IL PROGETTO
A. LA DIMENSIONE AMBIENTALE
B. LA DIMENSIONE TERRITORIALE
D. LA DIMENSIONE ETICO-SOCIALE
Formazione all’ecologia globale e collaborazione con la Natura
Centro di Ricerca e Sperimentazione della Gioia e dell’Armonia
INTRODUZIONE
Promuovere e progettare l'edificazione di un eco-villaggio significa scegliere la sostenibilità a tutti i livelli, ecologica, economica, sociale e culturale.
Una definizione generica di eco-villaggio è quella offerta dal GEN (Global EcoVillage Network):
"Gli ecovillaggi sono piccole comunità rurali o urbane che integrano una struttura sociale basata sulla solidarietá con attivitá pratiche legate alla progettazione ecologica. Sono modelli insediativi che cercano di proteggere i sistemi viventi del pianeta, di incoraggiare la crescita personale e di sperimentare stili di vita che facilitino l'armonia tra gli esseri umani e con la natura." (Snyder, 1999)
Il concetto di eco-villaggio appare dunque come un modello di vita sostenibile, intendendo per sostenibilità l'attitudine di una comunità a soddisfare i propri bisogni senza ridurre, ma anzi migliorando, le prospettive delle generazioni future. Prova della grande importanza che gli stessi governi nazionali danno a questo principio é l´Agenda 21, la piattaforma progettuale che dalla Conferenza Internazionale di Rio del 1992 si propone di traghettare l´umanitá verso un futuro vivibile nell´arco di cento anni.
Oggi noi riconosciamo e siamo consapevoli che il nostro ruolo naturale di esseri umani è quello di essere parte integrante, al pari di tutti gli altri esseri viventi, dell'ecosistema terrestre, dal quale dipendiamo indissolubilmente per la nostra sopravvivenza e benessere fisico, mentale e spirituale. Per questo non ci sentiamo affatto padroni della Terra, quanto di appartenere ad Essa, custodi di un gioiello del cosmo che tale dovremmo conservare e lasciare ai nostri figli.
Siamo altresì coscienti che la pace e la cooperazione solidale fra gli esseri umani siano il fondamento di una società sana e prospera, anziché la competizione e l'antagonismo. Convinti di ciò, ci riconosciamo nel rifiuto dello sfruttamento selvaggio sia dell'uomo sull'uomo, sia dell'uomo sulla natura.
L'eco-villaggio si pone come modello radicalmente alternativo alla civiltà dello spreco, dei consumi e dell'alienazione. Ciò nonostante non è un'isola separata dal contesto globale, non è una fuga dalla distruttività della civiltà dei consumi, ma è una realtà che si pone come esempio di salute e di pace, è una ricerca costante del recupero della dimensione autentica dell'uomo nella sua interezza, materiale e spirituale.
La nostra idea di eco-villaggio è quella di una comunità di famiglie ed individui residenti in un piccolo insediamento rurale, i quali, pur mantenendo la propria libertà e spazi privati, condividano con gli altri risorse, spazi, servizi ed attività, cooperando in maniera solidale ai fini del bene comune; un villaggio a struttura "tribale" dal quale nessuno si senta escluso od emarginato perché disabile, bambino, donna od anziano. Altro scopo dell'eco-villaggio è quello di creare un insediamento umano integrato nel mondo naturale, utilizzando e promovendo sistemi di agricoltura ed allevamento biologici per produrre alimenti e materie prime a sostegno della comunità e della sua economia, energie pulite e rinnovabili, bioarchitettura e bio-edilizia, artigianato artistico del legno, ferro, ceramica, tessuti, coltivazione e trasformazione della canapa, medicina e terapie naturali ed olistiche, educazione permanente di bambini ed adulti allo sviluppo delle proprie potenzialità espressive, alla fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, alla consapevolezza e coscienza di sé, degli altri, della natura e del Divino.
La realtà degli eco-villaggi nel mondo, la rete di scambio reciproco e il ripristino dei territori nel loro assetto naturale, portano a credere che i tempi sono maturi, anzi pare proprio che incalzi una certa urgenza a creare realtà alternative di un certo livello, funzionali ed efficaci, soddisfacenti per chi ci vive, esempio ed avanguardia per l'umanità, richiesta di perdono e preghiera di riconciliazione a Madre Terra.
Noi
A.1 Rispetto e sostegno biodiversità e bioregionalismo
Gli ecovillaggi sono modelli viventi di sostenibilità e rappresentano in primo luogo un’effettiva ed accessibile strategia per combattere il degrado del nostro ambiente ecologico.
Nel 1998 i primi ecovillaggi sono stati ufficialmente riconosciuti ai vertici della lista ONU delle 100 Best Practices, come eccellenti modelli di vita sostenibile.
Una delle funzioni più preziose di un ecovillaggio è quella di proteggere la biodiversità presente sul territorio dove esso sorge. Per Biodiversità, o diversità biologica, si intende la variabilità fra gli organismi viventi di tutte le specie comprese in un ecosistema ed anche la variabilità degli ecosistemi presenti in un'area, sia quelli terrestri che quelli acquatici, ed ovviamente le complessità di cui fanno parte.
Conoscenza di fauna e flora e monitoraggio sono alla base della conservazione e della gestione del patrimonio biologico: gli inventari forniscono le conoscenze di base ed il monitoraggio misura le variazioni.
E’ dunque nostro intento impegnarci nel proteggere la Biodiversità attraverso l’osservazione e il monitoraggio costanti e attraverso la salvaguardia di sementi autoctone, inserendoci nella rete dei Seed Savers e favorendo la nascita di biotopi, ovvero ambienti vitali omogenei, delimitabili rispetto al loro intorno, nei quali vive una comunità di vegetali e animali (biocenosi) ad essi adattati.
Il rispetto per la biodiversità presuppone una visione del territorio tipica del bioregionalismo, concetto basilare per la conoscenza e il rispetto dell’ambiente.
“Il bioregionalismo è nato in California verso la metà degli anni '70 e le sue idee sono state propagandate in tutto il mondo da filosofi, ecologisti, scrittori e poeti, facendo presa sulle persone più sensibili e alla ricerca di un diverso e più profondo rapporto con la natura. Il bioregionalismo è legato al territorio - luogo - in cui si vive, considerato come un insieme omogeneo dal punto di vista morfologico e da quello degli esseri viventi, un insieme in cui tra le piante, gli animali, i monti, i suoli, e le acque, l'uomo è solamente una parte della complessa rete ecosistemica, in una prospettiva non più antropocentrica bensì biocentrica.
Il termine bioregione viene dalla parola greca bios (vita) e da quella latina regere (governare). Si tratta quindi di un territorio geografico omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che spesso l'uomo ha definito artificialmente a proprio uso e consumo.
Ognuno di noi vive all'interno di una bioregione e lo sforzo da fare è quello di riconoscerla, ritrovarsi in essa come nella propria casa, e di questa conoscere tutte le potenzialità e le risorse naturali, sociali e culturali, alla ricerca di un modo di vivere sostenibile e locale in armonia con le leggi della natura e con tutti gli esseri viventi e non viventi”
<Stefano Panzarasa - Gaia newsletter- tratto da: http://www.aamterranuova.it>
P
Tale sistema -adattamento alle condizioni climatiche, colturali e culturali europee dell’"AGRICOLTURA NATURALE" di Masanobu Fukuoka- mira a permettere ai terreni coltivati di mantenere la stessa capacità di autofertilizzazione di un suolo selvatico.
Come dimostrato da Fukuoka, da Emilia Hazelip e ormai da tante realtà nel mondo, l'agricoltura (la programmazione delle colture) può essere praticata rispettando la dinamica degli organismi viventi che si trovano naturalmente nel suolo e che ne costituiscono la base della fertilità.
I principi dell'AGRICOLTURA SINERGICA sono:
1 - Fertilizzazione continua del suolo tramite una copertura organica permanente (niente concime chimico né naturale);
2 - Coltivazione di specie annuali in associazione a colture complementari con l'integrazione di alberi azoto-fissatori.
3 - Assenza di aratura o di qualsiasi altro tipo di disturbo del suolo (il terreno si lavora da solo) ;
4 - Il suolo si area da solo, se noi evitiamo di provocarne il compattamento.
E' una coltivazione intensiva poiché basata sulla convinzione, ampiamente dimostrata da vari microbiologi, che non è la terra che fa le piante ma le piante che creano suolo fertile attraverso i propri essudati radicali, i residui organici che lasciano e l'attività chimica in interazione sinergica con microrganismi, batteri, funghi e lombrichi presenti nella rizosfera.
I prodotti ottenuti con tale pratica hanno una diversa qualità, un diverso sapore, una diversa energia e una maggiore resistenza agli agenti patogeni.
La presenza di diverse specie e diverse famiglie consociate rendono superfluo anche la rotazione delle colture eccetto per alcune specie (es. i cavoli).
L'eventuale necessità di nutrimento del suolo (carenza di materiale organico) è soddisfatta con "concimi verdi" ossia con la coltivazione di piante che crescano anche in terreni poveri (rape da foraggio, senape, segale...) e che non verranno raccolte ma lasciate a decomporsi nel terreno stesso.
A.3 Energia rinnovabile - autosufficienza energetica
Una piena valorizzazione della risorsa bosco non può prescindere dalla piena presa di coscienza della sua multifunzionalità.
A conferma di quanto asserito, vogliamo evidenziare due significativi passaggi:
storicamente si è assistito, soprattutto dal primo dopoguerra fino a pochi anni orsono, a un continuo spopolamento delle zone boscate, soprattutto montane;
una accresciuta sensibilità ecologica ha portato a rivalutare questo nostro fondamentale patrimonio, non considerandolo più unicamente come un bene in grado di produrre e quindi solamente da sfruttare.
Oltre alla funzione più tipica, ovvero quella produttiva, hanno pian piano acquistato importanza anche la funzione turistico-ricreativa e quella protettiva.
Per quanto concerne il primo punto, il desiderio di “fuga dalla realtà metropolitana” ha portato sempre più larghe fasce di popolazione alla ricerca di nuovi spazi in cui evadere, sia per un breve distacco, sia per intraprendere attività remunerative; la domanda crescente di “naturalità” ha innescato un processo di parziale reinsediamento in zone precedentemente abbandonate, con l’offerta di beni e servizi all’interno di un turismo sempre meno “di massa” e sempre più qualificato, dove svago e la cultura sono spesso indivisibili. All’interno di questo processo occorre sottolineare l’estrema importanza del recupero delle tradizioni locali, non solo usi e costumi ma anche attività economiche che, se un tempo non erano remunerative, possono oggi rappresentare importanti nicchie di mercato: si sottolinea infatti che una gestione ottimale non può esistere senza l’interazione con le comunità locali che “vivono” concretamente il territorio e che dunque conoscono appieno problematiche e potenzialità.
La funzione protettiva da parte del bosco rappresenta una risorsa di fondamentale importanza (come tra l’altro evidenziato da recenti danni alluvionali): non solo trattenuta del terreno contro frane e smottamenti (e quindi protezione dei centri abitati e limitazione di dissesti territoriali), ma anche regimazione delle acque superficiali, incanalate e profonde e dunque, limitazione dei fenomeni erosivi e di dissesto in generale.
Da quanto fin qui affermato si comprende che il bosco è un organismo complesso, governato da equilibri precari (per la continua interferenza nei suoi cicli vitali), dove l’uomo rappresenta solamente una delle variabili, insieme agli altri animali, al terreno, alle rocce e alle acque, alle piante, alle erbe e agli arbusti: non considerare la natura nel suo insieme, analizzando tutte le componenti e tutte le interrelazioni, porta sicuramente a danni notevoli.
Ciò che si deve perseguire non è, sia chiaro, una mancanza di gestione, che ha causato negli ultimi anni un aumento quantitativo della superficie boscata spesso a discapito della qualità (boschi di invasione a sua volta rinvasi e soffocati da essenze che nulla hanno a che fare con l’equilibri del bosco), ma una corretta gestione in armonia con la terra, considerando come fondamentali tutte le funzioni e potenzialità del territorio.
A livello di superficie boscata ci proponiamo dunque di:
introdotte turni corretti per le utilizzazioni forestali, anche con opportuni diradamenti e selezione delle specie autoctone, preservando comunque la biodiversità e procedendo sempre a prelievi moderati dei prodotti.
mantenere il più possibile i microclimi e le cenosi arbustive, nella consapevolezza che solo un bosco plurispecifico e stratificato può svolgere appieno i propri compiti di preservazione del territorio;
ripristinare i sentieri e la viabilità in generale per potere “vivere” appieno il bosco
portare le nostre esperienze e conoscenze a chi si vuole avvicinare alla natura, perché senza una adeguata conoscenza “dal vivo” è impossibile fare apprezzare le risorse e dunque farle rispettare.
In estrema sintesi, all’interno del nostro sistema permaculturale, noi ci prefiggiamo come scopo irrinunciabile, quello di vivere rispettosi nell’ambiente: questo non può che portare ad una ottimizzazione di tutte le sue potenzialità.
A.5 Trattamento delle acque, fitodepurazione
Bisogna far distinzione tra:
ACQUE PIOVANE GRIGIE
ACQUE REFLUE NERE
Vanno incanalate e immagazzinate per le necessità irrigue delle coltivazioni (cisterne sotterranee).
Vanno trattate e riciclate attraverso un sistema di fitodepurazione orizzontale, ossia incanalate e fatte passare in una successione di vasche (scavate nel terreno) riempite di un medium (ghiaia, ghiaino, sabbia…) e da piante acquatiche.
Le acque passando da una vasca all’altra decantano e vengono filtrate; le colonie di batteri trasformano le sostanze organiche ed i minerali pesanti: le piante assorbono tali sostanze e cedono ossigeno all’acqua che, attraverso un ultimo percorso aereo (ruscello) con varie cadute (cascatelle), si purifica. Può essere usata (assieme alle acque piovane recuperate) per idrocoltura, pescicoltura, irrigazione ed eventualmente per alimentare un luogo per la balneazione, nonché come riserva in caso di incendio.
La notevole massa vegetale delle piante acquatiche (da tagliare due volte l’anno) può essere usata per:
ricavare
materia prima per l’artigianato (intreccio di cesti, stuoie,
copertura tetti…);
compostaggio;
pacciamatura
del suolo coltivato.
La conformazione del luogo (borgo in alto e terreni coltivabili a valle) rende particolarmente facile attuare tale sistema utilizzando i dislivelli.
Sarebbe opportuno installare un bio-digestore (apparecchio già diffuso all’estero, ce ne sono di ottimi in commercio).
In questo modo, senza avere problemi di fognatura, si ricaverebbe metano per il riscaldamento o la produzione di energia elettrica.
Uno dei principi base della Permacultura è di avere meno residui possibili che, di qualsiasi natura siano, possono potenzialmente produrre inquinamento.
Bisogna, quindi, fare in modo che gli scarti di ogni lavorazione divengano materia prima per altre o per successive fasi di lavoro.
In tale ottica, tutti i residui organici, che non possono essere consumati dagli animali domestici o di cortile, vanno trasformati per ottenere terriccio fertile da utilizzare nuovamente nelle pratiche colturali.
Durante questo processo, il materiale organico di scarto subisce numerose trasformazioni a causa dei microrganismi diventando compost; a fronte di una notevole riduzione dei volumi, si ha una stabilizzazione dei prodotti che diventano facilmente assimilabili dalle piante e che dunque rientrano “in circolo” pronte per produrre nuova sostanza vegetale.
La trasformazione della sostanza organica al posto della sua distruzione come rifiuto comporta un enorme risparmio energetico e ambientale, soprattutto nell’ottica di uno sviluppo sostenibile delle attività umane: ciò che prima veniva considerato scarto diviene ora sostanza fertile (e dunque preziosa), oltretutto senza la produzione di sostanze inquinanti.
Oltre ad essere un ottimo fertilizzante per le piante da serra, il compost è anche sostanza ammendante (ovvero in grado di migliorare le caratteristiche del terreno) e pacciamante (da usare in copertura per limitare le infestanti, trattenere l’umidità, ridurre l’erosione).
Il nostro obiettivo è quello di limitare le fuoriuscite “dal sistema“ di sostanza organica, tramite il compostaggio di tutti i residui delle potature, delle attività agricole in generale (compreso l’allevamento) e dell’attività di cucina.
Si è scelto come base concettuale del villaggio la PERMACULTURA, disciplina di progettazione del territorio che punta all’integrazione armoniosa dell’uomo con l'ambiente attraverso un approccio sistemico ai problemi ambientali, sociali ed economici che colpiscono tutti gli insediamenti umani.
Il suo obiettivo è quindi quello di progettare insediamenti duraturi, il più possibile simile agli eco-sistemi naturali, usando una sapiente miscela di idee nuove e d’antica saggezza, che si traduce in uno stile di vita "non predatore" e "non parassitario".
Diffusa nel mondo dall'australiano Bill Mollison, la PERMACULTURA è allo stesso tempo un concetto pratico e un atteggiamento filosofico.
E' applicabile ad un villaggio come ad una fattoria o solo ad un giardino, alla città al deserto, nel tentativo di creare un ambiente produttivo che ci fornisca cibo, energia, rifugio, necessità materiali e non, così come infrastrutture economiche e sociali che permettono di mantenerlo tale.
E' una sintesi di ecologia e geografia, osservazione e disegno. Include tutti gli aspetti della cultura e dell'ambiente umano, urbano e rurale ed i suoi impatti locali e globali.
Inoltre racchiude l'etica e la cura della Terra giacché il suo uso sostenibile non può essere separato dagli aspetti filosofici e dal modo di vivere.
Partendo da uno spirito di cooperazione con la natura e con gli altri e di cura della Terra e delle persone, la PERMACULTURA presenta un nuovo punto di vista per disegnare ambienti che tengano conto delle diversità, della stabilità e della resistenza degli ecosistemi naturali.
Si prefigge,anche, di rigenerare la terra e di preservare quegli ambienti che permangono intatti.
Necessita di un'attenta pianificazione che parte dalla verifica dello stato delle risorse umane, materiali e naturali disponibili sul luogo, per poter organizzare, in seguito, l'insediamento utilizzando al meglio queste risorse, contenendo, per quanto possibile, l'apporto esterno dell'energia fossile e del trasporto e cercando di armonizzare al massimo la relazione tra cicli naturali ed attività umane.
Prevede poi uno "zonaggio" ovvero una razionalizzazione dello spazio occupato, rispetto agli spostamenti necessari durante il lavoro (le coltivazioni a più largo uso -aromatiche, orto- vicino all'abitato, quelle che richiedono pochi interventi -colture da campo- in zona più distante).
E' un modo di economizzare energia.
Ultimo principio, ma non meno importante, è la tendenza all'autosufficienza. Produrre per il proprio consumo, ovvero, far sì che la realtà che si va a costruire permetta il soddisfacimento dei bisogni delle persone che ne fanno parte: concetto che non si traduce in isolamento ma, il suo contrario, poiché esigenze molto forti sono senz’altro socializzare, condividere e promuovere un modo di vivere "sostenibile e appagante".
(Il disegno di permacultura del villaggio sarà guidato e seguito da Emilia Hazelip, agricoltrice e insegnante di Agricoltura Sinergica, nata in Spagna, che si è dedicata con ottimi risultati all'applicazione dei principi dell'agricoltura naturale (Masanobu Fukuoka) ai climi europei.)
B.2 Bioarchitettura e Bioedilizia
B.3 Valorizzazione del territorio anche con riferimento allo sviluppo del turismo locale e dell'eco-turismo (strutture ricettive, agriturismo ecc.)
B.4 Considerazione dei valori storici di determinate aree
Rilevanza storica di territori e tradizioni
Così come una montagna cui vengono a mancare le radici degli alberi è condannata a franare in testa a chi vive a fondo valle, allo stesso modo un popolo che lascia avvizzire le proprie radici culturali, che dimentica la propria storia e abbandona la propria identità è condannato a sparire, a perdersi.
Consci di questo rischio consideriamo fondamentale impostare tutte le attività dell’Eco-villaggio in vista di un profondo radicamento territoriale. Tuttavia non è nei nostri piani muoverci con un approccio meramente locale, con il rischio di scadere in un bieco localismo: la nostra ambizione è agire in maniera glocale. (Questo neologismo, che può non piacere, ha diversi padri: dal politologo anglo-tedesco Dahrendorf sino agli esponenti dell’ecologia profonda, in particolare l’americano Goldsmith.)
Cosa s’intende con questo termine? Una valorizzazione delle culture locali che tendono ad essere soffocate dalla globalizzazione, ma non in un’ottica difensiva di chiusura in se stesse, bensì come proposta alternativa che nasce dalla capacità di mettersi in relazione tra loro, di comunicare alle altre le loro specificità e di accogliere i contributi specifici delle altre. Si tratta in sostanza di perseguire una diversa globalizzazione, di utilizzare i canali di comunicazione che oggi mettono in contatto tutti con tutti non per annullarsi in un magma indistinto unificato dal consumismo, ma per conoscere e far conoscere quanto ogni gruppo umano ha imparato dai rapporti che lo legano con i luoghi in cui vive e dalla sua storia. Il glocale è quindi un locale che comunica col globale e, per quanto riesce a dargli di originale lo influenza, e un globale che offre al locale elementi di crescita e di conoscenza nuovi.
Facciamo degli esempi. Delle centinaia di varietà di mele, sul mercato ormai ne restano quattro o cinque, quelle più reattive ai fertilizzanti e ai pesticidi, che crescono di più, che appaiono più belle, che danno frutti di dimensioni regolari, ecc. Questa è la globalizzazione dettata dal mercato, che elimina le differenze, uniforma, cancella la storia e la memoria, agisce in una logica consumistica (produrre di più per consumare di più e consumare di più per assorbire tutto ciò che si produce). Una riscoperta delle varietà locali di mele significa invece riallacciarsi alla generazioni precedenti (un recupero della storia), agire ecologicamente nei confronti di quella specie vegetale (se in un luogo le condizioni climatiche, l’altezza sul livello del mare, la composizione chimica del terreno hanno selezionato nel corso dei secoli quel tipo specifico di mela, ciò vuol dire che quello è il suo habitat per cui non necessita di tante protesi chimiche per adattarsi a una realtà non sua), agire ecologicamente nei confronti delle altre specie vegetali e animali dello stesso habitat (la biodiversità è fondamentale per gli equilibri ecologici, gli ecosistemi più sono ricchi di specie e più sono stabili, non hanno cioè bisogno di interventi esterni per riproporsi nel tempo).
Ma questa riscoperta non ha soltanto un’importanza locale perché, valorizzando una differenza e una specificità nei confronti dell’uniformità perseguita dalla globalizzazione, indica un modo diverso di agire nel mondo, dimostra che è possibile non accettare passivamente un modello unico, ha un valore di esempio, ma soprattutto offre ad altre realtà locali la possibilità di conoscere qualcosa che non conoscevano, arricchisce la loro esperienza e mette in moto un meccanismo di reciprocità. Il locale che non si chiude in se stesso suscita altri "glocali", indica, propone e suscita una possibilità diversa di globalizzazione: il glocalismo appunto.
Nella nostra idea l’Eco-villaggio si propone di dare un contributo a questo processo di valorizzazione delle culture locali (per quanto concerne sia le elaborazioni dello spirito, sia la cosiddetta "cultura materiale": il sapere e il saper fare), a partire da quella della provincia di Prato, dove lavoreremo, studieremo e vivremo. Ci proponiamo cioè di accogliere e raccogliere attorno a noi tutti coloro che possono dare qualche contributo in questa direzione, nella convinzione che un mondo migliore è possibile.
Occorre chiarire innanzitutto che la coltivazione e la trasformazione della canapa, non ha, a differenza di quanto si possa pensare ad un primo approccio, nulla di "rivoluzionario": sia perché, tra le specie coltivate, si tratta di una delle poche piante conosciute fin dall'antichità tanto in Oriente quanto in Occidente, sia perché anche in Italia (come in molti altri paesi del mondo) la canapa è stata coltivata estensivamente - il nostro paese era addirittura il primo esportatore d'Europa - fino alla fine degli anni Cinquanta, quando la coltivazione cominciò a rivelarsi meno conveniente rispetto a prodotti come il cotone e le fibre sintetiche derivate dagli scarti della lavorazione del petrolio.
In effetti la canapa è una risorsa conosciuta dall'uomo da millenni.
Le prime tracce di uso della canapa (semi) sono state ritrovate durante scavi archeologici in accampamenti pre-agricoli risalenti ad oltre 7.000 anni fa. La mummia dell'uomo vissuto oltre 5.000 anni fa, ritrovata nel 1991 sul ghiacciaio del Similaun, indossava un mantello di canapa, e semi di canapa erano presenti nella sua sacca di scorta degli alimenti.
Canapa è il nome italiano della pianta che in modo scientifico viene definita cannabis sativa. Dal punto di vista botanico si distinguono due sottospecie di questa pianta: la cannabis sativa sativa, tipica dei Paesi settentrionali, impiegata comunemente in agricoltura e la cannabis sativa indica, tipica dei Paesi più caldi, che viene utilizzata prevalentemente in campo medico.
Nel nostro caso, sia per la latitudine geografica a cui ci troviamo, sia per ragioni di conformità alle vigenti leggi, la coltivazione si riferisce esclusivamente alla cannabis sativa sativa, con semi a norma certificati CEE.
La caratteristica principale e fondamentale di questa pianta è che essa non necessita, nel suo ciclo di coltivazione, di alcun additivo chimico, né diserbanti, né antiparassitari, né fertilizzanti. Non è minacciata da erbe infestanti perché il suo ciclo rapidissimo di crescita soffoca qualsiasi infestante. Non vi sono comuni parassiti che la danneggino e fertilizza essa stessa il terreno su cui viene coltivata, bonificandolo, peraltro, da eventuali sostanze inquinanti.
Coltura intrinsecamente biologica, quindi, ed altamente ecocompatibile.
L'industria di trasformazione della canapa in Italia è in forte svantaggio di sviluppo rispetto agli altri paesi europei, ma è da presumersi che, data la crescente richiesta del mercato, non tarderà ad avere una forte ripresa.
Tra le potenziali destinazioni commerciali della fibra di canapa sativa quella tessile dà le maggiori garanzie di offrire un impulso decisivo per la rinascita di questa coltura. Fibra fine per la produzione di tessuti da abbigliamento o per la casa e fibra forte per la produzione di cordami, vele, e altri materiali particolarmente resistenti. Ma le possibilità commerciali sono molteplici e in continuo divenire: la produzione di pasta di cellulosa, materiali per la bioedilizia, bio-plastiche, pannelli, sono in forte espansione, date le caratteristiche peculiari di questa pianta, che garantisce una robustezza senza pari in nessun altro tipo di fibra naturale o sintetica, e con le sopramenzionate caratteristiche di assoluta biocompatibilità.
Vanno inoltre ricordati alcuni altri aspetti importantissimi. Dalle infiorescenze si ottengono oli ed essenze per balsami e cosmetici. Dai semi si estrae uno degli oli più pregiati esistenti in natura, sia dal punto di vista alimentare, sia da quello terapeutico. Con la fermentazione degli scarti della lavorazione della canapa si può ottenere combustibile altamente ecologico. Con la triturazione degli stessi scarti si può ottenere fertilizzante per qualsiasi altra coltura.
La versatilità di questa pianta non ha praticamente limiti. Infiniti sono gli usi che se ne possono fare.
Nel nostro progetto di coltivazione e lavorazione di canapa sativa possiamo individuare, almeno inizialmente alcune fasi:
Preparazione del terreno e semina;
Potatura delle infiorescenze per la produzione di essenze ed oli essenziali;
Raccolta dei semi per la produzione di olio, farina e altri alimenti;
Raccolto e imballaggio delle piante a fine ciclo di maturazione per la vendita ad industrie di trasformazione e produzione di fibra.
In prospettiva, una volta avviata la produzione e reperendo i mezzi economici necessari per l'acquisto di alcuni macchinari e mezzi meccanici si può pensare nel medio termine ad una seconda fase di pre-lavorazione industriale, attraverso:
Decorticazione degli steli e/o macerazione.
A lungo termine è anche possibile pensare di avviare qualche attività di tipo artigianale di filatura e tessitura.
Alcune lavorazioni di tipo artigianale sono invece immediatamente possibili: oggettistica, addobbi e decorazioni, gadgets e souvenir, e qualsiasi tipo di creazione artistica la fantasia consenta di escogitare.
C.2 Produzione e conservazione prodotti biologici
La caratteristica del lavoro artigianale è quella di produrre dei “pezzi unici”, perché il lavoro manuale porta sempre all’oggetto qualcosa di chi lo produce. Ed è spesso considerato un’arte perché richiede una totale dedizione. Infatti spesso l’artigianato e l’arte si confondono; ciò che li contraddistingue è l’utilità della produzione. L’artigianato produce “utensili”, oltre a beni di prima necessità, come indumenti o mobili.
Anche il lavoro artigianale all’interno del villaggio avrà lo stretto legame con la terra e con la ricchezza dei materiali che vi si trovano; accanto alla grande parte di produzione e conservazione del cibo c’è la creazione di oggetti a partire da materiali naturali non sofisticati, quali legno, tessuti, creta, …
La lavorazione artigianale dei materiali naturali permette di ritrovare i ritmi dei gesti in un’ottica creativa e di seguire interamente il percorso produttivo dalla ricerca e lavorazione della materia prima sino alla progettazione e confezione del prodotto finale; nel totale rispetto del pianeta.
La valorizzazione del lavoro manuale, dei beni della natura, e del gusto personale fa del lavoro artigianale la fucina della creatività, dove ciascuno può scegliere i propri ritmi di produzione, che cosa desidera produrre e con quali tecniche. Questo permette di trovare un senso nel lavoro, che è qualitativo e artistico ma anche utile alla collettività. Il lavoro manuale riporta inoltre a una dimensione naturale l’agire dell’uomo nel mondo e ha una grande valenza pedagogica e formativa.
Le botteghe artigianali faranno la lavorazione dei materiali naturali per la produzione dei beni necessari al villaggio:
MOBILI IN LEGNO, GIUNCO, BAMBU’, FERRO - VETTOVAGLIE IN LEGNO, PIETRA, CRETA, RAME - TESSUTI IN CANAPA, LANA, COTONE; FELTRO
ABBIGLIAMENTO E BIANCHERIA PER LA CASA - STRUMENTI MUSICALI
PRODOTTI PER L’IGIENE E LA CURA DEL CORPO - PRODOTTI PER LA SALUTE
GIOCATTOLI – CANDELE – BORSE - LIBRI E QUADERNI – LAVORAZIONE DEL CUOIO – CARTAPESTA - PRODUZIONI ARTISTICHE.
C.4 Agriturismo, bed & breakfast, rifugio, ostello, escursioni
La portata culturale d’una comunità che sceglie la sostenibilità, diventa necessariamente un crogiuolo di nuove visioni del mondo, atte a garantire il futuro a chi verrà dopo di noi. In quest’ottica riteniamo doveroso promuovere l’apertura all’esterno della comunità per dimostrare che si può vivere senza inquinare, educando alla pacifica convivenza, alla crescita individuale e collettiva, a nuovi paradigmi che l’evoluzione ci offre.
Sarà dunque fondamentale per il villaggio attivarsi nel realizzare un calendario di eventi tematici e divulgativi (seminari, stage, incontri) nonché una serie di eventi creativi di arti e mestieri, in ogni loro forma espressiva, anche collaborando con altre entità.
Verrà dunque redatto annualmente un programma in cui si contemplino eventi relativi alla formazione e divulgazione di:
Permacultura, agricoltura sinergica
Medicina olistica naturale
Guarigione della terra, energie rinnovabili, bioarchitettura, scienza di frontiera
Pedagogia ed educazione permanente nel III millennio
Discipline del risveglio interiore
Reading di poesia, stage di pittura, scultura, teatro, danza ecc.
Feste stagionali, raduni di villaggi, cerchi di meditazione
Tale programmazione verrà curata dai rispettivi referenti di concerto con le strutture di accoglienza e ristoro della comunità.
La dimensione economica del settore culturale, formativo ed artistico si avvarrà anche del sostegno della Casa Editrice e di coloro che si occuperanno di divulgare in Internet, attraverso il sito e le newsletter, le iniziative.
Come per ogni altro settore produttivo, anche i proventi di tali attività culturali andranno a beneficio dell’intera comunità e in parte reinvestiti nella programmazione degli anni successivi.
C.6 Attività editoriali e multimediali
L’opera di informazione e sensibilizzazione sui temi della difesa dell’ambiente, dell’ecologia, del bioregionalismo, della permacultura, della medicina olistica e quant’altro, sarà uno dei punti di forza dell’eco-villaggio.
Dal
punto di vista informatico si può pensare ed impostare fin da
subito un SITO INTERNET che funga da portale italiano per
l’accesso alle tematiche legate al concetto di eco-villaggio,
con un occhio di riguardo anche al panorama internazionale, e che si
vada ad affiancare ai vari siti e portali veri e propri del biologico
già operanti. Un contenitore, peraltro finora inesistente, che
instradi velocemente il visitatore sulle diverse strade percorse e
percorribili per la salvaguardia dell’ambiente e della vita, e
alla vastissima gamma di tematiche ed argomentazioni ad esse
legate.
Una sezione del sito sarà naturalmente dedicata
alla nostra esperienza, fornendo informazioni aggiornate e
dettagliate su di essa, in modo chiaro, accessibile e trasparente
.Naturalmente
ad esso sarà annessa una MAILING LIST, che fungerà
da forum permanente di discussione su questi concetti ed
esperienze, e che unirà i principi ispiratori degli
eco-villaggi con le tematiche proposte dall’Osservatorio Etico
Ambientale, producendo altresì in tal modo nuove visioni,
ispirazioni e sperimentazioni, ed arricchendo il livello della
discussione con i contributi che singoli o gruppi vorranno
apportare.
Riteniamo altresì opportuno, qualora le forze e
le competenze ce lo permettessero, affiancare a questo sito una RADIO
ON-LINE che informi e allieti gli ascoltatori sulle tematiche
affrontate all’interno del sito stesso, e questo in
considerazione della effettiva mancanza nel panorama sia italiano sia
internazionale di una radio di tal fatta.
Per quanto riguarda
invece l’attività editoriale su carta, si nota sul
panorama nazionale una mancanza di un bollettino efficace ed
esaustivo delle esperienze della rete degli eco-villaggi, e più
in generale della pratica della permacultura.
Nel nostro progetto
editoriale riveste dunque un ruolo fondamentale la pubblicazione di
una RIVISTA che abbia l’ambizione di arrivare a parlare
alla gente comune, che vive non solo in campagna ma anche e
soprattutto in contesti urbani, dell’esperienza
dell’eco-villaggio, dell’agricoltura biologica e
sinergica, di un rapporto con la terra più significativo e
pregnante, e che riproponga con forza delle strategie percorribili e
concrete per avvicinarsi alla “cultura” della terra.
La
catena distributiva potrebbe partire inizialmente dalla fitta rete di
associazioni che si occupano di ambiente e salvaguardia del pianeta,
dai numerosi punti vendita del biologico ormai presenti in modo
cospicuo anche in ambito metropolitano, da ristoranti vegetariani e
macrobiotici, ecc. e da singoli simpatizzanti che si propongono come
sostenitori e/o diffusori.
La testata potrà essere editata
inizialmente come supplemento a qualche rivista già esistente,
disponibile e a noi affine (ce ne sono molte), per poi autonomizzarsi
dotandosi di mezzi propri di distribuzione e diffusione.
Nel
nostro progetto la rivista sarà il primo passo verso la
costituzione di una CASA EDITRICE che immaginiamo veicolo di
propagazione delle opere culturali e letterarie che componenti del
gruppo o esterni a noi affini vorranno far conoscere: poesie,
documenti, narrazioni e quant’altro.
Al crocevia tra Casa
Editrice e Sito Internet si inscrive, infine, il progetto di
pubblicare dei CD-ROM nei quali confluirebbe tutto il
materiale delle nostre ricerche nei vari ambiti del sapere, sia
pratico sia teorico, che porteremo avanti quotidianamente vivendo
nell’eco-villaggio.
D.1 Formazione all’ecologia globale e collaborazione con la Natura
Riteniamo
sia in sintonia con la creazione di un nuovo villaggio di
permacultura, l’intento di creare una rete di “biotopi”
che espandano energia di pace e mostrino nella pratica la capacità
di immaginare la pace e trasformare i vecchi modelli mentali, che
provocano violenza. Occorrono luoghi di liberazione della creatività
e di generazione della fiducia.
La guarigione, intesa come
ricerca di sintonia con l’universo, può trovare in
piccole comunità alimento all’energia di trasformazione
degli squilibri derivanti dal distacco della nostra cultura dalla
natura originaria dell’essere.
Intendiamo oggi il concetto
di formazione come crescita personale verso il ricongiungimento della
nostra ritrovata integrità con il corpo della “cosmoterra”
che ci ospita. LA TERRA SIAMO NOI.
Il programma di formazione
che proponiamo di inserire nel progetto di ecovillaggio si ispira
alla esperienza già in atto da alcuni anni presso un
ecovillaggio internazionale in Portogallo - il Biotopo Tamera -, con
il quale è auspicabile un futuro collegamento.
L’orientamento
generale del programma formativo è finalizzato alla educazione
alla pace (per “creare energia globale di pace”);
i
suoi contenuti si basano sul principio e su diversi metodi di
collaborazione con la natura (permacultura).
Indicativamente, il
programma prevede di affrontare, elaborare e sperimentare i seguenti
temi:
generazione della fiducia nel rapporto tra le persone,
introduzione
di profondi processi di guarigione spirituale e
fisica,
collaborazione con piante, animali
e tutti gli esseri della natura (visibili e invisibili),
creazione
di comunità del futuro capaci di sopravvivenza e
autosussistenza,
reinserimento della vita
umana nei sistemi universali della Terra e del Cosmo,
la struttura olografica dell’universo
guarigione della sessualità e sua liberazione da tutte le paure e le oppressioni
interruzione della catena mondiale di paura e violenza attraverso la creazione di una concreta informazione di pace
lavoro di collegamento globale in rete
teoria applicata dei biotopi di guarigione
apprendimento innovativo delle lingue, teorico e pratico (è possibile predisporre il programma a livello plurilinguistico).
Uno
dei metodi da utilizzare sarà la scrittura collettiva dei
programmi stessi: a questo scopo può essere fin da ora
utilizzato uno strumento divulgativo che stiamo creando come
Associazione di Lettura Viandante. Si tratta di una autopubblicazione
che può servire a far conoscere le finalità e i
contenuti culturali del gruppo promotore dell’ecovillaggio e di
tutti i soggetti individui o gruppi che con esso
collaboreranno al programma formativo e a promuoverne
l’attività.
Oltre alle figure presenti nel gruppo
promotore del villaggio, sono disponibili o coinvolgibili formatori
potenziali che potranno essere segnalati al momento opportuno.
Formiamo, ma….. siamo formati?
Quindi!
Luogo prima/o di formazione per le persone dell’Ecovillaggio che siano/diventino cellula espansiva, contagiante agli altri del sapere.
Luogo di consultazione di conoscenze e di saperi.
Luogo di raccolta di esperienze individuali nel contatto/uso di medicine N.A.T.C. (Naturali, Alternative, Tradizionali, Complementari)
Luogo di conoscenza-valutazione-uso delle piante officinali locali e loro raccolta-lavorazione-utilizzo.
Luogo di sperimentazione diretta delle conoscenze ed esperienze delle persone dell’Ecovillaggio.
Luogo di espansione alle persone transitanti/passanti e/o temporanee.
La medicina olistica, studia l’uomo secondo vari aspetti. O meglio, considerando i suoi quattro corpi principali: il fisico, l’emozionale il mentale e lo spirituale.
L’equilibrio e quindi la salute dell’uomo, sta nell’equilibrio e nella salute di questi quattro corpi, che sono connessi fra loro come le quattro zampe di un cavallo.
Le malattie vengono generalmente diagnosticate quando sono al livello del corpo fisico, mentre spesso provengono da altri livelli: il corpo emozionale, mentale o spirituale.
Il corpo mentale genera o attira a sé pensieri “negativi”, provocando di conseguenza una serie di emozioni, che nella nostra società, non siamo abituati a rielaborare e molte volte. rimangono bloccate nel corpo emozionale, contribuendo così per la legge di attrazione del simile a rafforzare i pensieri negativi che le originano
A seconda delle condizioni di disagio della persona questi meccanismi possono provocare disturbi più o meno gravi fino a vere e proprie malattie.
Partendo da questa visione, la medicina olistica utilizza diverse tecniche naturali e dolci per ottenere il riequilibrio della persona.
Dopo secoli in cui il malato è stato considerato la vittima di un virus o di un batterio, questa nuova visione della medicina, oltre a porre il malato al centro, lo coscientizza della propria corresponsabilità alla malattia.
Ovvero gli restituisce il potere, che gli è stato tolto dalla medicina tradizionale e lo rende medico di se stesso, attraverso un percorso di ricerca delle cause interne.
Contemporaneamente prevede a più livelli aiuti e sostegno in favore del riequilibrio psico-fisico del paziente, intervenendo con ciò che da sempre la natura, nonché gli studi antichi ci forniscono.
Erbe, olii essenziali, rimedi dell’antica medicina ayurveda e della medicina cinese, terapie di riequilibrio bioenergetico, stages di sblocco emozionale, psicoterapie di gruppo, apprendimento di discipline esoteriche per il controllo di mente, corpo e spirito, questi sono solo alcuni dei tanti rimedi offerti dalla medicina olistica.
All’interno dell’ecovillaggio si vorrà creare un centro che si occuperà di benessere e salute in termini generali, attraverso momenti formativi, attraverso la diffusione di materiali informativi, attraverso visite con specialisti del settore, colloqui individuali e quanto altro sia utile per educare e promuovere la salute e concorrere al riequilibrio e al benessere degli abitanti del villaggio e degli esterni che vorranno beneficiare dei servizi offerti.
Essendo la salute, un bene primario dell’uomo, un apposita commissione valuterà eventuali situazioni di disagio economico e interverrà a sostegno di quelle persone esterne, che pur desiderando accedere ai servizi, non possiedono le capacità economiche per la cura.
D.3 Educazione ambientale e pedagogia
L’educazione e la formazione permanente della coscienza ecologica del singolo e della comunità, sono il fulcro dell’ecovillaggio. Ogni singolo individuo che vi abita è invitato ad effettuare una scelta quotidiana dei suoi comportamenti, che determinano la sostenibilità e la continuità del villaggio stesso; questo mettersi in gioco di ciascun componente permette al complesso di divenire un vero e proprio laboratorio sperimentale di educazione ambientale (includendo la valutazione di comportamenti e scelte quotidiane nei confronti dell’ambiente, compatibili con un futuro vivibile). La struttura di eco-villaggio si fonda sul principio di comunità e la struttura di una comunità muove i suoi ritmi nel rispetto degli spazi dedicati ai bambini.
L'edificazione di una scuola diviene pertanto punto di partenza e di arrivo per qualsiasi comunità che intenda garantire la crescita sana ai propri figli e quindi al futuro stesso.
Nel Villaggio di luce i bambini cresceranno in un contesto educativo allargato all'intera comunità, laddove ogni adulto diventa ed è un educatore, con il suo stesso esempio di vita. Ovviamente sarà ben chiaro il ruolo dei maestri, i quali lavoreranno fianco a fianco con i genitori ed in piena autonomia per gli spazi didattici che gli competono.
Fondare una scuola significa anche aprire un varco su quanto stanno portando i bambini del tremila, pur facendo tesoro di quei dettami pedagogici che, ad esempio Rudolf Steiner ha lasciato, tracciando delle linee guida sull'educazione delle tre sfere del Pensare, Sentire e Volere.
L'inserimento della scuola in una realtà comunitaria farà sì che la continuità didattica diventi il perno di un'educazione permanente, rendendo armonica la visione del mondo del bambino.
Nel villaggio la realtà degli adulti appare al bambino qualcosa di veramente coerente e fa sfociare in lui il rispetto profondo per qualsiasi educatore, sia esso il maestro o l'agricoltore o l'artista e il genitore.
Su questi presupposti si riuscirà dunque ad elaborare con serenità una pedagogia legata alle qualità fisiche, animiche e spirituali dei bambini di questo nuovo millennio.
La didattica e l'antropologia che si svilupperanno in seno ad una scuola inserita nel villaggio, saranno ispirate dalle stesse manifestazioni di questi bimbi perfettamente armonizzati con l'ambiente e con la comunità.
Non vogliamo qui esporre un trattato di pedagogia, considerando fra l'altro che si tratta di una scienza in divenire che potrà svilupparsi appieno solo in seno all'insediamento. Possiamo però dire che è nostro intento fornire dei nuovi strumenti didattici creando nuove fiabe, inventando nuovi giocattoli e strumenti cognitivi legati all'osservazione diretta e costante dei cicli della Natura, fornendo nuovi giochi che possano sviluppare anche l'intuizione ed una sensibilità alla vita completamente rinnovata. E’ ovvio che tutta l’educazione scolastica sarà imperniata sull’apprendimento attivo: si impara facendo, sperimentando, sbagliando. Si impara con il cuore, le mani, i sensi, tutto il corpo, non solo con il cervello.
Il villaggio si propone inoltre di offrire servizi alle scuole esterne, nella stessa ottica pedagogica: l’organizzazione e la gestione di soggiorni, campi estivi e progetti mirati a lungo termine, sulla linea di esperienza delle fattorie didattiche, ma con l’ampiezza che può offrire la struttura del villaggio.
Le fattorie didattiche del genere RISEA (Rete Italiana Scuole di Ecologia all’ Aperto), pongono le loro radici sull’importanza di fare scuole a stretto contatto con la natura e i suoi cicli con attività all’aperto, che educano a salvaguardare la Terra; le attività didattiche proponibili alle scuole sono:
L’orto biologico sinergico
L’orto botanico
I cicli di produzione degli alimenti
Il pane
Il compostaggio dei residui organici
La cura degli animali d’allevamento
La lavorazione dei prodotti di derivazione animale
Lo stagno e la fitodepurazione
Il giardino
Il frutteto
I laboratori artigianali
I laboratori artistici
Le energie alternative
La bioarchitettura
A queste attività, legate all’insediamento umano, possono essere aggiunte quelle per la zona boschiva (pulizia del bosco, costruzione di capanne), per i corsi d’acqua, e i percorsi naturalistici nella riserva naturale:
Giochi di orientamento
Osservazione di piante e animali
Osservazione delle stelle, della luna e del sole
Sottolineiamo il valore pedagogico che ha per il bambino seguire il percorso completo di produzione alimentare: dalla semina alla raccolta alla cucina al piatto, per educare il gusto.
In sintesi l’ecovillaggio può essere una “scuola di vita”, un centro di ecologia pratica, cioè una concreta prospettiva per il futuro dei nostri bambini su questo pianeta.
Negli ultimi decenni si è assistito ad un fiorire di comunità in tutto il mondo, a partire dalle grandi città-utopia come Auroville o Poona, ispirate alle intuizioni di grandi maestri, per arrivare a modelli new-age come Findhorn o ai villaggi di educazione alla pace e alla permacultura quali Tamera in Portogallo.
Oggi si stanno moltiplicando anche piccole realtà dove poche famiglie decidono di abbandonare le città e crearsi un modello di vita sostenibile nelle campagne e nelle colline; questo ritorno alla terra ha dato vita alla rete globale degli ecovillaggi (GEN Global Ecovillage Network), che dovunque in Europa sta crescendo e creando un’economia parallela ed alternativa alla civiltà del consumismo sfrenato.
Per decidere di fondare un’ecovillaggio-comunità c’è bisogno di una “visione comune”. La visione è la spinta iniziale, il propulsore di quell’armonia che in fondo tutti noi cerchiamo. Ma arrivare a questo punto comune implica aver già percorso un viaggio interiore che ci vede pronti per una scelta consapevole e responsabile di condivisione delle nostre esperienze e dei nostri talenti.
Aldilà della consapevolezza ecologica che pone gli ecovillaggi quali biotopi di guarigione della Terra, esiste una forte spinta spirituale nella volontà di unire le persone in un cammino di Fiducia ed Umiltà, appianando i contrasti, armonizzando le diversità, senza fanatismi o ideologie.
Uno degli strumenti pratici per attuare una convivenza pacifica ed edificante è la pratica del Cerchio.
Sperimentare il Cerchio significa superare gli egoismi, i personalismi, le competizioni. Le antiche tribù che hanno elaborato questa modalità di comunicazione e di governo, ci hanno lasciato un validissimo modello di democrazia diretta, nonché di profonda analisi, di reciproca conoscenza, di rispetto e tolleranza, di autodisciplina, e di certo conoscevano il flusso delle energie sottili che ognuno muove non solo attraverso la parola.
Il Cerchio diviene quindi momento di aggregazione e di governo della comunità ma può divenire anche momento di meditazione collettiva. Vivere la condivisione anche in questa dimensione spirituale non significa perdersi in rituali esoterici o magici, quanto coltivare lo spirito ed il cuore, onestà, lealtà, altruismo, solidarietà, sincerità, devozione, amore, compassione, amicizia, gioia, bellezza, semplicità, vivere se stessi e la propria parte migliore.
La comunanza nella vita di tutti i giorni, col cibo, le risorse, il lavoro, diviene anche comunione di menti e cuori che operano per la Pace, con se stessi e tutti gli altri esseri viventi, uomini e donne, vecchi e bambini, animali di ogni specie, piante ed elementi di natura, cosmo ed infinito.
Da un punto di vista più pratico la vita nel nostro villaggio rispetterà gli spazi intimi e privati di ognuno. Le abitazioni, a seconda delle esigenze, saranno quindi private o comuni, nel rispetto della libertà di scelta di ogni singolo e di ogni famiglia.
Sarà però essenziale la creazione di ampie strutture dove poter cooperare per il funzionamento ottimale della comunità.
Fondamentale l’edificazione del Community Center, la Grande Casa, dove svolgere tutte le attività collettive (ristoro, laboratori, auditorium, biblioteca, ecc.). Un’altra struttura sarà interamente dedicata ai bambini, con funzioni di scuola, teatro, palestra, parco giochi, laboratori.
Secondo una definizione del GEN Europe (www.gaia.org), comunità significa:
Essere consapevoli degli altri e relazionarsi ad essi
Condividere risorse comuni e provvedere al mutuo aiuto
Sostenere la pratica della medicina preventiva ed olistica
Procurare un lavoro espressivo e gratificante ed un sostentamento a tutti i membri
Integrare gruppi emarginati
Promuovere processi di educazione permanente
Incoraggiare l’unità attraverso il rispetto delle differenze
Favorire l’espressione culturale
Ed è con questi propositi che si muove la nostra visione comune di utopia-concreta.
Nella realtà opereremo attraverso un’associazione onlus per l’acquisizione del sito e la costruzione del villaggio e le nostre attività produttive priviligeranno lo strumento della cooperazione.
D.5 Centro di Ricerca e Sperimentazione della Gioia e dell’Armonia
D.6 Interscambio rete globale eco-villaggi