla concezione di co-creazione, ovvero alla nostra attiva partecipazione all'evoluzione del manifesto. S'intende qui includere il concetto di immanenza intrinseco nell'esistenza e certamente oscurato nel c.c..
La Chiesa afferma che da Dio veniamo e a Dio torniamo, quello che accade nel frattempo poco conta per i catechisti cattolici, la vita si riduce a una stazione dove soffermarsi ignari dell'itinerario e del senso stesso del viaggio.
A prescindere dal fatto che l'Universo permea ogni dimensione vibratoria e che, se vogliamo chiamare Dio questa totalità, non c'è davvero scampo, vogliamo almeno dargli un senso?
L'ideologia creazionista e fideistica ha portato solo danno, soprattutto se impostata in maniera così degradante per l'essere umano che, con la scusa dell'umiltà, si è visto togliere tutto il potere creativo, afflitto, ribelle o crogiolato in questo destino preconfezionato dai preti.
Liberarsi da questa pochezza senza voler diventare onnipotenti, è uno dei primi ardui passi da intraprendere per liberarsi dai condizionamenti atavici cattolici.
Sentirsi co-creatori della realtà temporale ci sbarazza sia degli alibi ipocriti sia della profonda frustrazione, ma soprattutto ci rende responsabili e coscienti delle nostre azioni, in una centratura di mente e cuore, col discernimento della luminosa intelligenza.
Tutto ciò si riassume nella fatalistica attitudine cattolica a stravolgere la verità interiore a pro di un calcolato intento di ridurre l'umanità all'impotenza.
Il primo comma recita quindi che Dio, “infinitamente perfetto e beato in se stesso” ci ha creati “liberamente” per un disegno di pura bontà” per renderci partecipi della Sua vita beata.
Fa qui sorridere quel “liberamente”, come se Dio/Dea avesse bisogno di dispense particolari per manifestarsi, e comunque “ci ha creati” con lo scopo benevolo di renderci partecipi.
Qui finalmente si accenna a una partecipazione umana, si intravede come lo spirito religioso porti all'elaborazione del proprio sentire interiore. Purtroppo però la continuazione del periodo induce pesantemente a credere che senza il supporto esterno del Dio trascendente-Dio creatura, saremmo alla stregua di amebe rintronate.
Resta infatti sempre sottointesa la trascendenza e negata l'immanenza. Da qui la naturale conseguenza della cieca e totale fiducia nella Chiesa Cattolica che gli esseri umani dovrebbero riconoscere come interprete del Divino assoluto in terra.
Affermare che solo per mezzo del Redentore Gesù l'umanità possa conoscere e sperimentare l'Unità, significa negare a miliardi di persone di altre culture questo privilegio.
Significa innescare una competizione religiosa basata sulla supremazia di un credo anziché un altro, seppur monoteista ma che riconosce la grandezza di altri Maestri spirituali vissuti in tutte le epoche e a tutte le latitudini.
Questa la base del c.c. che per concludere in bellezza il suo incipit ci bolla come “figli adottivi”, dei trovatelli riconoscenti per un'eredità di una beatitudine che non troveranno mai, schiacciati dalla castrazione di essere orfani comunque sia.-
2. Affinché appello risuonasse per tutta la terra, Cristo ha inviato gli Apostoli che aveva scelto, dando loro il mandato di annunziare il Vangelo: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (⇒ Mt 28,19-20). Forti di questa missione, gli Apostoli “partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano” (⇒ Mc 16,20).
Questo secondo punto tende a sottolineare l'investitura della Chiesa in un processo di cristianizzazione mondiale, inneggiando il pensiero-unico, negando che la Verità usa miliardi di vie per svelarsi. Se è vero che Gesù disse io sono la Via, la Vita, la Verità e se è anche vero, come scrisse Dostoevskji che se provassero che Dio è fuori da Gesù preferirei stare con Gesù piuttosto che con Dio, è anche vero che nessuno è uguale a nessuno. Quindi Gesù indusse nell'annientamento dell'io, dell'affermazione di sé in quanto esseri divini al suo pari.
Interpretando questa sua superiorità gerarchica, che peraltro si può ben che accettare vista la sua statura, si nega però l'incommensurabile varietà di identità manifeste, ognuna delle quali tesa a una perenne ricerca di beatitudine, benessere, benevolenza. Proiettare questo anelito nella devozione totale e nell'imitazione di un grande Maestro è segno di immaturità spirituale, di ignoranza o di ripiego alle proprie castrazioni sociali e oppressioni economiche.
Non so se Gesù disse “andate e ammaestrate”, si pone sempre la spinosa questione delle traduzioni, comunque sia qualcuno cominciò a divulgare i suoi insegnamenti, le sue parabole e i suoi prodigi con la materia, facendo risuonare il suo nome in ogni angolo del pianeta. Molte chiese parlano per suo nome, ognuna lo vuole in esclusiva ma non dimentichiamo che molte altre chiese parlano per nome di altri maestri, portatori dello stesso Dio d'Amore e con un linguaggio consono alla forma mentis di altri popoli. Ma vedremo più avanti il concetto di Coscienza Cristica, comune a tutti gli Avatar e destinata a incarnarsi in un'intera umanità di Avatar.
Se vogliamo discostarci dall'analisi delle virgole per un attimo e guardare la storia con sufficiente distacco critico, potremmo notare come l'evangelizzazione abbia raggiunto davvero molte terre, molti popoli. In questo processo possiamo leggerci due risposte:
La figura del Cristo doveva diffondersi con qualsiasi mezzo nel mondo e, attraverso la conoscenza dei Vangeli ogni cultura avrebbe messo a fuoco quella che è la Coscienza Cristica.
Evangelizzare ha significato di estendere l'influenza e il potere temporale dell'istituzione Chiesa a tutto il pianeta.
Certamente la Chiesa Cattolica e tutte le sue missioni hanno risposto alla prima ipotesi, più coi catechismi che coi Vangeli. Hanno di fatto trascurato di mostrarci cosa significhi “Figlio” dichiarandoci orfani e “Spirito Santo”, con la solita superficiale attitudine di imporci dogmi preconfezionati.
Se la storia ci ha portati a vedere crocifissi horror in ogni paese del mondo, significa che la diffusione della Chiesa Cattolica ha privilegiato la seconda ipotesi, alimentando la cultura del dolore e del senso di colpa, ottimo substrato emotivo per i sudditi.
In quanto agli apostoli mi risulta che , seppur le presunta ossa di Pietro siano sepolte sotto il Vaticano, un tale Paolo di Tarso abbia dato inizio all'impero Vaticano e lo abbia fatto con i metodi di un prete e non di un apostolo.
Certo non sta a me giudicare tale San Paolo, ma sono stanca di veder oltraggiato il nome di Gesù da migliaia di frange cristiane e confessioni “talebane”, che come comari ne strappano le vesti per accapparrarselo.
3. Coloro che, con l'aiuto di Dio, hanno accolto l'invito di Cristo e vi hanno liberamente risposto, a loro volta sono stati spinti dall'amore di Cristo ad annunziare ovunque nel mondo la Buona Novella. Questo tesoro ricevuto dagli Apostoli è stato fedelmente custodito dai loro successori. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a trasmetterlo di generazione in generazione, annunziando la fede, vivendola nell'unione fraterna e celebrandola nella Liturgia e nella preghiera [Cf ⇒ At 2,42 ].
Ci sono tre elementi portanti in questo 3° paragrafo dell'introduzione al c.c..
Il primo è la constatazione dell'esorbitante numero di individui che hanno cercato e cercano salvezza in Cristo, chi per comunione nel Dio d'Amore, chi per paura dell'inferno.
Il secondo elemento da analizzare è la trasmissione della Conoscenza intesa come dottrina segreta (in effetti ci sono voluti gli Anabattisti e Lutero per tradurre le Scritture dal latino).
Quel “annunziando la fede” diventa uno sfoggio canonico, un continuo raccontare cosa predicò il Cristo, citando pure suoi aforismi ma senza necessariamente incarnarli.
Come i Testimoni di Geova che fanno a gara per chi impara a memoria capitoli e versetti..
Ma se io parlo anche per 24 ore di cosa significhi essere illuminati e di come si può raggiungere l'illuminazione, questo non significa che io sia illuminata e quindi farei forse meglio a tacere..
Il terzo elemento è la Liturgia, questo retaggio primitivo di ritualità simbolica, di soggezione al magico ed esoterico gioco del pane e del vino e di altre amene usanze instaurate da vescovi e papi e non certo da Gesù.
Una delle prime paure di cui ho dovuto liberarmi è stata quella dell'angusto ricordo dello sgabuzzino confessionale. Nella mente di un bambino l'intermediazione con Dio da parte di un sacerdote, non fa che allontanarlo dal suo intimo sentire la vicinanza col divino, la sua stessa divinità.
Ma siccome la scuola di Stato non si è ancora liberata dai ricatti confessionali, ancora oggi milioni di bambini sono costretti a frequentare catechismo e quindi a doversi rinchiudere nello sgabuzzino a recitare il Mea Culpa.
Quante generazioni ancora vedremo soggiogate dai sacramenti?
II. Trasmettere la fede - la catechesi
4. Molto presto si diede il nome di catechesi all'insieme degli sforzi intrapresi nella Chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Gesù è il Figlio di Dio, affinché, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo Nome, per educarli ed istruirli in questa vita e così costruire il Corpo di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 1; 2].
Trasmettere la fede è di per sé un'attività inutile e quantomeno presuntuosa.
Si può trasmettere una dottrina ma non una fede, che è quanto di più individuale e volontaristico. La fede non si può insegnare né imporre come se fosse materia di studio. Se il papa intendeva affermare che “aiutare gli uomini a credere” è uno degli sforzi maggiori dei catechisti, egli presuppone che il farlo sia uno sforzo e quindi un'opera di convincimento.
Senza nulla togliere alla buona volontà di chi trasmette le parabole con l'esempio di vita, con le opere, ritengo che “fare discepoli” non sia mai stata una preoccupazione di Gesù, il quale ha accolto fra le sue fila chi ha deciso di mollare tutto e seguirlo per sua libera scelta.
E' interessante notare come comunque questi sforzi siano rivolti ad inculcare il dogma che “Gesù è Figlio di Dio”. Come si può fraintendere che il Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili si sia limitato a creare un solo figlio? Entra qui un'altra contraddizione suprema: siamo o non siamo tutti figli di Dio? La C.C. ha liquidato questo dilemma definendoci “figli adottivi” ma è lampante che questa manovra non convinca. Uomini e donne dotati di discernimento, le menti più acute saranno destinate all'ateismo o all'agnosticismo con un Dio così.
5. “La catechesi è un'educazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana” [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 1; 2].
Educare significa affinare le attitudini, le capacità, significa sviluppare le virtù, ma la fede non è una virtù, è un atto di volontà.
Considerando che per fede si intende un'adesione incondizionata ad un credo, senza bisogno di prove di fatto o di dimostrazioni logiche, se ne deduce che può nascere solo dal nostro intimo.
Ci si pone ora il quesito se nasciamo con una fede latente nel Divino o se l'abbracciamo per scelta.
E' difficile rispondersi poiché siamo immersi in una cultura millenaria dove la fede è per dogma una virtù innata, e non la mèta di un percorso interiore nei perché universali.
L'ideologia cattolica si autoerge a strumento di “iniziazione” di “pienezza della vita cristiana”
Per praticare la chiesa cattolica è dunque necessaria un'iniziazione, come in una qualsiasi setta esoterica; diventa necessario frequentare le catechesi per fare nostri i precetti fin qui presentati, e che andremo ad analizzare fino all'ultimo capitolo.
Tutto ciò viene definita “dottrina cristiana” ma sarebbe più corretto definirla quale essa è, ovvero dottrina cattolica.
6. Senza confondersi formalmente con essi, la catechesi si articola in un certo numero di elementi della missione pastorale della Chiesa, che hanno un aspetto catechetico, che preparano la catechesi o che ne derivano: primo annuncio del Vangelo, o predicazione missionaria allo scopo di suscitare la fede; ricerca delle ragioni per credere; esperienza di vita cristiana; celebrazione dei sacramenti; integrazione nella comunità ecclesiale; testimonianza apostolica e missionaria [Cf ibid].
Certamente nasciamo con un seme di fede, nello sfumato ricordo di feto cosmico, lo si può verificare nei bambini che, anche senza condizionamenti di sorta, anelano all'invisibile comprensione suprema. E probabilmente la maturiamo nel ciclo di Samsara, il ciclo di vite e morti percorso da identità a identità, dimentichi della nostra provenienza solo col cervello.
Si arriva ad una fede o forse anche no, ma solo con le proprie gambe.
Voler suscitare la fede in altre persone è, non solo presuntuoso, ma anche invadente. Significa sbandierare la propria come se fosse un traguardo di cui pavoneggiarsi.
Gli atei dicono: “beato chi crede che sa perdonarsi”. Ma lo dicono di chi vedono sereni, col sorriso nello sguardo e non di coloro che vogliono “convertirli”, dai quali peraltro rifuggono energicamente.
Certamente il loro maestro Gesù quando si riferiva alle pecorelle smarrite non stava pianificando le Crociate..
7. “La catechesi è intimamente legata a tutta la vita della Chiesa. Non soltanto l'estensione geografica e l'aumento numerico, ma anche, e più ancora, la crescita interiore della Chiesa, la sua corrispondenza al disegno divino, dipendono essenzialmente da essa” [Cf ibid].
E' qui illuminante constatare a chiare lettere come il C. superi i Vangeli nella dottrina cattolica. Non ho altro da aggiungere, se non che “il disegno divino” è un'invenzione dei preti a loro uso e consumo.
8. I periodi di rinnovamento della Chiesa sono anche tempi forti della catechesi. Infatti vediamo che nella grande epoca dei Padri della Chiesa santi vescovi dedicano alla catechesi una parte importante del loro ministero. È l'epoca di san Cirillo di Gerusalemme e di san Giovanni Crisostomo, di sant'Ambrogio e di sant'Agostino, e di parecchi altri Padri, le cui opere catechetiche rimangono esemplari.
9. Il ministero della catechesi attinge energie sempre nuove dai Concili. A tal riguardo, il Concilio di Trento rappresenta un esempio da sottolineare: nelle sue costituzioni e nei suoi decreti ha dato priorità alla catechesi; è all'origine del Catechismo Romano che porta anche il suo nome e che costituisce un'opera di prim'ordine come compendio della dottrina cristiana; ha suscitato nella Chiesa un'eccellente organizzazione della catechesi; grazie a santi vescovi e teologi, quali san Pietro Canisio, san Carlo Borromeo, san Turibio di Mogrovejo, san Roberto Bellarmino, ha portato alla pubblicazione di numerosi catechismi.
Non viene qui indicato quale tipo di rinnovamento la Chiesa abbia nel tempo affrontato, ma se questo corrisponde alla ristesura del C. nei secoli, possiamo dedurne che il rinnovamento è solo e sempre nei dogmi, adattati e rivisitati per meglio aderire al comune sentire dell'epoca e per meglio insinuarne il ricatto della fede cattolica.
10. Non c'è, quindi, da meravigliarsi del fatto che nel dinamismo generato dal Concilio Vaticano II (che il Papa Paolo VI considerava come il grande catechismo dei tempi moderni), la catechesi della Chiesa abbia di nuovo attirato l'attenzione. Lo testimoniano il Direttorio catechistico generale del 1971, le sessioni del Sinodo dei Vescovi dedicate all'evangelizzazione (1974) e alla catechesi (1977), le corrispondenti esortazioni apostoliche, Evangelii nuntiandi (1975) e Catechesi tradendae (1979). La sessione straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1985 chiese “che fosse redatto un catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale” [Sinodo dei Vescovi 1985, Relazione finale II B a 4]. Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha fatto suo questo desiderio espresso dal Sinodo dei Vescovi, riconoscendo che esso “risponde appieno ad una vera esigenza della Chiesa universale e delle Chiese particolari”, [Giovanni Paolo II, Discorso al Sinodo dei Vescovi del 7 dicembre 1985] e si è alacremente adoperato perché il desiderio dei Padri del Sinodo si realizzasse.
Nel Concilio Vaticano II (1962-65) venne appianata la distinzione fra clero (“kleros” = popolo erede delle promesse di Dio) e il volgo laico (“laòs” = popolo radunato), che proprio attraverso le catechesi assume un'investitura quasi da chierico per diffondere la dottrina nel mondo.
Ma non si può ignorare che per il Concilio il significato di laicità si estende comunque solo al popolo dei battezzati, definito popolo di Dio, di fatto ghettizzando ancora tutti coloro che non sono entrati nell'alveo sacramentale cattolico.
Il loro Dio ha bisogno di un contratto, il rito diventa il linguaggio col quale comunicare con Lui, restando così avulso dall'intimo sentire individuale.
Gli scatenati anni Sessanta che tanto fecero tribolare Paolo VI fecero anche fare appello alla fedeltà del cattolici per mantenere la rotta, tanto che egli, in un'omelìa, ordina implorante alla platea “voi dovete amare il Papa”.
Nell'85, a vent'anni dalla rivoluzione sessuale, in pieno capitalismo d'assalto, il Sinodo dei Vescovi dichiara apertamente la sua ingerenza nella morale pubblica, con tutte le conseguenze di cui siamo stati e siamo testimoni.
Nel 2005 il novello papa Ratzinger proclama “L'etat c'est moi”, lo Stato sono io.. Dio (che è cattolico..) deve entrare nello Stato e probabilmente il nostro Joseph vagheggia ambizoni di Re-Sacerdote..
III. Lo scopo e i destinatari di questo catechismo
11. Questo catechismo ha lo scopo di presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dottrina cattolica sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Concilio Vaticano II e dell'insieme della Tradizione della Chiesa. Le sue fonti principali sono la Sacra Scrittura, i Santi Padri, la Liturgia e il Magistero della Chiesa. Esso è destinato a servire come “un punto di riferimento per i catechismi o compendi che vengono preparati nei diversi paesi” [Sinodo dei Vescovi 1985, Relazione finale II B a 4].
Qui possiamo vedere la gerarchia delle fonti, ovvero in primis la Bibbia, a seguire i Papi “infallibili”, poi il corpus di riti e ritarelli e infine l'intellighentia ecclesiale che interpreta, legifera e scrive Catechismi.
12. Questo catechismo è destinato principalmente ai responsabili della catechesi: in primo luogo ai vescovi, quali maestri della fede e pastori della Chiesa. Viene loro offerto come strumento nell'adempimento del loro compito di insegnare al Popolo di Dio. Attraverso i vescovi, si rivolge ai redattori dei catechismi, ai presbiteri e ai catechisti. Sarà di utile lettura anche per tutti gli altri fedeli cristiani.
E' per questo che ho deciso di commentare il catechismo, perché è come l'abbecedario del cattolicesimo.
IV. La struttura di questo catechismo
13. Il piano di questo catechismo si ispira alla grande tradizione dei catechismi che articolano la catechesi attorno a quattro “pilastri”: la professione della fede battesimale (il Simbolo), i sacramenti della fede, la vita di fede (i comandamenti), la preghiera del credente (il “Padre nostro”).
Sintesi di questa dottrina risulta quindi essere solo una sequela di ritualità.
Il battesimo, gli altri sacramenti, i 10 comandamenti, la preghierina preconfezionata: quattro paletti da imparare a memoria, quattro comodi argini nei quali lavarsi la coscienza e rifuggire se stessi, con la propria sofferenza di esistere per capire il perché dell'esistenza e magari infine, elevare un canto, una propria intima preghiera inedita e speciale..
Parte prima: La professione della fede
14. Coloro che per la fede e il Battesimo appartengono a Cristo devono confessare la loro fede battesimale davanti agli uomini [Cf ⇒ Mt 10,32; ⇒ Rm 10,9 ]. Perciò, il catechismo espone anzitutto in che cosa consiste la Rivelazione, per mezzo della quale Dio si rivolge e si dona all'uomo, e la fede, per mezzo della quale l'uomo risponde a Dio (sezione prima). Il Simbolo della fede riassume i doni che Dio fa all'uomo come Autore di ogni bene, come Redentore, come Santificatore, e li articola attorno ai “tre capitoli” del nostro Battesimo, e cioè la fede in un solo Dio: il Padre Onnipotente, il Creatore; e Gesù Cristo, suo Figlio, nostro Signore e Salvatore; e lo Spirito Santo, nella santa Chiesa (sezione seconda).
Intanto vorremmo capire cosa significhi “appartenere a Cristo”, perché se vogliamo intendere che siamo consapevoli d'una percezione di risonanza con l'Uno, con la coscienza cosmica, il manifesto (l'unigenito), e intendiamo quindi che appartenervi è incarnarla scientemente, allora permettetemi di trovare questa locuzione criptica e fuorviante.
In realtà nel C. si intende tutt'altro perché questa “appartenenza” è fondata sulla fede e sul battesimo.
La fede resta sempre, per il C., un atto volontario d'umiltà che quindi esula dalla sperimentazione e dalla ricerca che porta alle consapevolezze, mentre il battesimo si aggancia alla memoria tribale dove la ritualità è mezzo d'espressione con l'inconoscibile. Il battesimo è l'iniziazione ad un mondo di credenze che proprio nell'inconoscibile proietta tutta una serie di egregore potentissime, visto il largo numero di credenti in esso o comunque “appartenenti” alla setta cattolica.
Proseguendo col p. 14 scopriamo che la Rivelazione di Dio è il battesimo stesso, un gesto rituale di acqua sul capo dovrebbe illuminarci come lampadine, dovremmo pertanto sentirci rassicurati dal fatto che, seppur nati bestie, c'è stato un prete a divinizzarci.. In cambio di tale dono noi dobbiamo dimostrare fede. Siamo alle solite indulgenze, ai soliti specchietti per le allodole. Della serie: “tu abbi fede che alla tua anima ci pensiamo noi”.
La fede va indirizzata a tre caposaldi: 1. Dio unico 2. Gesù Cristo 3. La Santa Chiesa
E' interessante la non-chalance con cui si associa lo Spirito Santo alla Chiesa.
Lo Spirito Santo, l'elemento sicuramente più vitale, come il Soffio che dà vita, viene identificato nella Chiesa, ovvero la manifestazione in terra della Volontà di Dio, con tutti i vicari del Cristo al seguito. Molto scenico il tutto, tutto un “niente po po' di meno...” E per chi non ha fede nei tre capisaldi così come esposti sarà di certo un'anima persa.
“Il simbolo della fede” riassume i doni di un Dio “autore di ogni bene, Redentore e Santificatore” che purtroppo però ha bisogno dell'acqua santificata da un sacerdote per donare il suo Bene.
Siamo al demenziale.
Parte seconda: I sacramenti della fede
15. La parte seconda del catechismo espone come la salvezza di Dio, realizzata una volta per tutte da Gesù Cristo e dallo Spirito Santo, è resa presente nelle azioni sacre della Liturgia della Chiesa (sezione prima), particolarmente nei sette sacramenti (sezione seconda).
Cos'è la salvezza di Dio? Si desume sia l'andare in Paradiso dopo la morte perché tutti i santi hanno avuto vita grama e la maggior parte sono finiti martiri per mano di qualche regime secolare. Gesù stesso ha trovato salvezza solo nella Resurrezione.
Pertanto l'agognata “salvezza” che Gesù avrebbe portato non si rivolge a questo mondo, né al mondo interiore ma solo ad un'ipotetica beatitudine post-mortem. Non si capisce perciò come la liturgia e i sette sacramenti ci possano preparare a questo trapasso indolore.. ma speriamo di capirlo nella “sezione II”.
Nel frattempo intuiamo che a questo mondo la salvezza sta solo dentro le mura di una chiesa con tutti i suoi orpelli.
Parte terza: La vita della fede
16. La parte terza del catechismo presenta il fine ultimo dell'uomo, creato ad immagine di Dio: la beatitudine e le vie per giungervi: un agire retto e libero, con l'aiuto della legge e della grazia di Dio (sezione prima); un agire che realizza il duplice comandamento della carità, esplicitato nei dieci comandamenti di Dio (sezione seconda).
Concordo nell'individuare come fine ultimo il raggiungimento della beatitudine interiore, uno stato, appunto, di grazia in cui l'essere umano ascende e trascende, si tuffa nell'oceano sconfinato della Conoscenza e sorride al mondo.
Per la chiesa cattolica la via per giungere a tale stato è il retto agire, un po' come scrisse il Buddha, che però si sforzò anche di mostrare la Buddità di ognuno, e senza fondare chiese.
Ma dai tempi biblici della legge scolpita laser sulla storia di tutti, fino ad oggi, si passa attraverso la metabolizzazione del famoso frutto del famigerato albero. Considerato che partiamo dal Cristo e non da Adamo, io avrei semplicemente citato: “Ama te stesso come il tuo prossimo” It's enought.
Questo Gesù era un grande!
Parte quarta: La preghiera nella vita della fede
17. L'ultima parte del catechismo tratta del senso e dell'importanza della preghiera nella vita dei credenti (sezione prima). Si conclude con un breve commento alle sette domande della preghiera del Signore (sezione seconda). In esse troviamo infatti l'insieme dei beni che dobbiamo sperare e che il nostro Padre celeste ci vuole concedere.
Sarà interessante capire come viene inquadrata la preghiera in questa serie di indicazioni, anche se già si intuisce (v. concedere) che si tratterà ancora di chiedere l'elemosina a un dio maschio.
V. Indicazioni pratiche per l'uso di questo catechismo
18. Questo catechismo è concepito come una esposizione organica di tutta la fede cattolica. È, dunque, necessario leggerlo come un'unità. Numerosi rimandi all'interno del testo e l'indice analitico alla fine del volume consentono di vedere ogni tema nel suo legame con l'insieme della fede.
19. Spesso, i testi della Sacra Scrittura non sono citati letteralmente: viene solo indicato il riferimento (con cf). Per una comprensione approfondita di tali passaggi si deve ricorrere ai testi stessi. Questi riferimenti biblici costituiscono uno strumento di lavoro per la catechesi.
20. L'uso dei caratteri piccoli in certi passaggi sta ad indicare che si tratta di annotazioni di tipo storico, apologetico o di esposizioni dottrinali complementari.
21. Le citazioni di fonti patristiche, liturgiche, magisteriali o agiografiche sono stampate in caratteri piccoli e rientranti. Esse sono destinate ad arricchire l'esposizione dottrinale. Spesso tali testi sono stati scelti in vista di un uso direttamente catechistico.
22. Alla fine di ogni unità tematica, una serie di testi brevi riassumono in formule concise l'essenziale dell'insegnamento. Questi “in sintesi” hanno lo scopo di offrire suggerimenti alla catechesi locale per formule sintetiche e memorizzabili.
Nessun commento.
VI. Gli adattamenti necessari
23. L'accento di questo catechismo è posto sull'esposizione dottrinale. Infatti, esso vuole aiutare ad approfondire la conoscenza della fede. Proprio per questo è orientato alla maturazione di questa fede, al suo radicamento nella vita ed alla sua irradiazione attraverso la testimonianza [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 20-22; 25].
Il catechismo è di per sé una dottrina. Il complesso dei principi fondamentali di una scienza o di una disciplina rappresenta una dottrina. In realtà è solo un ammasso di dogmi, un'ipnotica cantilena sui valori della fede cieca, fuorvianti, semi di paure.
La testimonianza d'incarnare questa verità dottrinale l'abbiamo vista nei decenni devastanti di “Democrazia Cristiana” e la viviamo on the road vedendo le ipocrisie cattoliche tuttora
“L'esposizione dottrinale” di che? Del Verbo incarnato? Ho conosciuto davvero il Cristo su altri testi e attraverso altre testimonianze. Questo catechismo non gli appartiene.
24. Per la sua intrinseca finalità, questo catechismo non si propone di attuare gli adattamenti dell'esposizione e dei metodi catechetici che sono richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di situazione sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta. Questi indispensabili adattamenti sono lasciati a catechismi appropriati e, ancor più, a coloro che istruiscono i fedeli:
Colui che insegna deve “farsi tutto a tutti” (⇒ 1Cor 9,22) per guadagnare tutti a Gesù Cristo ... In primo luogo non pensi che le anime a lui affidate abbiano tutte lo stesso livello. Non si può perciò con un metodo unico ed invariabile istruire e formare i fedeli alla vera devozione. Taluni sono come bambini appena nati, altri cominciano appena a crescere in Cristo, altri infine appaiono effettivamente già adulti.. Coloro che sono chiamati al ministero della predicazione devono, nel trasmettere l'insegnamento dei misteri della fede e delle norme dei costumi, adattare opportunamente la propria personale cultura all'intelligenza e alle facoltà degli ascoltatori [Catechismo Romano, Prefazione 11].
Al di sopra di tutto la carità
Per cui ora sappiamo che il presente catechismo è la versione per il volgo.
Sono qui interessanti certe locuzioni:
a) “farsi tutto a tutti”, manca di se stesso, dell'amore per se stessi, il fondamento su cui poggiare; il “farsi” nega l'esserci. Come la differenza zen fra “azione” e “fare”, laddove l'azione è presenza e meditazione e il fare è frenetico incosciente agire per abitudini.
Fa ricordare tanti volonterosi operatori di catechesi, intenti a convertire e giudicare.
b) “guadagnare tutti a Gesù Cristo”, quale infelice verbo.. Diventa contorta la comprensione dello scopo dei predicatori; chi guadagna? Gesù dovrebbe ricavare tutt'al più. O ci guadagnano i fedeli nel loro investimento di fede? O indica il profitto del tanto predicare? Guadagneranno anime i catechisti o guadagneranno terreno le anime votate all'obbedienza?
Non s'è capito..
c) “le anime a lui affidate”. Certamente esistono i maestri spirituali, in una gerarchia vibrazionale che possiamo solo intuire, ma il Maestro sa imparare dal discepolo e non riterrà mai che un'anima gli si avvicini perché affidategli, ma resterà aperto, nella fluida sincronia degli eventi, ad un profondo libero scambio interiore. E soprattutto non catalogherà il suo “discepolo” come un poppante, giacché il discepolo incontra il maestro solo quando è pronto.
In assenza poi di Maestri.. io vi leggo presunzione, ma forse sto giudicando anch'io perché vedo in tutti un Maestro fuorché nei catechisti.. ;))
d) “l'insegnamento dei misteri della fede e delle norme dei costumi”. Finalmente m'imbatto nel fatidico mistero-della-fede! E niente po po' di meno che nel suo insegnamento. Ma come si fa a insegnare un mistero? Vogliamo analizzare e capire cos'è la fede?
La prima cosa che sappiamo è il carattere strettamente individuale; la fede nel divino è la più intima parte di noi ed è così intima che nessuno sa insegnarla né impararla. Non è un mistero affatto, essa è il seme dell'”Io sono” che può rimanere seme o germogliare nella pienezza della propria fonte. Alcuni smettono di innaffiare il seme, frastornati da terrorismi spirituali della setta cui appartengono loro malgrado, altri trovano la fede solo nelle disgrazie, nello smarrimento, qualcuno la rigetta poiché non-è-scientificamente-dimostrabile, qualcuno la coltiva trovando fede in se stesso, altri ancora se ne avvicinano per consolarsi, altri la danno così per scontata che non si pongono l'ansia di insegnarla, perché comunque in fondo, la fede nel trascendente nasce dall'anelito a crescere in termini di sfera di coscienza e perché sanno che è una condizione interiore comune a tutti. Ognuno col suo percorso.
25. Per concludere questa presentazione, è opportuno ricordare il seguente principio pastorale enunciato dal Catechismo Romano:
Tutta la sostanza della dottrina e dell'insegnamento deve essere orientata alla carità che non avrà mai fine. Infatti sia che si espongano le verità della fede o i motivi della speranza o i doveri della attività morale, sempre e in tutto va dato rilievo all'amore di nostro Signore, così da far comprendere che ogni esercizio di perfetta virtù cristiana non può scaturire se non dall'amore, come nell'amore ha d'altronde il suo ultimo fine [Catechismo Romano, Prefazione 11].
PARTE PRIMA
LA PROFESSIONE DELLA FEDE
SEZIONE PRIMA
“IO CREDO” - “NOI CREDIAMO”
26. Quando professiamo la nostra fede, cominciamo dicendo: “Io credo” oppure “Noi crediamo”. Perciò, prima di esporre la fede della Chiesa, così come è confessata nel Credo, celebrata nella Liturgia, vissuta nella pratica dei comandamenti e nella preghiera, ci domandiamo che cosa significa “credere”. La fede è la risposta dell'uomo a Dio che gli si rivela e gli si dona, apportando nello stesso tempo una luce sovrabbondante all'uomo in cerca del senso ultimo della vita. Prendiamo anzitutto in considerazione questa ricerca dell'uomo (capitolo primo), poi la Rivelazione divina attraverso la quale Dio si manifesta all'uomo (capitolo secondo), infine la risposta della fede (capitolo terzo).
Stavolta quasi quasi mi trovo d'accordo.. o meglio si può concordare che la fede sia una “risposta dell'uomo”, ovvero della manifestazione umana, “a Dio che gli si rivela e gli si dona” e, aggiungerei, si percepisce tale in forma umana.
Bella anche la definizione di “luce sovrabbondante” (Dio=luminoso) nell'uomo “in cerca del senso ultimo della vita”. Credere porrà infatti quella condizione di realizzazione che spesso gli atei invidiano ai credenti.
CAPITOLO PRIMO
L'UOMO È “CAPACE” DI DIO
I. Il desiderio di Dio
27. Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa:
La ragione più alta della dignità dell'uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].
Anche qui si può essere teoricamente d'accordo su questo appagamento di beatitudine interiore dato dalla comunione col divino, ma così come esposto veniamo ancora una volta indotti a credere in una trascendente entità che ci attira a sé per autocompiacersi del suo creato.
E' vero che l'uomo è “capace” di Dio ma non è vero che questo porti a un “desiderio” in quanto ogni desiderio allontana dalla visione olistica di sé ed anzi non fa che alimentare la parte egoistica della nostra personalità.
In quanto all'affidarsi a Dio non dovrebbe essere confuso col ritenersi in balìa di un creatore benevolo ma di fronte al quale siamo impotenti, bensì capire quanto il divino operi in noi se noi ne siamo pienamente consapevoli.
28. Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, gli uomini in molteplici modi hanno espresso la loro ricerca di Dio attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc). Malgrado le ambiguità che possono presentare, tali forme d'espressione sono così universali che l'uomo può essere definito un essere religioso:
Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (⇒ At 17,26-28).
L'interpretazione della ricerca di “Dio” vista solo attraverso le "credenze"<io-credo anziché io-sono> e le varie liturgie dimostra un'altra volta la concezione del catechismo cattolico di una ricerca rivolta solo all'esterno e non anche all'interno.
E' vero che lo spirito religioso si manifestò e si manifesta attraverso la capacità di entrare in connessione con gli spiriti di Natura <al di là del Panteismo che identifica Dio col mondo e con la natura da un punto di vista filosofico.. mi riferisco piuttosto alla forma mentis dell'uomo delle caverne che di filosofico aveva solo l'alba e il tramonto e che ci portiamo dentro tutti>, è anche vero che tanto più una comunità è in ascolto dell'espressione delle energie vitali al di FUORI di sè, tanto più questa integrazione è universale, espansa al cosmo intero e a tutte le sue voci silenziose che ci parlano DENTRO.
La preghiera diventa un canto, i culti e le meditazioni un tuffo nella fonte di sé, le (auto)flagellazioni scompaiono nell'amore per se stessi e quindi per gli altri.
E' un assurdo dichiarare l'”essere religioso” e poi affermare che un signore con la S maiuscola dispone nel suo grafico spazio-temporale delle nostre misere volontà, facendoci avanzare “a tentoni”.
E ancor più confusione crea affermare infine che però nel Grande Spirito esistiamo.
Se esisto in, chiamiamolo, Dio, senza esserne consapevole percorrerò quel labirinto per cercarlo e forse anche no, ma dal momento che ne sono consapevole Dio esiste in me e non ho più bisogno di cercare nulla e da nessuna parte perché sono e conosco Tutto.
L'alta teologia cattolica espressa in questioni universali è assai avvilente, soprattutto considerando la sfera d'influenza che ha forgiato secoli di dogmi basati su tali inaccettabili contraddizioni, fonte solo di inconsapevolezza.
..In quanto alla creazione.. il resto è astrofisica..
29 Ma questo “intimo e vitale legame con Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19] può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall'uomo. Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse: [Cf ibid., 19-21] la ribellione contro la presenza del male nel mondo, l'ignoranza o l'indifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze, [Cf ⇒ Mt 13,22 ] il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio [Cf ⇒ Gen 3,8-10 ] e a fuggire davanti alla sua chiamata [Cf ⇒ Gn 1,3 ].
Tutto molto e solo moralista.
Cosa vuol dire: “intimo e vitale legame con Dio?” Se solo la smettessimo di usare questo nome, liberarsi una volta per sempre dalle intimidazioni degli dei e camminare con le proprie gambe!
La banalizzazione del “male” qui trionfa. Non esiste più un percorso evolutivo individuale e viene cancellata anche la possibilità di interpretare quel percorso (qualsiasi esso sia) come fondamentale per la nostra crescita.
Qualcuno dirà: “sì, ma la sofferenza?” Mi pare lampante che la sofferenza quasi sempre ce la procuriamo da soli/e e ci lascia comunque una maggior consapevolezza del tutto e di noi. Lasciamo poi perdere coloro-che-muoiono-di-fame perché entriamo nel collettivo, in un equilibrio divenuto squilibrio..
Ma entriamo invece parola per parola nel 29° versetto:
Fra “dimenticato”, “misconosciuto” e “rifiutato” ci sono altre mille parole.. penso all'ateismo adolescenziale, al sano spirito ribelle “nè Dio, né Stato”, quando l'autorità diventa dispotismo ai nostri occhi e quella divina è ancor più facile da combattere. A quell'età si può rinnegare il concetto di Dio liberamente, senza patemi, perché abbiamo ancora la purezza dell'infanzia che si rifiuta di accettare il concetto del Dio-creatura, così come ci viene propinato.
E' troppo facile fare queste analisi moralistiche senza tener conto che da 2000 anni ci stanno inculcando un Dio che ogni essere umano, in cuor suo, riesce a rinnegare.
Secondo il c.c. Invece, le motivazioni dell'allontanamento da Dio partono da:
“la ribellione contro la presenza del male nel mondo”
della serie: Dio-è-cattivo-se-permette-ciò-ed-io-per-punirlo-non-credo-in-lui.. ok, può succedere.. ci sono tante zucche vuote a credere che un destino avverso gravi su di noi, ma questo rafforza l'irresponsabilità e ci fa dire: tanto-io-non-c'entro-col-male-del-mondo..
“l'ignoranza o l'indifferenza religiosa”
in quanto a questo è indicativo sempre di superficialità spirituale, poiché si presuppone che la religiosità sia una materia di studio a cui applicarsi, piuttosto che un moto dell'animo di ricerca delle origini delle cose.
“le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze”
ci troviamo di nuovo di fronte ad un'induzione, ovvero farci credere che spiritualità e mondo siano due cose distinte e opposte. Mentre, secondo me, preoccuparsi del mondo, delle ricchezze e (aggiungo) delle povertà, è il massimo della religiosità incarnata. (Pre)occuparsi delle cose del mondo, pur senza identificarsi in esse, mantenendo il doveroso distacco impersonale, ci riporta proprio a quella religiosità che sa portare compassione nell'azione, comprensione per le dinamiche collettive e partecipazione attiva per l'evoluzione della comunità.
“il cattivo esempio dei credenti”
questo in effetti è un gran deterrente, concordo.
“le correnti di pensiero ostili alla religione”
è certo che esista un'umanità immune a ogni tipo di fede cieca, un popolo di “illuministi” che rifiutano di credere a qualcosa che non ha un riscontro scientifico e razionale. Ma sono dell'idea che queste persone rappresentino un'anima critica fondamentale, uno specchio interiore, la voce critica legittima della mente, una spinta alla ricerca molto più efficace di qualsiasi altarino.
“la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio”
ci vuole una bella faccia tosta ad affermare ciò. Chi ha insinuato la paura di Dio così profondamente se non la Chiesa Cattolica? Ci hanno detto che Dio va temuto perché è un Dio vendicativo, perché ci giudicherà nella misura in cui abbiamo seguito i “suoi comandamenti”. E quindi come meravigliarsi se poi uomini e donne rifuggono da questo Dio? E' un atto legittimo, segno di intelligenza, chi non rifugge il ricatto dimostra solo la sua pochezza spirituale. Definirlo poi spudoratamente “peccatore” la dice lunga sul terrorismo del c.c..
30 “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore” (⇒ Sal 105,3). Se l'uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall'uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, “un cuore retto” ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio.
Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile. E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te [Sant'Agostino, Confessiones, 1, 1, 1].
Aldilà delle citazioni pittoresche, qui il concetto resta quello di un Dio che ti cerca a-patto-che..
Allora che razza di richiamo è se abbisogna di tutti i nostri sforzi? Sarebbe più indicato aggiungere che questo richiamo ci viene da ogni singola, anche apparentemente insignificante, sfumatura della vita, incontri, visioni, avvenimenti, ogni manifestazione è lì davanti a noi, here-and-now, per dirci qualcosa di noi, portarci ad una centratura di comprensioni supreme e prese di coscienza. Quel richiamo diventa un continuum e non un campanello che suona quando Dio decide di farti visita..
La percettività più espansa della propria sfera di coscienza, diluita da personalità e condizionamenti sociali, ci riporta a questo silenzio interiore così ricco di attenzione, discernimento e fiducia nell'istinto selvaggio.
Laddove scaturiscono le idee, quelle autentiche e non le elucubrazioni logaritmiche alle quali siamo “educati” e distorti fin dal battesimo.
II. Le vie che portano alla conoscenza di Dio
31 Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l'uomo che cerca Dio scopre alcune “vie” per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate “prove dell'esistenza di Dio”, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di “argomenti convergenti e convincenti” che permettono di raggiungere vere certezze.
Queste “vie” per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana.
Niente di più nebuloso poteva essere concepito dalle menti di questi “credenti”..
Si negano le scienze naturali eppure “gli argomenti convergenti e convincenti” ci vengono dal “mondo materiale e dalla persona umana.”
E' contradditorio o sono io che non capisco? Mah! Andiamo avanti.
32 Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell'universo.
San Paolo riguardo ai pagani afferma “Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (⇒ Rm 1,19-20) [Cf ⇒ At 14,15; ⇒ At 14,17; 32 ⇒ At 17,27-28; ⇒ Sap 13,1-9 ].
E sant'Agostino: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell'aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo... interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode ["confessio"]. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello ["Pulcher"] in modo immutabile?” [Sant'Agostino, Sermones, 241, 2: PL 38, 1134].
Non ci posso credere! Ma dunque si riduce a un atto contemplativo questa fede?
Quale tesi infantile è mai questa? Di quant'è-bello-'o-mare/quanto-mi-fa sospirar-il-tramonto..
La verità è che grandi mistici del passato hanno lasciato testimonianza della loro risonanza con l'armonioso equilibrio della Natura e questi parrucconi non ne sanno replicare l'estasi, si limitano a decretare che se il mondo è bello, Dio dev'essere per forza bello.
Non c'è la tensione emotiva della bellezza che parla, io vi leggo solo una scappatoia creazionista per dare supporto ad una tesi fideistica indotta.
Anche qui non c'è ricerca ma solo un “di fuori” da venerare come perfetto.
33 L' uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. “Germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia”, [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 18; cf 14] la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo.
Wow.. non mi sembra vero! Le prime tre righe sono precise, così vere nella loro semplicità.
L'uomo e la donna si interrogano sull'esistenza di Dio. Vero. Ma poi?
Ecco arrivare le tiritere “eternità-materia-anima”. Parole vuote, altisonanti quanto vuoi, ma senza corpo. Si tenta con sillogismi puerili di rendere ovvi l'eternità e Dio e non c'è un glossario per capire cosa intendono per anima.
Non vorrei sembrare pedante ed arida ma ritengo che esista la Scienza dello Spirito, e come ogni scienza essa si appella alle verità profonde e non agli slogan.
Bello comunque: “il germe dell'eternità che porta in sé”.
34 Il mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano all'Essere in sé, che non ha né origine né fine. Così, attraverso queste diverse “vie”, l'uomo può giungere alla conoscenza dell'esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto “e che tutti chiamano Dio” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 2, 3].
Eccoci di fronte ad una frase estrapolata dal santo.
Ricapitoliamo, siamo alle “vie che portano alla conoscenza di Dio”;
ci dicono di partire dal mondo e dall'uomo (la donna no, è cattiva..)
ci dimostrano che il mondo è bello;
ci ricordano che tutti, prima o poi, ci interroghiamo sull'esistenza di Dio.
E poi?
“Così, attraverso queste diverse 'vie', l'uomo può giungere alla conoscenza ecc. ecc.”
Ma quali diverse vie? Tommaso d'Aquino estrapolato parla di senza-origine e senza-fine, di causa-prima e fine-ultimo, ma resta ancora una nebulosa come ci sia arrivato.
35 L'uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l'esistenza di un Dio personale. Ma perché l'uomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa Rivelazione nella fede. Tuttavia, le “prove” dell'esistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.
'A rieccoci.. Abbi fede che è tutto a posto, al resto ci pensiamo noi..
Analizziamo:
Si ammette la conoscenza di un Dio esclusivamente “personale”, una specie di trasfigurazione soggettiva
Si afferma che questo Dio rivelato ha una “sua intimità”
Si dichiara che per esserne ammessi c'è solo la grazia della fede.
Allora io dico, se non riceviamo la grazia siamo destinati a non conoscere Dio? A non sperimentarlo se non con un atto di fede incondizionata?
Ammetto che esistono persone beate nella loro fede innata, indiscutibile ed inoppugnabile, ma questo viene loro da un percorso evolutivo oltre la vita e la morte umane. Io non discuto la fede, ma il fideismo.
La grazia sboccia in sé in quegli esseri magnetici e rincuoranti, quelle rare persone che incarnano il loro “divino”, la grazia stessa.
Qui invece si induce sempre il lettore a credere in concessioni divine sulla base dell'impegno a credere nella fede, senza invece ispirare questa fede a sbocciare da sé.
E non potrà crescere una fede preconfezionata, anzi, potrà solo atrofizzare la ricerca o partorire mostri di fanatismo.
In quanto alla ragione umana, ringraziamo che non è tutta soggiogata da tanta folkloristica religiosità.
III. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa
36 “La santa Chiesa, nostra madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3004; cf 3026; Conc. Ecum. Vat. II, Dei ]. Senza questa capacità, l'uomo non potrebbe accogliere la Rivelazione di Dio. L'uomo ha questa capacità perché è creato “a immagine di Dio” [Cf ⇒ Gen 1,27 ].
Veniamo al dunque. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa cattolica, che, chissà per quale arcana ragione, dovrebbe essere nostra madre..
Ebbene si parte dai lumi della ragione, è curioso poiché tutti i mistici di ogni latitudine ci dimostrano che una data conoscenza non è traducibile a parole e quindi dimostrano che la sola ragione non è sufficiente a comprendere l'immensità infinita, incommensurabile, che rappresenta la sola parola “Dio”.. a meno che non si accetti il presupposto che semplicemente Dio è il creatore e noi le creature.. punto e basta.
Scopriamolo al punto 37.
37 Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, l'uomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione.
Infatti, sebbene la ragione umana, per dirla semplicemente, con le sole sue forze e la sua luce naturale possa realmente pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua Provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime, tuttavia la stessa ragione incontra non poche difficoltà ad usare efficacemente e con frutto questa sua capacità naturale. Infatti le verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio, trascendono assolutamente l'ordine delle cose sensibili, e, quando devono tradursi in azioni e informare la vita, esigono devoto assenso e la rinuncia a se stessi. Lo spirito umano, infatti, nella ricerca intorno a tali verità, viene a trovarsi in difficoltà sotto l'influsso dei sensi e della immaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale. Da ciò consegue che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].
Le difficoltà della ragione a spiegarsi il divino esulano dalle “condizioni storiche” in quanto, letteralmente, la ragione è legata all'intelletto, alla mente, al pensiero e non ai tempi. L'impotenza della ragione era la stessa in tempi antichi quanto in quelli moderni. Comunque, al di là di questi materialismi, vediamo anche qui come l'intento del catechista è di annichilire la coscienza di sé traducendo il tutto in “devoto assenso e rinuncia a se stessi”.
L'atroce schizofrenia cattolica che suddivide lo spirito dai sensi, non solo ci fa sentire tapini ma continua ad ingannarci con la schiacciante accusa di peccato originale. Eppure nessun teologo cattolico sa dare una risposta degna di essere definita tale, al significato di “peccato originale” (cfr. Molinari).
E' allucinante scoprire che “la conoscenza di Dio secondo la Chiesa” dipende dal grado di “tendenze malsane”.
L'ultimo capoverso getta un colpo di spugna alla capacità introspettiva e spirituale degli esseri umani, senza peraltro tener conto che il livello di “persuasione” è stato soprattutto e innanzitutto manipolato dalla dottrina cattolica.
38 Per questo l'uomo ha bisogno di essere illuminato dalla Rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle “verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].
Dunque il bisogno di illuminazione dovrebbe avvenire attraverso questo caotico insieme di dogmi?
E come mai non avviene da duemila anni di catechismi vari?
A posto siamo..
IV. Come parlare di Dio?
39 Nel sostenere la capacità che la ragione umana ha di conoscere Dio, la Chiesa esprime la sua fiducia nella possibilità di parlare di Dio a tutti gli uomini e con tutti gli uomini. Questa convinzione sta alla base del suo dialogo con le altre Religioni, con la filosofia e le scienze, come pure con i non credenti e gli atei.
Qui occorrerebbe rispolverare i libri di storia per documentare, dalle Crociate in poi, la capacità di “dialogo” della Chiesa cattolica con le altre religioni e ricomporre le ceneri di Giordano Bruno per farci raccontare il “dialogo” con la scienza e la filosofia.
Possiamo guardare al presente e accorgerci dell'ipocrisia di questo “dialogo” quando il nuovo Papa si erge comunque al di sopra di tutti e decreta l'universalità della Chiesa cattolica.
Verrebbe da pensare che in fondo vescovi e cardinali gioiscano della strage di infedeli (atei) perpetrata dagli islamici..
40 Essendo la nostra conoscenza di Dio limitata, lo è anche il nostro linguaggio su Dio. Non possiamo parlare di Dio che a partire dalle creature e secondo il nostro modo umano, limitato, di conoscere e di pensare.
Vi si legge un atto di umiltà ma mosso più dall'incapacità che dalla limitatezza.
Limitatezza che comunque viene presentata come un handicap umano di “conoscere e di pensare”, ovvero sempre infondendo un complesso di inferiorità anziché sottolineare che il mare non sta in un bicchiere, nonostante l'infinita ed inesplorata capacità di pensiero e anelito di conoscenza, insiti nell'essere umano.
41 Le creature hanno tutte una certa somiglianza con Dio, in modo particolarissimo l'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Le molteplici perfezioni delle creature (la loro verità, bontà, bellezza) riflettono dunque la perfezione infinita di Dio. Di conseguenza, noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature, “difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'Autore” (⇒ Sap 13,5).
Ci incappiamo qui in un'altra contraddizione snocciolata con la solita superficialità.
Innanzitutto non si chiarisce il significato di “a immagine e somiglianza”, ma, ammettendo che si tratti di una somiglianza nelle perfezioni (“verità, bontà, bellezza”), non si spiega a chi somigliamo nelle imperfezioni (falsità, egioismo, bruttura) visto che siamo creati a sua immagine..
Sarà anche un infantile osservazione, ma spesso i bambini vanno al cuore delle questioni..
Quindi se, “noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature” è anche vero che parleremo delle sue imperfezioni e forse le attribuiremo all'anti-Dio? Un co-creatore diabolico? Shiva, il distruttore, per gli indù..
Il mistero di fa sempre più fitto.. ma abbiate pazienza.. è il mistero della fede...
Da parte mia, sono uscita dalla dualità.
42 Dio trascende ogni creatura. Occorre dunque purificare continuamente il nostro linguaggio da ciò che ha di limitato, di immaginoso, di imperfetto per non confondere il Dio “ineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile” [Liturgia di san Giovanni Crisostomo, Anafora] con le nostre rappresentazioni umane. Le parole umane restano sempre al di qua del Mistero di Dio.
Trascendere significa “superare, passare oltre”. Pertanto è come dire che il vasaio va oltre il suo vaso, seppur lo abbia modellato. Ecco la solita visione del dio antropomorfo, del dio a immagine e somiglianza dell'uomo..
E' vero che le parole sono limitanti del concetto ma in fondo non è così arduo percepire Dio come creta, vasaio, fuoco e vaso stesso, Uno e Molteplice.
Altro che mistero.. Il segreto che i sacerdoti vorrebbero farci credere di custodire in merito alla conoscenza di Dio è appunto quello che non ne sanno nulla, infatti lo definiscono “ineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile”.
.. e cos'è un miraggio?
43 Parlando così di Dio, il nostro linguaggio certo si esprime alla maniera umana, ma raggiunge realmente Dio stesso, senza tuttavia poterlo esprimere nella sua infinita semplicità. Ci si deve infatti ricordare che “non si può rilevare una qualche somiglianza tra Creatore e creatura senza che si debba notare tra di loro una dissomiglianza ancora maggiore”, [Concilio Lateranense IV: Denz. -Schönm., 806] e che “noi non possiamo cogliere di Dio ciò che Egli è, ma solamente ciò che Egli non è, e come gli altri esseri si pongano in rapporto a lui” [San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, 1, 30].
Della serie: siamo fatti a sua immagine e somiglianza ma non gli somigliamo affatto!
Sembra il linguaggio di sedicenti filosofi che si lustrano dell'essere incomprensibili, un mascheramento della reale lontananza di questi signori da Dio. Compreso il noto Tommaso d'Aquino che ingarbuglia l'essenza dell'Io Sono, impantanato nell'”Egli è”, creando la più grossa frattura spirituale mai concepita, l'alienazione di Dio da sé, altro che conoscenza..
E se vogliamo essere puntigliosi, come si può comprendere ciò che “non è”, se tutto è?
E perchè dovremmo guardare a come “gli altri esseri si pongono in rapporto a Lui” e non dovremmo guardare a noi? Forse perché quel “altri esseri” sono principalmente i sacerdoti e papocchi vari?
Così si seleziona il gregge, da una parte i mea-culpa-deo-gratias e dall'altra gli eretici ripugnanti e disobbedienti come quella p... di Eva!
IN SINTESI
44 L'uomo è per natura e per vocazione un essere religioso. Poiché viene da Dio e va a Dio, l'uomo non vive una vita pienamente umana, se non vive liberamente il suo rapporto con Dio.
Concordo, ma su quel “liberamente” avrei di che discutere visti i terrorismi dell'ora di religione, i Corani imparati a memoria e altre sottili violenze perpetrate dalle religioni agli spiriti puri e e le menti innocenti dei bambini.
Come si può affermare che un uomo non può dirsi uomo “se non vive liberamente il suo rapporto con Dio” quando gli si impongono le stesse preghiere?
45 L'uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità: “Quando mi sarò unito a Te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena. Sarà vera vita la mia, tutta piena di Te” [Sant'Agostino, Confessiones, 10, 28, 39].
Sono sostanzialmente d'accordo con Sant'Agostino ma nel contesto, l'art. 45 di sintesi, ci porta a credere in una sorta di vocazione mistica ed inusuale, propria solo dei santi e ci ripiomba nell'impotenza spirituale che da secoli ci è stata trasmessa.
Liberarsene è diventato imperativo.
46 Quando ascolta il messaggio delle creature e la voce della propria coscienza, l'uomo può raggiungere la certezza dell'esistenza di Dio, causa e fine di tutto.
Ancora pressapochismo teologico.. chi sono “le creature”? Cos'è “la coscienza”? E quale “messaggio” ci portano? La colomba ci parla di pace e il parroco di Eucarestia?
La certezza dell'Alfa e l'Omega ci arriva da una coscienza forgiata dai catechismi o dall'auto-coscienza?
47 La Chiesa insegna che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, può essere conosciuto con certezza attraverso le sue opere, grazie alla luce naturale della ragione umana [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3026].
Interessante vedere come la chiesa cattolica si arroghi il compito di insegnare Dio, come se Dio fosse una materia d'esame, come se Dio si potesse insegnare al pari di una formula matematica.
Appare contradditoria poi l'affermazione per cui Dio può essere conosciuto attraverso le sue opere e non quindi attraverso il catechismo..
In merito alla “luce naturale della ragione umana” mi chiedo se gli illuministi sarebbero d'accordo, visto che i lumi della ragione hanno portato una liberazione vera e propria da questo Dio antropomorfo e dall'oscurantismo di inferni, mea-culpa e sacramenti vari.
48 Partendo dalle molteplici perfezioni delle creature, similitudini del Dio infinitamente perfetto, possiamo realmente parlare di Dio, anche se il nostro linguaggio limitato non ne esaurisce il Mistero.
Ecco l'assurdo delle religioni tutte: “possiamo realmente PARLARE di Dio”.
Certo se ne può parlare all'infinito, intellettualmente risulta essere uno degli argomenti più intriganti per la ragione umana, la sfida all'ignoto che diventa noto. Ma chi vede il divino non ha bisogno di parlarne perché lo incarna e ne diventa una vera espressione, testimoniando che la fede è relativa di fronte alla forza e la bellezza che sprigiona il suo essere, sintonizzato con l'universo..
Ma per arrivarci ha seguito la sua voce interiore, il suo cuore, nessun sermone...
49 “La creatura senza il Creatore svanisce” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]. Ecco perché i credenti sanno di essere spinti dall'amore di Cristo a portare la luce del Dio vivente a coloro che lo ignorano o lo rifiutano.
Altra perla di ottusità..
Se la creatura non ha creatore che creatura è? Capirei se si parlasse di Entità, di identità, allora potremmo anche pensare che si autogenera, che è creatore e creatura stessa, una coscienza intelligente che si specchia per prendere coscienza di sé, col Fiat dell'Idea.
Uno e Molteplice.
Questa manìa dei credenti-creduloni di fare proselitismo persecutorio “spinti dall'amore di Cristo” ci riporta alla metodica “parlare-di-dio”, quando invece, a partire da bambini, si apprende dall'esempio e dalla testimonianza dell'esperienza.
Coloro che “ignorano Dio” o “lo rifiutano” sono spesso coloro che ignorano i catechismi e rifiutano il dio degli Eserciti che questi sedicenti paladini del Cristo portano in giro, seminando paure.
(Cit. le cospirazioni di khutumi)
Ma proprio questi incontrano Dio e lo ribattezzano per non confonderlo col Dio Padre Padrone..
Chi rifiuta in cuor suo l'idea del divino, come il figliol prodigo, è colui che lo incontra veramente prima o poi. Chi sono i credenti per giudicarlo?
Se fossero spinti davvero da un amore cristico incondizionato, capirebbero che ognuno porta in sé un seme di verità e accetterebbero il sentiero di ognuno, maestro di se stesso nell'intimo del cuore.
CAPITOLO SECONDO
DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO
50 Per mezzo della ragione naturale, l'uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l'uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3015]. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l'eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.
Al di là delle arbitrarie e dogmatiche affermazioni anche qui si ribadisce occultamente che le religioni cristiane detengano la verità assoluta. Chiaramente il monopolio del Cristo va ai cattolici ai quali sembra che Dio si riveli in esclusiva..
la centralità di Gesù Cristo, come tabernacolo di benevolenza dell'Onnipotente, continua ad essere la scappatoia teologica per allontanare il Brahman dall'uomo.
Fa sorridere la “decisione del tutto libera” di Dio, l'unico che non necessita di dispensa papale..:)
Articolo 1
LA RIVELAZIONE DI DIO
I. Dio rivela il suo “disegno di benevolenza”
51 “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2].
Dunque si desume che prima della venuta del Cristo l'umanità brancolasse in uno stato semi-animale e non conoscesse l'aspetto divino della vita (e per divino intendo la straordinaria intelligenza cosmica che si evolve nel non-tempo, nel non-spazio).
Mettere Gesù come fulcro della Rivelazione divina significa ignorare volutamente tutte le forme religiose di altre culture, dove il Divino viene percepito come Divino-Tutto.
E' infine implicito considerare che la divinità, secondo il c.c., si incarna solo nel Cristo e non in tutte le creature, le quali possono solo brillare di luce riflessa, adorando e confidando nel pastore del gregge.
52 Dio che “abita una luce inaccessibile” (⇒ 1Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farne figli adottivi nel suo unico Figlio [Cf ⇒ Ef 1,4-5 ]. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.
Che frasi fatte! Quanta coreografia questo catechismo cattolico! Le citazioni evangeliche (“abita una luce inaccessibile”) sono sempre mirate a farci sentire tagliati fuori e infatti tirorniamo al concetto di “figli adottivi” o figli di un dio minore..
Secondo il c.c. Senza gesù saremmo incapaci di rispondere-conoscere-amare Dio ma ciò non risulta essere vero alla luce della conoscenza di altre filosofie quali l'indù o il taoismo e altre.
53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo “con eventi e parole” che sono “intimamente connessi tra loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2] e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una “pedagogia divina” particolare: Dio si comunica gradualmente all'uomo, lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.
Sant'Ireneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l'immagine della reciproca familiarità tra Dio e l'uomo: “Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la volontà del Padre” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 20, 2; cf p. esempio 3, 17, 1; 4, 12, 4; 4, 21, 3].
Per i figli adottivi c'è una pedagogia differenziale..
“Eventi e parole intimamente connessi tra loro”? Cos è un indovinello?
Insomma il dio Padre-Padrone si rivela parco di sé; ma in quante vite? Una sola? Diciamolo, perchè se si rivela subito o aspetta che ci avviciniamo alla morte, le cose cambiano..
E ci fa chiedere se a qualcuno non si rivela mai.. che sfiga! Pinco Pallino è nato inutilmente e questo dio non l'ha degnato neanche di uno sguardo!
Forse perché non andava in chiesa, quella chiesa.. Tanto una vale l'altra..
Sistemi di credenze che muovono una macchina di Potere.
Però caspita.. qui l'uomo si fa dimora. Una specie di contenitore psichico pilotabile come tira il vento.. Al pari delle possessioni, Sant'Ireneo (ma chi è mai costui?) immagina che Dio abiti l'uomo come un vestito.. fatto di atomi vivi in un Tutto indifferenziato.
Ma che coscienza hanno questi atomi di esistere? Fa differenza? Esistono.
Allora prima si dice che Dio si conosce in tutto ciò che non è, ora si dimostra che Dio abita in ciò che è.
Voi mi direte: il-libero-arbitrio-dove-lo-metti?
“Dio ti abiterà quando crederai in Lui” - ti rispondono
Secondo me Dio non si è mai spostato da lì, è sempre lì, non ci affitta, né trasloca..
L'effimera identità di ognuno non è che uno scherzo della mente digitale, dove dio diventa un'altra teoria su cui speculare e niente più.
L'abissale antitesi fra l'”Egli è” dei credenti e l'”Io Sono” dei risvegliati, in fondo rappresenta la stessa medaglia. Ma se voi, preti, volete espandere il “Verbo incarnato” smettetela di predicare dogmi e lo vedrete sbocciare intorno a voi.
II. Le tappe della Rivelazione
Fin dal principio, Dio si fa conoscere
54 “Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3]. Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.
Necessario qui tradurre cosa si intende esattamente per “Verbo”, ho cercato e ricercato ma nel sito web del Vaticano non esiste un glossario, un dizionario teologico, nulla. Avrei dovuto leggermi tutte le encicliche con titolo in rigoroso latino non tradotto, una sequela di rorarum.. Continuerò la mia ricerca nei siti cattolici, se qualcuno avesse notizia, prego di scrivermi all'indirizzo: nowage@email.it
In ogni caso si deduce che in tutte le cose create Dio dà testimonianza di sé, fuorché negli uomini che, prima, dovranno attraversare la via della salvezza.
E' curioso notare che si menziona una “intima comunione” con Dio da parte di Adamo ed Eva (i progenitori) senza però spiegare come essa si manifesta.
Ma, si sa, restare nel vago e sfoderare saccenza mantiene saldo il “Mistero di Dio”.
55 Questa Rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realtà, “dopo la loro caduta, con la promessa della Redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].
“Quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la tua amicizia, tu non l'hai abbandonato in potere della morte... Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].
Naturalmente qui si danno per scontate la credenza della favola di Adamo ed Eva, il dogma di peccato e quello di redenzione.
L'interpretazione di Genesi, testo altamente semiotico, è puramente letterale e “il frutto della conoscenza del bene e del male” viene visto come “una caduta”.
Caduta di stile di vita, in definitiva, in quanto dall'Eden si passa ad una landa desolata dove Eva sarà punita a partorire con dolore. Molte sono state le interpretazioni a questo primo libro biblico, più o meno fantasiose, più o meno simboliche. La più superficiale è senz'altro quella cattolica che per frutto identifica una mela (intervista Rai a Ratzinger nel 19..)
In realtà Bene-Male sono il simbolo per eccellenza della dualità, del codice binario che usa la mente per spiegare il mondo fisico, fondato su concetti di attrazione e repulsione, di vuoto e di pieno. Oltre la visione meccanicistica, oggi si aprono i confini della quantistica, dimostrando che onda e particella sono imprenscindibili, sperimentando le enne dimensioni in cui l'illusione della materia si manifesta ai nostri sensi.
La “caduta” di Genesi ci mostra la perdita dell'unità, dell'integrità e quindi della risonanza con la creazione, nell'ipnotico lavorìo del cervello rettiliano.. Ma ciò non deve essere considerato peccato (il peccato non esiste) ma anzi, condizione essenziale per il cammino dell'autocoscienza umana, per cui il processo di ascesi e la liberazione diventano conquiste, solo così l'espressione divina si compie, nella consapevolezza.
L'art. 55 del c.c. Ci invita invece a perseverare “nella pratica del bene”, dando forza al contrario ovvero perseverare nella pratica del male, che diventa una condizione inconscia di chi non pratica i sacramenti e i comandamenti della chiesa chioccia.
Questo sottolineare la dualità rende le religioni obsolete e involutive per un'umanità che sta superando il senso di colpa di “Adamo ed Eva”.
L'Alleanza con Noè
56 Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L'Alleanza con Noè dopo il diluvio [Cf ⇒ Gen 9,9 ] esprime il principio dell'Economia divina verso le “nazioni”, ossia gli uomini riuniti in gruppi, “ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni” (Gen 10,5) [Cf ⇒ Gen 10,20-31 ].
Si passa da un'analisi individuale (peccato originale visto come disobbedienza interiore a Dio) ad un concetto di unità collettiva. Si mette in ballo Noè, il genere umano, le nazioni, questo dio tutto intento a salvare l'umanità appare un Babbo Natale più che l'Eterno..
Particolarmente interessante scoprire che il Dio cattolico esercita anche l'”Economia divina”, col pallottoliere cosmico suddivide le razze e gestisce l'8 per mille..
Ridicolo.
57 Quest'ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni, [Cf ⇒ At 17,26-27 ] ha lo scopo di limitare l'orgoglio di una umanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità, [Cf ⇒ Sap 10,5 ] vorrebbe fare da se stessa la propria unità alla maniera di Babele [Cf ⇒ Gen 11,4-6 ]. Ma, a causa del peccato, [Cf ⇒ Rm 1,18-25 ] sia il politeismo sia l'idolatria della nazione e del suo capo, costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per questa Economia provvisoria.
Qui siamo oltre il ridicolo, siamo al demenziale.
Si menziona l'umanità fuori dal tempo e la si definisce “decaduta”, “malvagia”, intrisa di perversioni. Ma ben inteso, è un “Economia provvisoria” del demiurgo e tutti saranno prima o poi messi a bilancio.
Secondo il cattolicesimo le nazioni sono nate per “limitare l'orgoglio”, io vorrei sapere quale storico e quale antropologo cattolici si sentono di sottoscrivere questa affermazione.
Il processo di crescita religiosa viene fatto partire da un non precisato politeismo, cancellando arbitrariamente tutti i secoli di animismo e senza approfondire il cammino evolutivo in relazione al sistema sociale ed economico. (cfr dio laico)
In merito all'”idolatria della nazione e del suo capo” mi chiedo con quale coraggio i catechisti si indignino quando, Vaticano e Papa, sono considerati da essi stessi mèta della più grande adorazione.
58 L'Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, [Cf ⇒ Lc 21,24 ] fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle “nazioni”, come “Abele il giusto”, il re-sacerdote Melchisedech, [Cf ⇒ Gen 14,18 ] figura di Cristo, [Cf ⇒ Eb 7,3 ] i giusti “Noè, Daniele e Giobbe” (⇒ Ez 14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l'Alleanza di Noè nell'attesa che Cristo riunisca “insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi” (⇒ Gv 11,52).
Si esigerebbe un po' di chiarezza in questa cronostoria sommaria dei tempi biblici, invece bisogna accontentarsi di sapere che fino all'arrivo di Gesù, le “nazioni” hanno goduto di soli cinque uomini, uno dei quali “re-sacerdote” e quindi una specie di Papa.
Non voglio qui entrare nel dettaglio storico di quei tempi, non è mia competenza né interesse fare una ricerca sui cinque personaggi, ma l'intento è sempre quello di sottolineare la superficialità e la faziosità del c.c..
(note biografiche dei 5)
Dio elegge Abramo
59 Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie Abraham chiamandolo fuori dal suo paese, dalla sua parentela, dalla casa di suo padre, [Cf ⇒ Gen 12,1 ] per fare di lui Abraham, vale a dire “il padre di una moltitudine di popoli” (⇒ Gen 17,5): “In te saranno benedette tutte le nazioni della terra” (Gn 12,3 LXX) [Cf ⇒ Gal 3,8 ].
Si deduce dunque una lettura simbolica del Vecchio Testamento, laddove il popolo di Abramo è “tutta l'umanità dispersa”, vi si intuisce un Abramo patriarca non genealogico ma spirituale. Inoltre gli Ebrei vi leggono solo diaspora..
60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della promessa fatta ai patriarchi, il popolo della elezione, [Cf ⇒ Rm 11,28 ] chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nell'unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio; [Cf ⇒ Gv 11,52; 60 ⇒ Gv 10,16 ] questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventati credenti [Cf ⇒ Rm 11,17-18; 60 ⇒ Rm 11,24 ].
Ecco da dove nasce il razzismo! Il popolo eletto ha un padre, quel padre viene da una terra (..una a caso..) e andrà nella fantomatica Terra promessa (..una a caso..) E come per le linee di nobiltà, gli araldi e le leggende si sprecano.
Quindi l'adunata abbia inizio! Quante brave persone convinte di essere iscritte nelle fila del “popolo eletto”, conosco.. Ti guardano con fare compassionevole, ti giudicano pagano e cercano disinteressatamente di portarti in confessionale con tutte le loro forze e fino a un certo punto; poi demordono, per loro sei perduto, non sei in realtà un vero eletto, né un vero essere umano..
La botanica non è il mio forte ma parlare di radici e di innesti significa distinguere il fiume dagli affluenti. O meglio, ritenere che i credenti, preferibilmente cattolici, siano i veri figli di Dio, gli altri quelli adottivi.
Le radici del “popolo della elezione” tornano però ad Abramo e la contesa riparte, ogni volta più sottile.
L'art. 60 sulle “tappe della Rivelazione” è sconcertante.
61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dell'Antico Testamento sono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche della Chiesa.
InsommaSant'Abramo è sempre meglio tenerselo buono..
Dio forma Israele come suo popolo
62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell'Egitto. Conclude con lui l'Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua legge, perché lo riconosca e lo serva come l'unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 3].
L'epopea continua e anziché scoprire il significato nascosto di tutte queste alleanze divine, ritroviamo improvvisamente Mosè e prende forma il popolo eletto, o d'Israele, arriva la legge scritta e l'attesa del Salvatore si fa sempre più promettente.
L'ottica di delegare a qualcuno la propria salvezza prende forma.
63 Israele è il Popolo sacerdotale di Dio, [Cf ⇒ Es 19,6 ] colui che “porta il Nome del Signore” (⇒ Dt 28,10). È il Popolo di coloro “a cui Dio ha parlato quale primogenito”, [Messale Romano, Venerdì Santo: Preghiera universale VI] il Popolo dei “fratelli maggiori” nella fede di Abramo.
Si ribadisce quindi la supremazia del popolo ebraico, sempre nell'interpretazione territoriale e la Bibbia assume quell'universalità che ancora la contraddistingue.
Nel nome di esclusivo ruolo di “fratelli maggiori” sono state perpetrate le violenze più efferate, più protatte nel tempo e la Terra Santa è il territorio più militarizzato del mondo. Ironia della sorte o ulteriore prova che le religioni sono nefaste?
Utili alla crescita solo se integrate una con l'altra, come un tetraedro.. così come ogni forma mentis coglie un aspetto diverso della realtà, complementare agli altri.
La concezione orientale, ad esempio, così come la fisica quantistica, è “intrinsecamente dinamica”, dove “il cosmo è visto come una unica realtà indivisibile, in eterno movimento, animata, organica: materiale e spirituale nello stesso tempo” (1), onda e particella, vuoto e pieno.
Anche le Sacre Scritture o tradizioni orali di ogni tempo e luogo riportano ad un'unica realtà, dell'Uno e del Molteplice, laddove il Molteplice sono anche le filosofie, le religioni, le tradizioni, le credenze. Ma se queste dovessero sostituirsi al concetto di Unità, prevaricando una sull'altra in un gioco di potere, allora assisteremmo (come assistiamo) alle guerre spirituali.
E allora quei “fratelli maggiori” sembra possano dare anche il cattivo esempio.. Preferisco credere siano stati extraterrestri sbarcati sul pianeta piuttosto che credere che una razza sia superiore ad un'altra.
Il Tao della fisica – Fritjof Capra – Adelphi Edizioni
64 Attraverso i profeti, Dio forma il suo Popolo nella speranza della salvezza, nell'attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini [Cf ⇒ Is 2,2-4 ] e che sarà inscritta nei cuori [Cf ⇒ Ger 31,31-34; ⇒ Eb 10,16 ]. I profeti annunziano una radicale redenzione del Popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà, [Cf ⇒ Ez 36 ] una salvezza che includerà tutte le nazioni [Cf ⇒ Is 49,5-6; ⇒ Is 53,11 ]. Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore [Cf ⇒ Sof 2,3 ] che porteranno questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora, Anna, Giuditta ed Ester hanno hanno conservato viva la speranza della salvezza d'Israele. Maria ne è l'immagine più luminosa [Cf ⇒ Lc 1,38 ].
La Bibbia per certi versi è obsoleta. E' tempo di dire che la verità è iscritta nei cuori anziché “sarà iscritta”.
Anche se convengo nel ritenere l'umanità di allora sostanzialmente diversa da quella attuale, con una visione più magica della realtà e un'innocenza diversa. Ma l'Atman non cambia e il destino ultimo la mente lo ignora.
Viene ribadita la redenzione dei “poveri e gli umili”, certamente agevolati a liberarsi da orpelli e staus symbol ed emanciparsi come persone e non come personaggi.. La povertà come promessa di una ricchezza futura (o nell'oltretomba o in una nuova Età dell'Oro) viene però presentata come fosse un vanto, continuando a giustificare implicitamente chi si arricchisce sulla testa dei poveri (non per niente in Sud America è nata la teologia della Liberazione).
Ma se è vero che l'Onnipotente bada che gli uccellini abbiano un nido e di che sfamarsi, basta restare in risonanza con l'universo, dunque ci sarebbe da distinguere fra l'essere poveri e avere il perfetto necessario..
Si deve arrivare all'art. 64 per sentir menzionare le donne. E' curioso che sia anche l'articolo dove si parla di “infedeltà”.. sarà un caso?
Ad ogni modo la donna degna di nota è solo santa. Il femminile come veicolo di speranza è però azzeccato.
III. Cristo Gesù - “Mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione”
[Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2]
Dio ha detto tutto nel suo Verbo
65 “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (⇒ Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando ⇒ Eb 1,1-2 :
Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. . . Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l'ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità [San Giovanni della Croce, Salita al monte Carmelo, 2, 22, cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture del lunedì della seconda settimana di Avvento].
La supremazia del Cristo, del Buddha, dell'Avatar, del realizzato, del maestro, di fronte la cecità dei molti, spicca senz'altro e si traduce in faro per tutti, ma definire Gesù di Nazareth l'ultima Parola di Dio mi sembra molto fantasioso.. Un vero “credente” ascolterà la voce di Dio anche nello sguardo di un bambino.
Cos'è questa visione del Dio morto? Ipse dixit e finita lì. O aderisci alla setta del Cristo o non avrai altre vie di liberazione. Qui definite “cose diverse e novità”, come se il Tao fosse figlio di Adamo ed Eva o di Maria..
L'assolutismo cattolico, travestito da Messia, si rivela qui in tutta la sua arroganza.
Non ci sarà altra Rivelazione
66 “L'Economia cristiana, in quanto è Alleanza Nuova e definitiva, non passerà mai e non è da aspettarsi alcuna nuova Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 4]. Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.
Dunque Dio non parlerà più ma si deve ancora manifestare.. che bel minestrone di confusione..
L'Economia da divina è diventata cristiana, l'Alleanza è diventata Nuova e Dio andrà in onda solo su Radio Vaticano.
67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di “migliorare” o di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.
La fede cristiana non può accettare “rivelazioni” che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune Religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali “rivelazioni”.
Eccoci! Diplomaticamente con non-chalance, ecco sfoderata la verità in tasca.
I veri fedeli non tradiscono il Papa con altri sedicenti guru. Attenzione.. L'eresia e l'indice esistono ancora, per non parlare delle scomuniche..
Voglio essere scomunicata.
IN SINTESI
68 Per amore, Dio si è rivelato e si è donato all'uomo. Egli offre così una risposta definitiva e sovrabbondante agli interrogativi che l'uomo si pone sul senso e sul fine della propria vita.
In sintesi, Dio si rivela ad Adamo ed Eva, sottoforma di serpente e li rende coscienti di sé, come identità differenziate e fisiche, allo scopo di ritrovare l'Unità coscientemente e scientemente.
69 Dio si è rivelato all'uomo comunicandogli gradualmente il suo Mistero attraverso gesti e parole.
In sintesi, Dio si rivela attraverso l'essere umano. Si rivela a se stesso?
70 Al di là della testimonianza che dà di se stesso nelle cose create, Dio si è manifestato ai nostri progenitori. Ha loro parlato e, dopo la caduta, ha loro promesso la salvezza [Cf ⇒ Gen 3,15 ] ed offerto la sua Alleanza.
In sintesi, Dio può parlare e manifestarsi solo nell'Eden, nel centro del cervello, dove ogni percezione si tramuta in fenomeno.
71 Dio ha concluso con Noè una Alleanza eterna tra lui e tutti gli esseri viventi [Cf ⇒ Gen 9,16 ]. Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.
In sintesi, l'immanenza è imprenscindibile.
72 Dio ha eletto Abramo ed ha concluso una Alleanza con lui e la sua discendenza. Ne ha fatto il suo popolo al quale ha rivelato la sua Legge per mezzo di Mosè. Lo ha preparato, per mezzo dei profeti, ad accogliere la salvezza destinata a tutta l'umanità.
In sintesi, le chiese abramitiche si arrogano il compito di salvare l'umanità attraverso la forza di una discendenza, come fossero una nobiltà.
73 Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un'altra Rivelazione.
In sintesi, il c.c. decreta per nome e per conto di Dio, che nessuno oserà sfidare il suo potere di intimidire le coscienze, così come sta facendo.. in sintesi..
Articolo 2
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
74 Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità” (⇒ 1Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo [Cf ⇒ Gv 14,6 ]. È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo:
Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto Egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
Insomma Dio-Gesù vuole il copyright..e vuole anche che il suo esercito di salvezza con tanto di distintivo. Se si considera che partiamo da un concetto di “Economia divina” possiamo ben credere che abbia fatto i suoi conti e voglia in fondo che il suo messaggio non venga stravolto.
Cosa che invece accade da duemila anni.. Poiché, in merito all'integrità dei Vangeli, possiamo avere seri dubbi, a partire dalla censura degli Apocrifi; in merito all'interpretazione, ne hanno capito di più Anne e Daniel Meurois-Givaudan in “L'altro volto di Gesù - Memorie di un Esseno” (Ed. Amrita).
I. La Tradizione apostolica
75 “Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la Rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, il Vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, Egli ha adempiuto e promulgato di sua bocca” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
Leggi come sopra.
La predicazione apostolica...
76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi:
- oralmente, “dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo”;
- per iscritto, “da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunzio della della salvezza” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
E' interessante notare come lo Spirito Santo si ritenga entrare in azione per mezzo di una specie di trance che si impossessa degli eletti, suggerendo l'idea che Esso non permei ogni cosa creata ma sia intervenuto ad ispirare esseri umani solo duemila anni fa e nulla più.
Ma cos è lo Spirito Santo per i preti?
“Nella religione cristiana la terza persona della Trinità, adorata e glorificata insieme al Padre e al Figlio. Nella teologia cattolica esso procede dal Padre e al Figlio, con i quali è consustanziale (=Identità di sostanza e natura nelle tre persone della Trinità). E' considerato principio di ispirazione degli autori della Sacra Scrittura, di unificazione della Chiesa e di santificazione dei fedeli. Momenti di elezione del suo intervento sono i sacramenti, dei quali egli garantisce la fecondità e attraverso i quali egli elargisce i suoi doni (tradizionalmente 7: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio).
Secondo Zaccaria 4:10 lo Spirito Santo rappresenta “gli occhi dell'Eterno”.
E' da notare la differente interpretazione dal Vecchio Testamento (Zaccaria) ai nuovi catechisti. Ma il cambiamento, il salto di qualità, arriva già nel Nuovo Testamento, non tanto nei 4 Vangeli quanto negli Atti e Lettere varie dei primi apostoli che parlano alle Congregazioni. Vi si legge già il tono inquisitorio e una religiosità intellettuale da prete. Ad esempio in Rom. 8:26, 27 troviamo questa definizione astrusa di Spirito:
“Lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili.. esso intercede per i santi secondo Iddio.”
Capito qualcosa?
Dai passi evangelici si evince che lo Spirito Santo assomiglia molto ad una Musa, nell'intuizione profonda che si rivela alla mente come un lampo ma che di fatto viene da noi e da noi esce. Allora o siamo tutti in qualche modo “abitabili” da energie esterne o queste energie abitano da sempre in noi. E' solo una questione di punti di vista ma mi sembra che Zaccaria c'abbia azzeccato e che gli occhi a cui si riferisce sono i nostri..
E' un po' come paragonare il campo di quiete di un “dio” immobile con l'onda che genera vibrazione, movimento ed espressione. Quindi lo Spirito come il Fiat, l'Om iniziale, il respiro dell'Universo in cui siamo tutti immersi.
L'interpretazione della religione cattolica è invece atta a dimostrare che Dio è una persona, la quale ogni tanto manda giù uno sprazzo di Luce divina nei cervelletti di quelle bestioline pensanti che ha creato in una settimana di noia...
Ma per tornare a bomba con gli Apostoli, diremo che secondo il c.c. quindi, soltanto i primi furono visitati dallo Spirito Santo, tutti i successivi non fecero che imparare a memoria le Scritture e crederci ciecamente. Anzi, non essendo ancora “completamente esplicitata” la Rivelazione, nessuno più lo sarà fino alla nuova venuta del Cristo. Non si spiega per cui l'infallibilità del Papa, anche se ormai è una barzelletta..
Secondo i cattolici nessun profeta si è più ncarnato, mentre per la più diffusa religione, l'Islamismo, di profeta ce n'è stato uno solo.. Insomma, un po' avari di Spirito questi Dei..
...continuata attraverso la successione apostolica
77 “Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Infatti, “la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
Fino alla fine dei tempi?
Ma quali tempi? I tempi dei tempLi?
78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene ad essa strettamente legata. Per suo tramite “la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. “Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
“Questa trasmissione viva” chiamata Tradizione risulta essere soltanto un coacervo di dogmi, privilegi e controllo delle coscienze.
Per ogni guru nasce una setta, per ogni testo sacro una religione, ma quand'è che l'umanità realizzerà il divino senza bisogno di simulacri?
Secondo me quel tempo è vicino, fosse solo per il fatto che state leggendo “Disintossicarsi dal c.c.” ed io scrivendolo..
Augh! ;)
79 In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: “Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la Parola di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
Magari fosse così! Ma risuonano solo gli Atti degli Apostoli, il catechismo, le Encicliche.. la viva voce dei Vangeli risuona nei cuori e non nelle Chiese!
Non serve credere a ciò che si conosce.
II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura
Una sorgente comune...
80 “La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9]. L'una e l'altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il Mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (⇒ Mt 28,20).
Per prevenire ogni dubbio qui si sbandiera la legittimità dei testi canonici, delle feste comandate e altre ipnosi simili, ma il terzo Millennio non ha bisogno di giustificare la libertà di Spirito che porta in sé.
...due modi differenti di trasmissione
81 “ La Sacra Scrittura è la Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito divino”.
Quanto alla Sacra Tradizione, essa conserva “la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli”, e la trasmette “integralmente ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano”.
Ma, cari i miei catechisti, non vi rendete conto che la gente non ci crede più a questi miti?
Schiere di Testimoni di Geova, Evangelisti, Catecumenali, Carismatici ecc. ecc., tutti a sfoderare la propria Bibbia a uso e consumo. Ti fanno passare la voglia di provare a leggerla questa leggendaria opera.
In realtà nessuno ha più voglia che gli venga impartito un Dio straniero, un Dio imposto, un Dio da succhiare come una caramella, un Dio che ha ancora bisogno dei profeti per parlare..
Mi sento così patetica a scrivere ciò, sembrano luoghi comuni bell'e buoni, eppure è vero che il Papa riempie le piazze di corpi ed è anche vero che ne allontana le anime.
Si grida all'apostata..!
Ma è un crescendo, una marea che monta questo nuovo sentire; i preti si ostinano ad ostacolarlo, rimandarlo, aggrappati ad un potere che è molto simile a quello del formicaio. Sempre proni a servire un Faraone sul trono (altro che Abramo..). Ed è sufficiente l'art. 81 del c.c. a convincerli di essere dei piccoli messia. Anche in buona fede, per carità.. con la missione nel cuore, pronti al martirio per amor della legge dell'Amore portata dal Cristo.
Pronti anche a togliersi la tonaca nera, a liberarsi dai fardelli del peccato e scendere dal crocifisso.
82 Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l'interpretazione della Rivelazione, “attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 9].
Così è se vi pare..
A me non pare e mi rifiuto di accettare come sacro questo catechismo (fulcro della Tradizione) zeppo di presunzioni, induzioni, superficialità e castronerie, la cui lettura non mi ispira affatto una elevazione dello Spirito, semmai del livello della bile..
Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali
83 La Tradizione di cui qui parliamo è quella che viene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall'insegnamento e dall'esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente.
Vanno distinte da questa le “tradizioni” teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste “tradizioni” possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa.
Se è per questo esiste anche la Tradizione della Fratellanza Bianca, esiste la Tradizione Massonica, quella Alchemica e chi più ne ha, più ne metta. Sono tutte viventi ed espressione di una conoscenza più o meno esoterico-mistico-occulta; ma a cosa portano?
Ad edificare luoghi di potere, gerarchie di potere, a redigere manualetti sulla retta via, la giusta via, l'unica via.. ma tutte le vie portano soltanto a se stessi.
La tradizione apostolica non ha una bandiera, né il Nazareno ne tesse mai una.. né indossò quei ridicoli copricapo..
E' poi curioso che sul cappellone papale appaiano certe parole, testimonianza di una tradizione.. ma quale?
III. L'interpretazione del deposito della fede
Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa
84 Il “deposito” (⇒ 1Tm 6,20) [Cf ⇒ 2Tm 1,12-14 ] della fede (“depositum fidei”), contenuto nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. “Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra vescovi e fedeli” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
Ce l'hanno nel sangue il senso degli affari.. paragonare la fede a un deposito bancario è quanto mai indicativo..
In ogni caso la trasmissione apostolica che si basa sull'abito talare è certamente demagogica e dispotica, perfettamente in sintonia con tutto il resto.
Il Magistero della Chiesa
85 “L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo”, [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma.
Come volevasi dimostrare in tema di imperialismo e di imperatori..
L'Impero dello Spirito è il più agognato dai cacciatori di anime.
Ma è anche dove le responsabilità sono maggiori e maggiore la manipolazione delle coscienze.
86 Questo “Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
Ricordo un discorso del rabbino capo di Trieste che fece in occasione di un simposio sul peccato originale. Disse:
Al tempo dei Patriarchi il discepolo andava dal maestro per imparare a liberarsi dalla malinconia; il maestro lo portava in un determinato posto del bosco ed intonava un canto. Col tempo quel canto andò perduto e nel bosco il maestro non sapeva più scacciare la malinconia del discepolo. Ora nemmeno il bosco è più noto – affermò sospirando il rabbino – mentre il segretario particolare del Vescovo cattolico fissava il pavimento..
A questo si riduce l'eredità della Tradizione, anzi: “a tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio”. Noi dobbiamo crederci e basta, ma almeno sappiamo che non c'è più alcun maestro tra quelle fila..
87 I fedeli, memori della Parola di Cristo ai suoi Apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me” (⇒ Lc 10,16), [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 20] accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.
Notare: “docilità” e “direttive”. Il metodo per impartire i Vangeli e i Dieci Comandamenti si basa sulla delega e sui dogmi.
Bella spiritualità data in affitto! Il contratto è firmato dal Vicario in persona, tu devi solo frequentare la parrocchia, andare alla Messa e votare per il partito.
I dogmi della fede
88 Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell'autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un'irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella Rivelazione divina, o anche quando propone in modo definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.
Ma c'è la garanzia? Già, perchè ormai nessuno più compra a scatola chiusa. O forse sì..
Insomma durante i Concili Gesù si incarna in Vaticano, si assiste ad un evento di canalizzazione e il Papa parla per voce dell'Altissimo. La trance dura per ore, la trasfigurazione è compiuta.
Quando viene data alle stampe la seduta, il popolo di credenti si nutre l'anima di nuove beatitudini, illuminato dal Verbo maximo è pronto per camminare con Dio sulle strade del mondo.
Shaumbra.. ma avete mai letto Tobias?
Non serve certo “obbligare” nessuno a credere di essere angeli umani..
89 Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c'è un legame organico. I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede [Cf ⇒ Gv 8,31-32 ].
Dal vocabolario dogma si traduce in “qualsiasi verità incontrovertibile o ritenuta tale o comunque affermata categoricamente”. Ordunque, affermata da chi?
“Li riconoscerete dai frutti”, dico io. Possiamo anche stendere un pietoso velo sulla storia della chiesa cattolica, siamo cristiani e perdoniamo, ma se guardiamo al presente? Quanti misteri, quanto patrimonio, quanti compromessi col diavolo ha da subire questa chiesa? .. e dico diavolo solo per farmi capire da loro..
90 I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della Rivelazione del Mistero di Cristo [Cf Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3016: “nexus mysteriorum”; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 25]. “Esiste un ordine o "gerarchia" nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana” [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 11].
Quale è il “fondamento della fede cristiana? Il Cristo, presumo.. orbene, tutte le verità partono e ritornano a lui. Ma questo Cristo, il messia dei peccatori e dei reietti, sa che anche lo spirito ha un'unità di misura, una risonanza per piani di affinità. Dunque usa linguaggi diversi per manifestarsi. Essendo l'ultima ed unica manifestazione dell'Assoluto è molto parco di sé, a meno che tu non gli porgi la tessere dell'ACLI..
Il senso soprannaturale della fede
91 Tutti i fedeli sono partecipi della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegna loro ogni cosa [Cf ⇒ 1Gv 2,20; ⇒ 1Gv 2,27 ] e li guida “alla verità tutta intera” (⇒ Gv 16,13).
Ecco qui un'altra induzione bell'e buona.. Diremo che se ti abbandoni pienamente alla dottrina cattolica l'unzione è assicurata. Essa ti guiderà alla Verità dei Misteri e resterai più cieco di prima.
92 “La totalità dei fedeli... non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale della fede in tutto il popolo quando "dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici" esprime l'universale suo consenso in materia di fede e di costumi” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 12].
“La totalità dei fedeli non può sbagliarsi nel credere” significa che se una maggioranza crede in qualcosa quel qualcosa esiste per forza. In fondo è anche vero che ogni credenza dà vita ad egregore e contagi (infatti il diavolo con le corna l'hanno inventato i cattolici), ma quel “non può sbagliarsi” è fuorviante. Di fatto questa fede non è naturale, non è spontanea, è al contrario indotta dall'egemonia religiosa nel corso delle epoche, e quindi, a mio parere, non fa testo.
93 “Infatti, per quel senso della fede, che è suscitato e sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro Magistero, ... aderisce indefettibilmente "alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi", con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamente l'applica nella vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 12].
Ritraduciamo:
“Infatti, per quel senso della fede,” = Infatti, per questa adesione fideistica,
“che è suscitato e sorretto dallo spirito di verità,” = che è suscitato e puntellato dallo spirito di assolutismo,
“il popolo di Dio, sotto la guida del Sacro Magistero,..” = il popolo del Papa, sotto la guida delle parrocchie,..
“aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi, = aderisce supinamente alla fede raggiungibile solo dai santi
“con retto giudizio si radica in essa più a fondo” = con scontato giudizio si radica in essa più a fondo
“e più pienamente l'applica nella vita” = e più meccanicamente se la impone nella vita.
La crescita nell'intelligenza della fede
94 Grazie all'assistenza dello Spirito Santo, l'intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa:
- “Con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8] in particolare “la ricerca teologica... prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 62; cf 44; Id., Dei Verbum, 23; 24; Id., Unitatis redintegratio, 4].
- “Con la profonda intelligenza che” i credenti “provano delle cose spirituali”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8] “Divina eloquia cum legente crescunt - le parole divine crescono insieme con chi le legge” [San Gregorio Magno, Homilia in Ezechielem, 1, 7, 8: PL 76, 843D].
- “Con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8].
Ecco ribadito sottilmente che lo Spirito Santo visita soltanto i cattolici..
I tre punti successivi possono riguardare qualunque credente, anche di Allah o Visnu.
Il primo punto lo ritengo universale, con la sua ricerca profonda “in cuor loro”, in una dimensione meditativa in cui il divino si dovrebbe spogliare di ogni nome proprio.
Nel secondo punto entrano in gioco i testi sacri, la trasmissione di parole, le quali si sono sempre dimostrate insufficienti a spiegare esperienze mistiche. Pertanto l'intelligenza spirituale è condizionata dalla qualità dei cosiddetti testi sacri, motivo per cui sarebbe auspicabile la lettura di tutte le bibbie del mondo per avere una, pur tuttavia limitata, visione “delle cose spirituali”.
Il terzo punto ci riporta all'ovile, alla nostra condizione di pecore supine al pastore e impaurite dal cane. Si esalta la predicazione come fosse un sommo privilegio di esseri toccati da “un carisma certo di verità”, dimenticando che Gesù predicò se stesso e se mai invitò qualcuno a predicare non lo fece a dei replicanti, né ci fondò un Ordine.
95 “È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro tal mente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
Boom! La salvezza delle anime con la compravendita delle indulgenze???
Quando la studiai a scuola restai basita e scandalizzata ma sapere che oggi, nel 2005 d.C., si pratica ancora il commercio delle anime mi disgusta, mi offende, mi ripugna.
E' inutile che ci dicano che “per sapientissima disposizione di Dio” il Magistero della Chiesa ha delega su di noi, tanto non ci crede nessuno.
IN SINTESI
96 Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l'hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo.
97 “La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio” , [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] nel quale, come in uno specchio, la Chiesa pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze.
98 “La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
99 Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturale della fede, non cessa di accogliere il dono della Rivelazione divina, di penetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente.
100 L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Papa e ai vescovi in comunione con lui.
In sintesi, “l'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio” DA CHI è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Papa e ai vescovi in comunione con lui?
Articolo 3
LA SACRA SCRITTURA
I. Il Cristo - Parola unica della Sacra Scrittura
101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane: “Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell'umana natura, si fece simile agli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].
Maggior confusione non si potrebbe nemmeno concepire di infondere nelle menti..
La lingua umana vista come simbolo di debolezza umana è infine un altro tentativo di farci sentire degli idioti.
102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente [Cf ⇒ Eb 1,1-3 ].
Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 103, 4, 1].
La confusione aumenta e non si capisce quale sia questo unico discorso di Dio.
103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Paroloni sempre più vuoti e una chiara predisposizione all'idolatria. No grazie.
104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; [Cf ibid., 24] infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: la Parola di Dio [Cf ⇒ 1Ts 2,13 ]. “Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Sarebbe almeno buona cosa se si nutrissero della Sacra Scrittura ma, purtroppo, fra i testi sacri viene inglobato anche questo obbrobrio detto Catechismo.
105 Dio è l'Autore della Sacra Scrittura. “Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l'ispirazione dello Spirito Santo.
La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Ma non osano dichiarare esplicitamente che il presente Catechismo sia ispirato dallo Spirito Santo. In fondo un po' di decenza viene dimostrata..
106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. “Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli stesso in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Dal mio punto di vista ogni grande artista è ispirato quando crea. Primi fra tutti i poeti.
107 I libri ispirati insegnano la verità. “Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono, è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Tutti “i libri ispirati insegnano la Verità”, compresi i Veda, il Libro dei Mutamenti ecc. ecc. ecc...
108 La fede cristiana tuttavia non è una “religione del Libro”. Il cristianesimo è la religione della “Parola” di Dio, di una parola cioè che non è “una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente” [San Bernardo di Chiaravalle, Homilia super missus est, 4, 11: PL 183, 86B]. Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ci “apra la mente all'intelligenza delle Scritture” (⇒ Lc 24,45).
Insomma, per incarnare il Verbo dobbiamo passare attraverso i libri sacri, il Cristo e lo Spirito Santo. E noi chi siamo? Alla luce di quanto scrivono siamo solo delle scimmiette alle quali è necessaria una gabbia per essere addestrate.
III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura
109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].
Ecco un'altra contraddizione. Si dichiara che gli agiografi (scrittori di biografie dei santi) siano dunque ispirati anch'essi da Dio (a suo piacimento). Ma non erano solo i profeti e i santi a parlare la lingua di Dio?
110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei “generi letterari” allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. “La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi in varia maniera storici o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].
Si vuole forse alludere che dunque anche nel c.c. c'è lo zampino dello Spirito Santo?
111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: la Sacra Scrittura deve “essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].
Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito che l'ha ispirata: [Cf ibid]
112 1. Prestare grande attenzione “al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura”. Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell'unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore, aperto dopo la sua Pasqua [Cf ⇒ Lc 24,25-27; 112 ⇒ Lc 24,44-46 ].
Il cuore [Cf ⇒ Sal 22,15 ] di Cristo designa la Sacra Scrittura che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della Passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la Passione, affinché coloro che ormai ne hanno l'intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate [San Tommaso d'Aquino, Expositio in Psalmos, 21, 11].
E' sempre dunque il Vaticano a dirci come leggere e interpretare, privandoci del nostro intimo sentire e di ogni spirito critico. Dire che solo dopo la crocifissione la Bibbia ha assunto un senso mi sembra una stupida affermazione e senz'altro un'offesa per quelle religioni che si rifanno solo al Vecchio Testamento, peraltro ricco di saggezze di per sé.
113 2. Leggere la Scrittura nella “Tradizione vivente di tutta la Chiesa”. Secondo un detto dei Padri, “sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta - la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali”. Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l'interpretazione di essa secondo il senso spirituale [secundum spiritualem sensum quem Spiritus donat Ecclesiae”: Origene, Homiliae in Leviticum, 5, 5].
Non si capisce nulla se non che la chiesa cattolica ribadisce continuamente il suo abuso sulla Bibbia.
114 3. Essere attenti “all'analogia della fede” [Cf ⇒ Rm 12,6 ]. Per “analogia della fede” intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.
Ovvero, nel “progetto della Rivelazione” c'è anche il Catechismo.. quindi, per riepilogare i tre criteri sopraelencati è sufficiente delegare il parroco di leggere e recitare a pappagallo le Sacre Scritture durante la Messa.. che qualcuno vorrebbe ancora in latino.
I sensi della Scrittura
115 Secondo un'antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest'ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza.
Qui si dice tutto e niente, inoltre la piena concordanza fra letterale e spirituale è raggiungibile anche al di fuori di ogni chiesa.
116 Il senso letterale. È quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l'esegesi che segue le regole della retta interpretazione. “Omnes sensus (sc. sacrae Scripturae) fundentur super litteralem - Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 1, 10, ad 1].
L'esegesi è un'analisi critica di un testo, la “retta interpretazione” è individuale ma per il c.c. è quella di S. Tommaso d'Aquino.
117 Il senso spirituale. Data l'unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni.
1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo; così, la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e così del Battesimo [Cf ⇒ 1Cor 10,2 ].
2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti “per ammonimento nostro” (⇒ 1Cor 10,11) [Cf ⇒ Eb 3-4,11 ].
3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce (in greco: “anagoge”) verso la nostra Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste [Cf ⇒ Ap 21,1-22,5 ].
Non sono dotta, né filosofa, ma proprio per questo rappresento la media dei lettori di testi sacri, senza anteporre tesi ed antitesi, colgo il senso allegorico, morale e anagogico con l'intelligenza della mente e del cuore.
Ora, dire che la traversata del mar Rosso è segno della vittoria di Cristo è assolutamente fazioso, al fine di riportare la centralità di Gesù in seno anche all'Antico Testamento e quindi ribadire il monopolio cattolico non solo su di lui ma su tutte le Scritture. L'allegoria l'intendo invece come figura retorica di un fenomeno interiore, un passaggio di stato di coscienza.. semmai..
Il senso morale, tanto caro ai preti, viene sempre associato alla colpa, all'”ammonimento”, atto a svilire le coscienze e imbrigliarle con la paura.
Il senso anagogico viene inteso non come ascesi, né come specchio di ispirazione che uno scritto può trasmettere, ma pedantemente ci riporta ancora alla dispotica sedicente supremazia della chiesa romana.
118 Un distico medievale riassume il significato dei quattro sensi:
Littera gesta docet, quid credas allegoria,
Moralis quid agas, quo tendas anagogia.
La lettera insegna i fatti, l'allegoria che cosa credere,
il senso morale che cosa fare, e l'anagogia dove tendere.
Naturalmente il Medioevo è l'epoca preferita dei catechisti..
119 “È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, si maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12].
Ego vero Evangelio non crederem, nisi me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas - Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l'autorità della Chiesa cattolica [Sant'Agostino, Contra epistulam Manichaei quam vocant fundamenti, 5, 6: PL 42, 176].
No comment.
120 È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti dovessero essere compresi nell'elenco dei Libri Sacri [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 8]. Questo elenco completo è chiamato “Canone” delle Scritture. Comprende per l'Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento: [Cf Decretum Damasi: Denz. -Schönm., 179; Concilio di Firenze (1442): ibid., 1334-1336; Concilio di Trento: ibid., 1501-1504].
Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i due libri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache, Esdra e Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri dei Maccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico dei Cantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico), Isaia, Geremia, le Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia per l'Antico Testamento;
i Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, la prima e la seconda ai Tessalonicesi, la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Lettera agli Ebrei, la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, le tre Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l'Apocalisse per il Nuovo Testamento.
Il canone delle Scritture è controverso poiché esistono vari elenchi, a seconda della religione. Da notare che la Bibbia è stata tradotta svariate volte dall'ebraico e che della più antica versione latina (Versus Latina) il traduttore non è noto ma si ipotizza che non sia opera di una sola persona e che sia stata scritta in diversi periodi di tempo. (fonte: WIKIPEDIA, l'enciclopedia libera – http://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia)
Indi sorgono molti dubbi sulla sua autenticità.
L'Antico Testamento
121 L'Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14] poiché l'Antica Alleanza non è mai stata revocata.
L'Antica Alleanza fra i Patriarchi e Dio ci riporta alla nascita del monoteismo e quindi ad un'unica religione la quale, ovviamente, sembra voler essere quella cattolica.
122 Infatti, “l'Economia dell'Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare. . . l'avvento di Cristo Salvatore dell'universo”. I libri dell'Antico Testamento, “sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee”, rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell'amore salvifico di Dio. Essi “esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere”; in essi infine “è nascosto il mistero della nostra salvezza” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14].
Da sottolineare le ultime parole: “è nascosto il mistero della nostra salvezza”. Praticamente per poterci salvare (da cosa?) dobbiamo svelare il mistero (ovvero qualcosa di arcano ed inaccessibile o per pochi iniziati) che oltretutto è nascosto, quindi non manifesto. Bell'affare quest'Antico Testamento! Più che la salvezza offre un'endemica rassegnazione all'ignoranza!
123 I cristiani venerano l'Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa ha sempre energicamente respinto l'idea di rifiutare l'Antico Testamento con il pretesto che il Nuovo l'avrebbe reso sorpassato (Marcionismo).
Secondo i cattolici l'Antico Testamento pone le basi per il Nuovo e profetizza il Messia; secondo gli ebrei il Nuovo non ha valenza; secondo i musulmani esiste solo il Corano..
Se Abramo dovesse reincarnarsi diventerebbe agnostico..
Il Nuovo Testamento
124 “La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14]. Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l'azione dello Spirito Santo [Cf ibid., 20].
La cosiddetta “Parola di Dio” tanto declamata, seppur definita limitata dal linguaggio umano, resta parola scritta sulla carta. La vera salvezza è scritta nei nostri cuori.
125 I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture “in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore” [Cf ibid., 20].
Discutibile affermazione che peraltro non fa che alimentare il culto della personalità, ovvero quella pratica perniciosa che ci allontana dalla consapevolezza del proprio sé spirituale a tutto vantaggio dei costruttori di altari e dei mercanti del tempio.
126 Nella formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:
1. La vita e l'insegnamento di Gesù. La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, “di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo”.
2. La tradizione orale. “Gli Apostoli poi, dopo l'Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano”.
3. I Vangeli scritti. “Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 19].
Leggendo questi tre passi mi affiora la sensazione che nessuno possa eguagliare gli apostoli, gli evangelisti, lo stesso Gesù. E' una sensazione d'impotenza che accascia l'anima e fa perdere l'anelito alla coscienza cristica, intesa come livello in cui si sperimenta l'Amore incondizionato proprio dei Maestri ascesi.
127 Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la Liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.
Non c'è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni [Santa Cesaria la giovane, A sainte Richilde et sainte Radegonde: Sources chrétiennes, 345, 480].
Soprattutto sul Vangelo mi soffermo durante le mie preghiere: vi trovo quanto è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci, sensi reconditi e misteriosi [Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritti autobiografici, A, 83v].
Senza nulla togliere ai Vangeli, né al maestro Gesù, io ribadisco il contributo di altri testi spirituali che ognuno, in perfetta libertà, può utilizzare e studiare per crescere, evolversi e incontrare Dio.
L'unità dell'Antico e del Nuovo Testamento
128 La Chiesa, fin dai tempi apostolici, [Cf ⇒ 1Cor 10,6; ⇒ 1Cor 10,11; ⇒ Eb 10,1; ⇒ 1Pt 3,21 ] e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l'unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato.
Pura interpretazione. Vorrei sapere che ne pensano i Rabbini..
129 I cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l'inesauribile contenuto dell'Antico Testamento. Non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di Rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato [Cf ⇒ Mc 12,29-31 ]. Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d'essere letto alla luce dell'Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso [Cf ⇒ 1Cor 5,6-8; ⇒ 1Cor 10,1-11 ]. Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell'Antico, mentre l'Antico è svelato nel Nuovo: “Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet” [Sant'Agostino, Quaestiones in Heptateucum, 2, 73: PL 34, 623; cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 16].
A me risulta che nel Vecchio Testamento si proclami la legge del taglione, mentre Gesù porge l'altra guancia.
Dov'è questa confluenza?
130 La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando “Dio sarà tutto in tutti” (⇒ 1Cor 15,28). Anche la vocazione dei patriarchi e l'Esodo dall'Egitto, per esempio, non perdono il valore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.
Avete capito qualcosa? Io so solo che quando “Dio sarà tutto in tutti” non avremo bisogno di queste elucubrazioni.
V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa
131 “Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21]. “È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Quanto altisonanti concetti! Ma, stringi stringi, si indica sempre il “sostegno e rigore” della Chiesa più che dell'essere umano.. e si continua a diffondere i catechismi alla faccia delle indicazioni di “Dei Verbum”..
132 “Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima della sacra teologia. Anche il ministero della Parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la Parola della Scrittura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Vorrei laurearmi in teologia per verificare se l'art. 132 risponde a verità, nello studio della dottrina cattolica. Per il momento faccio zoom di questo libercolo infarcito di Encicliche ma poverissimo di citazioni bibliche.
133 La Chiesa “esorta con forza e insistenza tutti i fedeli... ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (⇒ Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" (San Girolamo)” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].
Appunto.. leggi commento all'art. 132.
IN SINTESI
134 “Omnis Scriptura divina unus liber est, et hic unus liber Christus est, quia omnis Scriptura divina de Christo loquitur, et omnis Scriptura divina in Christo impletur - Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest'unico libro è Cristo; infatti tutta la divina Scrittura parla di Cristo e in Lui trova compimento” [Ugo di San Vittore, De arca Noe, 2, 8: PL 176, 642C].
135 “Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 24].
136 Dio è l'Autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; Egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica [Cf ibid., 11].
137 L'interpretazione delle Scritture ispirate dev'essere innanzi tutto attenta a ciò che Dio, attraverso gli autori sacri, vuole rivelare per la nostra salvezza. “Ciò che è opera dello Spirito, non viene pienamente compreso se non sotto l'azione dello Spirito” [Origene, Homiliae in Exodum, 4, 5].
138 La Chiesa riceve e venera come ispirati i 46 libri dell'Antico Testamento e i 27 libri del Nuovo Testamento.
139 I quattro Vangeli occupano un posto centrale, per la centralità che Cristo ha in essi.
140 Dall'unità del progetto di Dio e della sua Rivelazione deriva l'unità dei due Testamenti: l'Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre il Nuovo compie l'Antico; i due si illuminano a vicenda; entrambi sono vera Parola di Dio.
141 “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore”; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21] in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola. “Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (⇒ Sal 119,105) [Cf ⇒ Is 50,4 ].
Doverosa qui una citazione dai Salmi. Alleluja! Dopo tanta venerazione finalmente una parola ispirata.
CAPITOLO TERZO
LA RISPOSTA DELL'UOMO A DIO
142 Con la sua Rivelazione “Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 2]. La risposta adeguata a questo invito è la fede.
Rieccoci al dogma della fede, rieccoci alla visione di un dio bonario che saltuariamente ci visita nel suo celeste salotto. Qui addirittura ”si intrattiene con gli uomini (con le donne no perché non hanno anima..) come se fosse il circolo del golf o il club dei fedelissimi.
E' imbarazzante anche solo commentare.
143 Con la fede l'uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà. Con tutto il suo essere l'uomo dà il proprio assenso a Dio rivelatore [Cf ibid., 5]. La Sacra Scrittura chiama “obbedienza della fede” questa risposta dell'uomo a Dio che rivela [Cf ⇒ Rm 1,5; ⇒ Rm 16,26 ].
Definizione di FEDE:
“Credenza ferma e certa che si fonda su un interiore convincimento o su un'adesione all'autorità di altri, senza bisogno di prove di fatto o di dimostrazioni logiche”.
Pertanto è una sottomissione volontaria a tutti gli effetti che parte dal presupposto di altrui autorità.
Ora, in una nuova vivificata spiritualità, la fede non ha senso di esistere. Nel momento in cui l'essere umano realizza in sé la natura divina matura tutt'al più una fede in se stesso, che lo vede, né suddito né tiranno, ma perfetto interprete della sincronicità universale, in equilibrio col suo sentire, pensare e volere, nella manifestazione del sé umano e del sé spirituale. Perché non servere credere ciò che si conosce.
Articolo 1
IO CREDO
I. L'obbedienza della fede
144 Obbedire (“ob-audire”) nella fede è sottomettersi liberamente alla Parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la Verità stessa. Il modello di questa obbedienza propostoci dalla Sacra Scrittura è Abramo. La Vergine Maria ne è la realizzazione più perfetta.
Finché verranno imposte obbedienza e sottomissione non ci sarà liberazione delle coscienze, né realizzazione di pace in terra.
Darci a modello Abramo significa indurci ad uccidere i nostri figli, mostrarci la Vergine Maria come simbolo di fede è ridurre la donna a utero.
Diventa poi ovvio, per sillogismo, dedurre che la nostra cieca obbedienza debba andare alla Chiesa cattolica, depositaria della parola di un dio fascista.
Abramo - “il padre di tutti i credenti”
145 La Lettera agli Ebrei, nel solenne elogio della fede degli antenati, insiste particolarmente sulla fede di Abramo: “Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava” (⇒ Eb 11,8) [Cf ⇒ Gen 12,1-4 ]. Per fede soggiornò come straniero e pellegrino nella Terra promessa [Cf ⇒ Gen 23,4 ]. Per fede Sara ricevette la possibilità di concepire il figlio della promessa. Per fede, infine, Abramo offrì in sacrificio il suo unico figlio [Cf ⇒ Eb 11,17 ].
Secondo l'interpretazione cattolica questo Abramo appare un perfetto invasato che non sapeva chi era, né dove stava andando, come uno stolto o come un soldatino pronto a uccidere pur di metter mano ad un'eredità di gloria.
Voglio sperare che il vecchio Abramo fosse ben più evoluto di come lo dipingono vescovi e cardinali, i quali peraltro non avendo prole non potrebbero nemmeno mettere alla prova la loro obbedienza...
146 Abramo realizza così la definizione della fede data dalla Lettera agli Ebrei: “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (⇒ Eb 11,1). “Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia” (⇒ Rm 4,3) [Cf ⇒ Gen 15,6 ]. Grazie a questa forte fede, [Cf ⇒ Rm 4,20 ] Abramo è diventato “padre” di tutti coloro che credono (⇒ Rm 4,11; ⇒ Rm 4,18) [Cf ⇒ Gen 15,5 ].
Si realizza dunque che la fede, così intesa, è segno di opportunismo bello e buono. Credere perché si spera, credere alla cieca per esorcizzare la paura congenita della morte.
Ecco la vera molla, quella che fa tenere in pugno milioni di persone con promesse deliranti di contabilità divina, dove si misura la fede come credito alla pace eterna, lasciando le anime nel tumulto del timor di Dio.
147 Di questa fede, l'Antico Testamento è ricco di testimonianze. La Lettera agli Ebrei fa l'elogio della fede esemplare degli antichi che “ricevettero” per essa “una buona testimonianza” (⇒ Eb 11,2; ⇒ Eb 11,39). Tuttavia “Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi”: la grazia di credere nel suo Figlio Gesù, “autore e perfezionatore della fede” (⇒ Eb 11,40; 147 ⇒ Eb 12,2).
Vediamo ora come i catechisti riescono a stravolgere il messaggio di Gesù.
Maria - “Beata colei che ha creduto”
148 La Vergine Maria realizza nel modo più perfetto l'obbedienza della fede. Nella fede, Maria accolse l'annunzio e la promessa a Lei portati dall'angelo Gabriele, credendo che “nulla è impossibile a Dio” (⇒ Lc 1,37), [Cf ⇒ Gen 18,14 ] e dando il proprio consenso: “Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (⇒ Lc 1,38). Elisabetta la salutò così: “Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore” (⇒ Lc 1,45). Per questa fede tutte le generazioni la chiameranno beata [Cf ⇒ Lc 1,48 ].
O santa o puttana. Ecco la donna per la chiesa cattolica.
Ecco anche lo spermatozoo ridotto a microscopico verme ed ecco l'atto sessuale svilito e crocifisso nei secoli dei secoli ad atto animale dal quale concepire “figli adottivi”, mezze bestie.
Proviamo ad immaginare quale danno ha provocato alle società questa rappresentazione del soprannaturale così subdola nei confronti delle donne!
“Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Ecco il succo della denigrazione per il femminile, altro che Corano e chador.. qui si dichiara che tutte le Marie del mondo debbano affittare l'utero ad un Signore, obbedienti e vergini, annullando se stesse.
Ma l'Arcangelo Gabriele cosa annunciò esattamente? Annunciò la venuta di un Maestro ad una donna purissima di cuore? Annunciò una gravidanza isterica? Annunciò un atto soprannaturale mai verificato prima (né dopo) nella storia conosciuta?
Chi ce lo può dire? Dobbiamo crederci e basta. Ecco perché è così beata questa Maria, perché ha consegnato ai preti il pretesto di divinizzare un uomo, un uomo che sarebbe diventato simbolo del loro potere su altri uomini e donne.
I Vangeli ci riportano che Gesù la disconobbe, come fece con Giuseppe nel tempio da bambino, per sottolineare i suoi natali cosmici, per ribadire che la famiglia è una gabbia, e forse per scongiurare che in futuro ella divenisse oggetto di idolatria..
In realtà, ormai lo sanno anche i sassi, che il culto di Maria altro non è che retaggio del culto della Grande madre, della Dea, ma intanto si è costruito un paradigma di tabù sessuali che non ha pari in nessun'altra cultura né epoca della storia dell'umanità.
Infatti negli ultimi duemila anni la donna ha subito e sta subendo le maggiori violenze, il maggior disprezzo che mai le erano stati riservati.
E' per questo che mi rifiuto di pregare e venerare le centomila madonne partorite da questa chiesa maschilista e bacchettona.
Consiglio la lettura di quei testi illuminati ed illuminanti sulla sacralità del sesso, unione della materia con l'energia.
149 Durante tutta la sua vita, e fino all'ultima prova, [Cf ⇒ Lc 2,35 ] quando Gesù, suo Figlio, morì sulla croce, la sua fede non ha mai vacillato. Maria non ha cessato di credere “nell'adempimento” della Parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede.
Certamente la donna sa percepire la verità affidandosi all'intuito più che alla logica, certamente una donna se crede, se ama, non vacilla; perciò la maggior parte dei fedeli sono femmine, cadute nella trappola di puttana-eva e beata-vergine, sono il gregge più numeroso e fedele che i preti continuano ad abbindolare con la scusa di Maria..
La quale, fra l'altro, non fa che piangere.......
II. “So a chi ho creduto” (⇒ 2Tm 1,12)
Credere in un solo Dio
150 La fede è innanzi tutto una adesione personale dell'uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l'assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. In quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da Lui rivelata, la fede cristiana differisce dalla fede in una persona umana. È bene e giusto affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che Egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fede in una creatura [Cf ⇒ Ger 17,5-6; 150 ⇒ Sal 40,5; ⇒ Sal 146,3-4 ].
Dunque se la fede è “adesione personale a Dio” ed è bene “affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che Egli dice”, è importante capire cosa dice e soprattutto COME.
Arrivati al 150° versetto ben sappiamo che solo Papi, Vescovi ed affini hanno delega di parlare per nome e per conto di Dio, quindi fate un po' voi..
Ma poi se è vero che Dio non è una persona, non è una creatura, perché lo si definisce “Egli”?
Egli = 3.a persona singolare maschile
La mia obiezione lessicale è ben più profonda di quanto sembri perché ribattezzare Dio significa liberarsi proprio di quell'impronta umanoide che la Chiesa ci ha inculcato per duemila anni, portandoci lontanissimi da Dio e vicinissimi al “Diavolo”.
151 Per il cristiano, credere in Dio è inseparabilmente credere in Colui che Egli ha mandato, “il suo Figlio prediletto” nel quale si è compiaciuto (⇒ Mc 1,11); Dio ci ha detto di ascoltarlo [Cf ⇒ Mc 9,7 ]. Il Signore stesso dice ai suoi discepoli: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (⇒ Gv 14,1). Possiamo credere in Gesù Cristo perché Egli stesso è Dio, il Verbo fatto carne: “Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato” (⇒ Gv 1,18). Poiché Egli “ha visto il Padre” (⇒ Gv 6,46), è il solo a conoscerlo e a poterlo rivelare [Cf ⇒ Mt 11,27 ].
E' da non crederci! La “ragione” dei cattolici arriva a dichiarare “Dio nessuno l'ha mai visto”!
Penoso..
Andiamo per ordine:
Gesù Cristo è Dio
Dio non si fa vedere
Gesù è l'unico ad averlo visto
Ma una religione può basarsi su simili castronerie?
Ognuno si risponda.
Credere nello Spirito Santo
152 Non si può credere in Gesù Cristo se non si ha parte al suo Spirito. È lo Spirito Santo che rivela agli uomini chi è Gesù. Infatti “nessuno può dire: "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo” (⇒ 1Cor 12,3). “Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio... Nessuno ha mai potuto conoscere i segreti di Dio se non lo Spirito di Dio” (⇒ 1Cor 2,10-11). Dio solo conosce pienamente Dio. Noi crediamo nello Spirito Santo perché è Dio.
La Chiesa non cessa di confessare la sua fede in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Ora capisco perché il cattolicesimo partorisce tanti psicotici..
Credere nello Spirito Santo, non è tanto il concetto, anche banale: della serie anche Dio ha uno spirito.., ma è il modo, la forma con cui è “dimostrato” a farmi rabbrividire.
Andiamo per ordine: Gesù ha uno spirito, lo spirito rivela Gesù, lo spirito è ovunque, Dio ha dei segreti ed uno spirito, lo spirito di Dio. Sembra davvero scritto per far rinunciare alla ricerca di Dio, per far credere che gli alti prelati capiscono ogni virgola di questo guazzabuglio, per indurci ad affidarci a loro, dotti e sapienti, le cui bocche vomitano il kaos! (per la cronaca: il 90% dei prelati sono amministratori e non teologi.)
Ecco un testo profondo, esauriente e risonante di Verità su Dio e lo Spirito Santo.
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III. Le caratteristiche della fede
La fede è una grazia
153 Quando san Pietro confessa che Gesù è “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, Gesù gli dice: “Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (⇒ Mt 16,17) [Cf ⇒ Gal 1,15; 153 ⇒ Mt 11,25 ]. La fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da Lui infusa. “Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia "a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità"” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 5].
Dunque la fede è una virtù soprannaturale.. ma cosa significa “soprannaturale”?
“Tutto ciò che trascende l'ordine della nostra natura fisica e umana”.
E cosa significa “trascendere”?
“Superare, andare oltre un certo limite considerato come naturale o normale nel linguaggio filosofico”.
Dunque è solo questione di limiti. Limiti certamente reali e certamente superabili.
Dichiarare che la fede è una grazia soprannaturale significa decretare che certi limiti umani sono insormontabili e riporta al solito annichilimento del sé.
La fede è un atto umano
154 È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all'intelligenza dell'uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione. Conseguentemente, ancor meno è contrario alla nostra dignità “prestare, con la fede, la piena sottomissione della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela” [Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3008] ed entrare in tal modo in intima comunione con lui.
Partendo dal presupposto cattolico che la fede prevede “la piena sottomissione”, mi chiedo quale comunione può maturare in uno stato di sudditanza?
Questa non è umiltà, né grazia, è solo Timor di Dio.
155 Nella fede, l'intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina: “Credere est actus intellectus assentientis veritati divinae ex imperio voluntatis a Deo motae per gratiam - Credere è un atto dell'intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 2, 9; cf Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3010].
Ancora una dimostrazione della concezione di essere umano senza cuore. L'intelletto sembra plagiato da chissà quale soprannaturale forza coercitiva e acconsente a credere per forza.
E qui cito Osho:
“Chiunque abbia bruciato del fuoco intenso della ricerca, ha visto alla fine sorgere il sole. Gli altri si limitano a credere. Coloro che credono non sono religiosi, semplicemente evitano la grande avventura della religione, limitandosi a credere.”
La fede e l'intelligenza
156 Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo “per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare”. “Nondimeno, perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione” [Concilio Vaticano I: Denz.- Schönm., 3009]. Così i miracoli di Cristo e dei santi [Cf ⇒ Mc 16,20; ⇒ Eb 2,4 ] le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza”, sono “motivi di credibilità” i quali mostrano che l'assenso della fede non è “affatto un cieco moto dello spirito” [Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3008-3010].
Credere diventa pertanto logico! Alla luce di quali Rivelazioni divine?? Mica si parla di meditazione, di introspezioni, di ascolto del proprio sé più puro e profondo.. no, secondo il c.c. le rivelazioni sono Cristo, i Santi, le profezie e la potenza della Chiesa cattolica!
Una sequela di fatti esterni a noi e quindi si conferma proprio che, così impostata, la fede è un cieco moto dello spirito.
157 La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire. Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione e all'esperienza umana, ma “la certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale” [San Tommaso d'Aquino, Summa teologiae, II-II, 171, 5, ad 3]. “Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio” [John Henry Newman, Apologia pro vita sua].
Questa è pura istigazione alla SCHIZOFRENIA.
158 “La fede cerca di comprendere ”: [Sant'Anselmo d'Aosta, Proslogion, proem: PL 153, 225A] è caratteristico della fede che il credente desideri conoscere meglio colui nel quale ha posto la sua fede, e comprendere meglio ciò che egli ha rivelato; una conoscenza più penetrante richiederà a sua volta una fede più grande, sempre più ardente d'amore. La grazia della fede apre “gli occhi della mente” (⇒ Ef 1,18) per una intelligenza viva dei contenuti della Rivelazione, cioè dell'insieme del disegno di Dio e dei misteri della fede, dell'intima connessione che li lega tra loro e con Cristo, centro del Mistero rivelato. Ora, “affinché l'intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 5]. Così, secondo il detto di sant'Agostino, “credo per comprendere e comprendo per meglio credere” [Sant'Agostino, Sermones, 43, 7, 9: PL 38, 258].
Un bel giro di parole.. ma cos è questa “Rivelazione sempre più profonda”? Come si intrinseca in noi?
Dobbiamo aspettare di essere folgorati sulla via di Damasco o può succedere in ogni attimo di quotidiana umanità?
159 Fede e scienza. “Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3017]. “Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36, 2].
Sarà anche vero ma che coraggio ammettere che la ragione sonda le verità divine e dimenticarsi di Giordano Bruno...
La libertà della fede
160 Per essere umana, la risposta della fede data dall'uomo a Dio deve essere volontaria; “nessuno quindi può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. Infatti l'atto di fede è volontario per sua stessa natura” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 10; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 748, 2]. “Dio chiama certo gli uomini a servire lui in spirito e verità, per cui essi sono vincolati in coscienza ma non coartati... Ciò è apparso in sommo grado in Cristo Gesù” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 11]. Infatti, Cristo ha invitato alla fede e alla conversione, ma a ciò non ha affatto costretto. Ha reso testimonianza alla verità”, ma non ha voluto “imporla con la forza a coloro che la respingevano. Il suo regno ... cresce in virtù dell'amore, con il quale Cristo, esaltato in croce, trae a sé gli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 11].
Ma se la fede è “volontaria” dove sta la grazia? Che funzioni ha questa grazia?
Un altro grande interrogativo che Chiesa cattolica ci pone sulla via del catechismo, lastricata di contraddizioni.
La necessità della fede
161 Credere in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato per la nostra salvezza, è necessario per essere salvati [Cf ⇒ Mc 16,16; ⇒ Gv 3,36; ⇒ Gv 6,40 e. a]. “Poiché "senza la fede è impossibile essere graditi a Dio" (⇒ Eb 11,6) e condividere le condizioni di suoi figli, nessuno può essere mai giustificato senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se non "persevererà in essa sino alla fine" (⇒ Mt 10,22; 161 ⇒ Mt 24,13)” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm. , 3012; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., ].
Eccoci arrivati alle minacce, ai ricatti, all'intimidazione spirituale.
Alla faccia della libertà di fede, se non crederai incondizionatamente sarai rigettato dalla bocca di Dio, infedele!
La perseveranza nella fede
162 La fede è un dono che Dio fa all'uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: Combatti “la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l'hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede” (⇒ 1Tm 1,18-19). Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla; [Cf ⇒ Mc 9,24; ⇒ Lc 17,5; ⇒ Lc 22,32 ] essa deve operare “per mezzo della carità” (⇒ Gal 5,6), [Cf ⇒ Gc 2,14-26 ] essere sostenuta dalla speranza [Cf ⇒ Rm 15,13 ] ed essere radicata nella fede della Chiesa.
Ecco che avere fede significa affidarsi alla speranza e alla Chiesa cattolica, ovvero mettersi in secondo piano, rinunciare all'azione, delegare. Così sono tutti contenti, ognuno si lava la coscienza e la Chiesa diventa sempre più influente.
La fede - inizio della vita eterna
163 La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio “a faccia a faccia” (⇒ 1Cor 13,12), “così come egli è” (⇒ 1Gv 3,2). (⇒ 1Gv 3,2). La fede, quindi, è già l'inizio della vita eterna.
Fin d'ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero già presenti, le realtà meravigliose che ci riservano le promesse e che, per la fede, attendiamo di godere [San Basilio di Cesarea, Liber de Spiritu Sancto, 15, 36: PG 32, 132; cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 4, 1].
Che abominio di oscurantismo! Si continua a predicare che la beatitudine non è possibile, si continua a svilire la vita, questo viaggio meraviglioso di crescita, viene definito “nostro pellegrinare quaggiù..” come se fosse una punizione.
La decadente aspettativa della vita eterna oltretomba ci vuol portare a credere che Dio non è di questo mondo. Ci incoraggiano ad attendere la morte per vedere la “faccia” di Dio per “godere”, perché qui è vietato godere, qui è imperativo soffrire per credere.
Credere in un catechismo oscuro e contorto, chiudere le porte delle percezioni e non accorgersi che Dio è anche qui-ed-ora.
164 Ora, però, “camminiamo nella fede e non ancora in visione” (⇒ 2Cor 5,7), e conosciamo Dio “come in uno specchio, in maniera confusa..., in modo imperfetto” (⇒ 1Cor 13,12). La fede, luminosa a motivo di Colui nel quale crede, sovente è vissuta nell'oscurità. La fede può essere messa alla prova. Il mondo nel quale viviamo pare spesso molto lontano da ciò di cui la fede ci dà la certezza; le esperienze del male e della sofferenza, delle ingiustizie e della morte sembrano contraddire la Buona Novella, possono far vacillare la fede e diventare per essa una tentazione.
Bene, lo dicono loro stessi.. questa è la dimostrazione che la fede fessa porta solo confusione, smarrimento e dubbio.
Mi ripeto: non serve credere a ciò che si conosce, ed aggiungo che la conoscenza porta con sé chiarezza, lucidità e sicurezza; tutte doti molto scomode per chi vuole allevare solo un gregge di creduloni.
Perchè se io dico “Io sono Dio, tu sei Dio, noi siamo Dio”, scaturisce una potenza creativa tale da seppellire tutti gli altari.
165 Allora dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede: Abramo, che credette, “sperando contro ogni speranza” (⇒ Rm 4,18); la Vergine Maria che, nel “cammino della fede”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 58] è giunta fino alla “notte della fede” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater, 18] partecipando alla sofferenza del suo Figlio e alla notte della sua tomba; e molti altri testimoni della fede. “Circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (⇒ Eb 12,1-2)
In sintesi, per risvegliare la fede bisogna emulare Abramo e la Vergine Maria.
Due personaggi che con la famiglia hanno avuto bizzarre esperienze.. il primo stava per uccidere suo figlio e ha preso un utero in affitto, la seconda non ha mai conosciuto le gioie del concepimento e del parto, ambedue assunti a simbolo di padre e madre perfetti.
I “molti altri testimoni” martoriarono il corpo in un processo di auto-flagellazione, negando la passione non solo della carne ma anche la passione per la verità e la libertà di coscienza.
I testimoni contemporanei sono specchio di secoli di fede nel potere temporale.
Articolo 2
NOI CREDIAMO
166 La fede è un atto personale: è la libera risposta dell'uomo all'iniziativa di Dio che si rivela. La fede però non è un atto isolato. Nessuno può credere da solo, così come nessuno può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da se stesso si è dato l'esistenza. Il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. Il nostro amore per Gesù e per gli uomini ci spinge a parlare ad altri della nostra fede. In tal modo ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuisco a sostenere la fede degli altri.
Partiamo dal dogma enunciato all'inizio del capitolo: “la fede è una grazia”. Mi chiedo come faccia a trasformarsi prima in atto volontario, adesso in atto personale. O è una grazia (un dono soprannaturale: “nessuno si è dato la fede da se stesso), o è un atto personale. Decidetevi.
Lo stesso valga per le rivelazioni divine: ma non aveva smesso di rivelarSi con Gesù?
E' indicativo poi l'invito a fare gregge per sostenersi in una tesi così strampalata, per riuscire a crederci perché ci credono anche gli altri. Gettando il seme della mentalità del ghetto, della serie: “così fan tutti..”, senza il minimo spirito critico.
167 “Io credo”: [Simbolo degli Apostoli] è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al momento del Battesimo. “Noi crediamo”: [Simbolo di Nicea-Costantinopoli, nell'originale greco] è la fede della Chiesa confessata dai vescovi riuniti in Concilio, o, più generalmente, dall'assemblea liturgica dei credenti. “Io credo”: è anche la Chiesa, nostra Madre, che risponde a Dio con la sua fede e che ci insegna a dire: “Io credo”, “Noi crediamo”.
Come si faccia a proclamare “Io credo” a zero anni mentre ti bagnano la testolina ancora rapata è un altro mistero della chiesa. Una chiesa dominata dagli uomini, i quali, subdolamente, fanno risaltare sempre l'obbedienza che la “madre” deve al “padre”.
I. “Guarda, Signore, alla fede della tua Chiesa”
168 È innanzi tutto la Chiesa che crede, e che così regge, nutre e sostiene la mia fede. È innanzi tutto la Chiesa che, ovunque, confessa il Signore, [Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia - Te la santa Chiesa confessa su tutta la terra] e con essa e in essa, anche noi siamo trascinati e condotti a confessare: “Io credo”, “Noi crediamo”. Dalla Chiesa riceviamo la fede e la vita nuova in Cristo mediante il Battesimo. Nel “Rituale Romano” il ministro del Battesimo domanda al catecumeno: “Che cosa chiedi alla Chiesa di Dio?”. E la risposta è: “La fede”. “Che cosa ti dona la fede?”. “La vita eterna”.
L'unica fede che mi ispira la Chiesa cattolica e in generale tutte le chiese, è la fede nel mio cuore, nel mio intuito, nel mio puro istinto.
L'altra fede, quella concepita nel silenzio della meditazione e maturata nella dimestichezza con l'invisibile, diventa fortitude nella manifestazione del PENSIERO CREATIVO, laddove la fede compie miracoli.
169 La salvezza viene solo da Dio; ma, poiché riceviamo la vita della fede attraverso la Chiesa, questa è nostra Madre: “Noi crediamo la Chiesa come Madre della nostra nuova nascita, e non nella Chiesa come se essa fosse l'autrice della nostra salvezza” [Fausto di Riez, De Spiritu Sancto, 1, 2: CSEL 21, 104]. Essendo nostra Madre, la Chiesa è anche l'educatrice della nostra fede.
Semplicemente patetici.
II. Il linguaggio della fede
170 Noi non crediamo in alcune formule, ma nelle realtà che esse esprimono e che la fede ci permette di “toccare”. “L'atto (di fede) del credente non si ferma all'enunciato, ma raggiunge la realtà (enunciata)” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 1, 2, ad 2]. Tuttavia, queste realtà noi le accostiamo con l'aiuto delle formulazioni della fede. Esse ci permettono di esprimere e di trasmettere la fede, di celebrarla in comunità, di assimilarla e di viverne sempre più intensamente.
Insomma questa fede così predicata, inculcata, instillata.. vacilla assai.
Ripenso ai cerchi intorno al fuoco, agli abbracci, all'elevazione provata in raduni laici e ripenso alla patinata ed arida cerimonia (con ristorante) di un battesimo, una comunione, una cresima, un matrimonio o un funerale, dove si celebra solo il dogma e si vive “sempre più intensamente” la miseria spirituale.
171 La Chiesa, che è “colonna e sostegno della verità” (⇒ 1Tm 3,15), conserva fedelmente “la fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte” (⇒ Gd 1,3). È la Chiesa che custodisce la memoria delle Parole di Cristo e trasmette di generazione in generazione la confessione di fede degli Apostoli. Come una madre che insegna ai suoi figli a parlare, e con ciò stesso a comprendere e a comunicare, la Chiesa nostra Madre, ci insegna il linguaggio della fede per introdurci nell'intelligenza e nella vita della fede.
Che aberrazione. Si sono appropriati delle parole di Cristo come se fosse un asso nella manica.
E quanta arroganza nell'enunciarne l'esclusiva!
III. Una sola fede
172 Da secoli, attraverso molte lingue, culture, popoli e nazioni, la Chiesa non cessa di confessare la sua unica fede, ricevuta da un solo Signore, trasmessa mediante un solo Battesimo, radicata nella convinzione che tutti gli uomini non hanno che un solo Dio e Padre [Cf ⇒ Ef 4,4-6 ]. Sant'Ireneo di Lione, testimone di questa fede, dichiara:
173 “In realtà, la Chiesa, sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede..., conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un'unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca” [Sant' Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 1-2].
Ciò significa pure che non si è affatto evoluta nei secoli, che continua a crocifiggere gli indemoniati (15/6/2005, Convento della S. Trinità di Tanaco (Romania): “Suora crocifissa in convento. Il prete: 'Posseduta dal demonio' – Fonte: La Repubblica), significa che i suoi dogmi sono i puntelli traballanti di una fede farsa.
In merito alle Missioni sparse sul pianeta è anche vero che i sacerdoti hanno dovuto accettare ed integrare la religiosità locale all'evangelizzazione. Non a caso i missionari sono i più critici verso il Vaticano.
174 “Infatti, se le lingue nel mondo sono varie, il contenuto della Tradizione è però unico e identico. E non hanno altra fede o altra Tradizione né le Chiese che sono in Germania, né quelle che sono in Spagna, né quelle che sono presso i Celti (in Gallia), né quelle dell'Oriente, dell'Egitto, della Libia, né quelle che sono al centro del mondo. . . ” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 1-2]. “Il messaggio della Chiesa è dunque veridico e solido, poiché essa addita a tutto il mondo una sola via di salvezza” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 1-2].
Caspita che ardito il Sant'Ireneo! La supremazia della razza ariana al confronto è pura antropologia..
Nel compendio tascabile del c.c. (art. 32) viene omessa la sequela di chiese concorrenti messe al bando, ci si limita a ripetere per l'ennesima volta che la Chiesa cattolica propone solo ciò che è stato “divinamente rivelato”.
Se sperano di convertire il mondo intero al loro altarino non si sono accorti che il secondo millennio è finito.
175 “Questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, la conserviamo con cura, perché, sotto l'azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in un vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 1-2].
Ecco ora ci danno anche l'elisir di eterna giovinezza..ma secondo me in quel vaso c'è solo il vento di Pandora a diffondere il caos spirituale..
SEZIONE SECONDA
“LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA”
Tratto da: “Catechismo della Chiesa cattolica – Compendio” - Libreria Editrice Vaticana – luglio 2005
Continuo a commentare la vera bibbia della religione cattolica, ovvero il Catechismo, dall'edizione tascabile, detta Compendio, in quanto fonte diffusa e fruibile da tutti.
Lo splendido mosaico a colori della basilica di San Clemente in Roma “celebra il trionfo della Croce, mistero centrale della fede cristiana”. Si entra quindi in una condizione di accettazione dei misteri, fortemente sostenuti da un Credo.
Infatti l'esordio del capitolo sono le due versioni della preghiera “Credo” e “Simbolo degli Apostoli”. Il mantra-credo risuona su “Padre onnipotente” che genera un solo figlio buono di nome Gesù; segue la cronistoria di una crocifissione, risurrezione e giudizio universale.
Fra i grandi Credo eccellenti anche “la santa Chiesa cattolica”, come a sfoggiare una superiorità con la solita non chalance.. Nella versione Niceno-Costantinopolitana si legge: “Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica”: ritengo abbiano omesso le virgole per decenza fra “una” e “santa” e “cattolica” per smorzare la pretesa di questo primato.
In ambedue le versioni Maria è Vergine con la maiuscola, resta la semi-dea che è, in un ambiguo gioco di madre e sposa, sorridente, a mani giunte o lacrimante..
CAPITOLO I
IO CREDO IN DIO PADRE – I SIMBOLI DELLA FEDE
“Che cosa sono i Simboli della fede?
Sono formule articolate, chiamate anche 'Professioni di fede' o 'Credo', con cui la Chiesa, fin dalle sue origini, ha espresso sinteticamente e trasmesso la propria fede con un linguaggio normativo, comune a tutti i fedeli.”
Praticamente un codice. Una serie di litanìe ipnotiche che inducono il “fedele” ad aderire incondizionatamente a quel credo trasmesso con un “linguaggio normativo”, o meglio come un regolamento.
Il linguaggio del cuore che avvicina all'Immenso non è codificabile se non con poesie zen..
Ma andiamo a scoprire questo “linguaggio normativo” che mi incuriosisce..
“Quali sono i più antichi Simboli della fede?
Sono i Simboli battesimali. Poiché il Battesimo viene dato 'nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo' (Mt. 28, 19), le verità di fede ivi professate sono articolate in riferimento alle tre Persone della Santissima Trinità.”
Gesto antico ed ancestrale, il battesimo nasce dalla purezza dell'acqua, dalle sapienti conoscenze degli elementi che i nostri avi onoravano e rispettavano e dalla tradizione di appartenere al mondo. Per i cattolici è la prima formula d'accesso, come una tessera, un marchio, una garanzia (?), è una formula dalla quale è escluso il femminino e la “verità di fede” trasmessa dall'acqua “santa” non riconosce in essa la Madre.
“Quali sono i più importanti Simboli della fede?
Essi sono il Simbolo degli Apostoli, che è l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, e il Simbolo niceno-costantinopolitano, frutto dei primi due Concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), ancora oggi comune a tutte le grandi Chiese d'Oriente e d'Occidente. IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE, CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA
Sono dunque due preghiere il fulcro di tutto il credo cattolico, due preghiere intrise di antico fideismo cieco, buone per l'umanità del 325 e del 381.. Se la coscienza umana si è evoluta così poco in più di un millennio sappiamo ora a cosa è dovuto..
“Perché la professione di fede inizia con: 'Io credo in Dio'?
Perché l'affermazione 'Io credo in Dio' è la più importante, la fonte di tutte le altre verità sull'uomo e sul mondo, e di tutta la vita di ogni credente in lui.”
Legittimo credere in Dio ma sappiamo cosa significa “credere” e chi è questo Dio?
Se la fonte di tutte le verità è credere in Dio, possiamo ben dire che chi crede nel Dio cattolico ha svelate tutte le verità, è sapiente nella sua fonte di Rivelazione ma mi chiedo perché ci sono in giro tanti cattolici infelici, arrabbiati o depressi..
Perché professiamo un solo Dio?“
Perché egli si è rivelato al popolo d'Israele come l'Unico, quando disse: 'Ascolta, Israele, il Signore è uno solo' (Dt 6, 4), 'non ce n'è altri' (Is 45, 22). Gesù stesso l'ha confermato: Dio è 'l'unico Signore' (Mc 12, 29). Professare che Gesù e lo Spirito Santo sono anch'essi Dio e Signore non introduce alcuna divisione nel Dio Uno”
E' sconcertante che la percezione del Divino, l'ascolto dell'immensa fonte dentro al cuore, la devozione o la venerazione o l'estasi di un così infinito sentire, passi attraverso le parole scritte, come se fossero una certificazione dell'esistenza del Demiurgo.
Ridiventa superflua la ricerca, la meditazione, la sperimentazione dello spirito perché tutto è mente per il C.C., anche Dio vuole essere spiegato intellettualmente in Occidente e lo fa nella maniera più contorta poiché le ultime tre righe sulla Trinità gettano nella più totale incomprensione, favorendo o la rinuncia o lo scherno o l'abbandono ad una Provvidenza che esclude il nostro intervento nel nostro “destino”.
“Con quale nome Dio si rivela?
A Mosè Dio si rivela come il Dio vivente, 'il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Es 3, 6). Allo stesso Mosè Dio rivela il suo nome misterioso: 'Io Sono Colui che Sono (YHWH)'. Il nome ineffabile di Dio già nei tempi dell'Antico Testamento fu sostituito dalla parola Signore. Così nel Nuovo Testamento, Gesù, chiamato Signore, appare come vero Dio.”
Posso dire che preferisco i mille attributi del Corano a questo ammasso di corbellerie?
La linea di Mosè fino a Giacobbe conosceva ancora il significato dell'Albero della Vita e dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, sapeva infatti che Dio è vivente perché respira in noi, ma poi, persa ogni conoscenza incarnata, ecco che diventa un mistero e diventa necessario dargli un nome proprio.
La traduzione di Yhwh è opinabile, in molte fonti si legge: “Io Sono Colui di Coloro che Sono” che io interpreto: “Io Sono in Coloro che si risvegliano”.
Se per i cattolici tutto ciò risulta “ineffabile” è perché sono fermi al cognome e all'indirizzo di Dio, quasi certi che prima o poi il parroco gli rivelerà la mappa per arrivarci, ignorando il sentiero inerpicato e magico intasato di rovi che conduce allo stato di grazia dell'ispirazione perpetua..
Sul vocabolo “Signore” -forse mi ripeto- ma l'associazione spontanea è quella con “Padrone”; diventa come vivere in balìa di una forza superiore inconoscibile nella sua totalità di Uno. Dio diventa una castrazione galattica..
Il Signore-e-Padrone ci guarda dalle sue miriadi di micron-camere, senza scampo: è ovunque. Risultato = meglio-non-pensarci.
Ecco il risultato dei millenari evangelizzatori di anime perse ed anime assetate, una rinuncia.
I Nativi americani lo chiamano “Grande Spirito” e senti di respirarci dentro, e di vedere ogni micro-attimo, anche con gli occhi del “Signore” ma non solo, mentre incarni l'Uno. E allora Dio diventa una liberazione cosmica..
“Solo Dio 'è'?
Mentre le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno, Dio solo è in se stesso la pienezza dell'essere e di ogni perfezione. Egli è 'Colui che è', senza origine e senza fine. Gesù rivela che anch'egli porta il Nome divino: 'Io sono' (Gv 8, 28).”
Il signore alias Yhwh sta girando un film e noi siamo tutti comparse, fuorché Gesù s'intende.. anche lui da Signore verrà a giudicarci.. proprio lui che insegnò il non-giudizio, l'amore incondizionato.
Comunque evito di sindacare le credenze di chiunque, è mia premura solo mettere in evidenza l'impalcatura di terrorismo psicologico che mettono in atto queste chiese dispotiche, ancora ferme al Dio degli Eserciti.
L'”Io sono”, l'Hong_So, lo possiamo pronunciare tutti sul palcoscenico, dietro le quinte, in platea, al suono o alle luci.. “La pienezza dell'essere e di ogni perfezione” è perfettamente raggiungibile se l'animo è in pace, quando il volto sorride, quando un bimbo nasce, nel momento in cui si realizza la co-creazione, quindi la condizione di creatori e non di creature.
Egli/Ella è “Colui-Colei che è”: terza Persona singolare maschile-femminile..
“Perché è importante la rivelazione del nome di Dio?
Nel rivelare il suo nome, Dio fa conoscere le ricchezze contenute nel suo mistero ineffabile: egli solo è, da sempre e per sempre, Colui che trascende il mondo e la storia. E' lui che ha fatto il cielo e la terra. E' il Dio fedele, sempre vicino al suo popolo per salvarlo. E' il santo per eccellenza, 'ricco di misericordia' (Ef 2, 4), sempre pronto a perdonare. E' l'Essere spirituale, trascendente, onnipotente, eterno, personale, perfetto. E' verità e amore.”
[continua]
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